Volontariato ambientale in Indonesia: come aiutare l’ambiente e gli animali 

Un articolo di Keep the Planet utile per chi vuole fare un volontariato ambientale in Indonesia. Un paese che ha bisogno di educazione ambientale e lavoro per garantire la salvaguardia della biodiversità.

Nata meno di mezzo secolo fa quando è giunto al termine il sanguinoso dominio olandese, l’Indonesia è una nazione del sud-est asiatico piuttosto giovane che comprende circa 17.000 isole, situate tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico.

Si tratta dell’arcipelago più grande del pianeta.

Un vero e proprio paradiso terrestre che ospita una flora e una fauna unica al mondo, orango tango, elefanti, tigri, scimmie, che vengono minacciate dalla crescita demografica mondiale e dallo sviluppo industriale senza controllo.

Oltre ai cambiamenti climatici, all’innalzamento degli oceani, all’aumento della temperatura superficiale dei mari, l’Indonesia deve vedersela con il problema della deforestazione massiccia per favorire l’industria dell’olio di palma, uno dei grassi vegetali più utilizzati al mondo. Una vera e propria piaga per la ricca biodiversità del Paese.

L’elevata domanda proveniente dal mercato ha portato in pochi decenni alla creazione di enormi piantagioni, ricavate disboscando ampie porzioni di territorio, che hanno reso l’Indonesia il più grande produttore al mondo di olio di palma.

L’olio di palma è diventato così una risorsa imprescindibile per l’economia indonesiana, costituendo il 3 per cento circa del prodotto interno lordo.

Secondo un report del ministero dell’Ambiente indonesiano, il Paese ha perso un patrimonio naturale di 24 milioni di ettari di foresta tropicale nell’arco di 25 anni, tra il 1990 e il 2015.

Quindi a giocare un ruolo molto importante per la salvaguardia di questi ecosistemi sono le alternative di sviluppo come l’ecoturismo, ossia un turismo sostenibile che permetta di aiutare a difendere le foreste, visitando in prima persona i luoghi e finanziando direttamente le associazioni ambientaliste impegnate alla conservazione.

Una conservazione difficilmente realizzabile senza un briciolo di educazione ambientale: istruire le popolazioni locali riguardo l’importanza dell’ambiente e la possibilità di nuove vie di sviluppo sostenibile rappresenta il primo passo da fare verso la salvaguardia degli ecosistemi.

Volontariato in Borneo

volontariato ambientale in indonesiaForeste impenetrabili, vette di oltre 4mila metri, specie animali di ogni genere e atolli immersi in un mare cristallino rendono senza alcun dubbio il Borneo una delle regioni più affascinanti dell’intero sud est asiatico. Oltre ad essere la terza isola più grande al mondo, il Borneo è uno dei polmoni verdi più importanti del pianeta. Le sue foreste, tutt’ora poco esplorate, si estendono per quasi 250.000 chilometri quadrati e custodiscono un vero e proprio tesoro in quanto a biodiversità: negli ultimi 15 anni infatti sono più di 400 le specie sconosciute alla scienza che sono state scoperte in questa area.

Non sorprende quindi l’importanza di queste foreste per le 15 milioni di persone che abitano l’isola: dalle risorse di prima necessità come l’acqua fino alle piante utilizzate a scopo medico ed alimentare, al pesce, alla carne e ai materiali da costruzione.

Come accade anche in altri luoghi, gli ecosistemi di questa regione vengono seriamente minacciati dalle attività dell’uomo come lo sfruttamento senza limiti di legname, la produzione di carta e di gomma, l’estrazione mineraria e le piantagioni di palme da olio, che stanno sostituendo progressivamente le foreste.

Le minacce costituite dallo sfruttamento di legname e dal disboscamento vengono alimentate anche dal crescente commercio illegale di specie selvatiche.

Fra queste l’orangotango, la scimmia nasica, il gatto dorato del Borneo.

Le specie che vivono nelle foreste sono costrette a sopravvivere in aree sempre più piccole e spesso sono costrette a spostarsi, in cerca di cibo, nelle aree agricole dove vengono uccise perché danneggiano i raccolti, fuori dalla foresta sono inoltre facile preda dei bracconieri.

È per questo che numerose associazioni di volontariato, grandi e piccole, operano sul territorio per salvaguardare le foreste e i suoi abitanti, in particolare gli orangotango, una delle specie più in pericolo.

Le associazioni si occupano della cura e del reinserimento degli animali selvatici, di azioni che favoriscano la riforestazione e di educazione ambientale e sviluppo di attività economiche ecosostenibili e di ecoturismo, sono associazioni senza fine di lucro e si sostengono attraverso le donazioni e a volte attraverso l’eco-turismo.

Si può diventare volontari in Borneo contattando direttamente le associazioni che operano sull’isola e che si occupano a vario titolo della salvaguardia dell’ambiente e delle specie animali, alcuni progetti richiedono competenze specifiche, soprattutto quando si parla di cura, riabilitazione e reinserimento degli animali selvatici nel loro ambiente naturale.

I periodi di volontariato vanno da un minimo di una settimana, ma variano a seconda delle associazioni, così come i costi da sostenere, che sono a carico del volontario e che comprendono le spese per gli spostamenti all’interno delle aree protette, vitto e alloggio per tutto il periodo di permanenza.

Se non si conoscono associazioni o si vuole avere un quadro generale prima di scegliere a quale progetto aderire si può accedere ai portali di volontariato ambientale per conoscere tutte le missioni attive e scegliere un’associazione, come la nostra ONG ambientalista Keep the Planet.

Volontariato a Sumatra

Con una superficie di circa 470.000 chilometri quadrati, Sumatra è la terza isola più grande dell’arcipelago Indonesiano dopo Nuova Guinea e Borneo e la sesta isola più estesa del mondo.

In passato si trattava di una isola ricoperta interamente da foreste, tuttavia negli ultimi decenni la deforestazione, finanziata economicamente dalle multinazionali della carta e dell’olio di palma, ha cambiato i connotati della regione.

Tra il 1985 e il 2008, gli ettari di foreste tropicali distrutti sono stati 12,5 milioni, con gravi conseguenze per molte specie animali endemiche come l’orangotango, il rinoceronte e la tigre di Sumatra.

Infatti proprio la deforestazione selvaggia sta sottraendo a questo predatore il terreno dove poter cacciare, partorire ed allevare le nuove generazioni.

Se negli anni Settanta gli esemplari stimati ammontavano almeno a 1000 tigri, negli anni Novanta la popolazione era stata già dimezzata, mentre oggi le tigri di Sumatra rimaste non superano i 400 esemplari.

Nonostante le politiche di salvaguardia messe in campo dall’Indonesia contro il bracconaggio, il fenomeno della deforestazione, sembra che la situazione non sia destinata a migliorare.

La veloce e inarrestabile distruzione delle ultime foreste di Sumatra, per creare sterili piantagioni di olio di palma o di acacia per la produzione della polpa per la carta, rappresentano la minaccia numero uno per la tigre. Questo è uno dei più gravi problemi che la comunità scientifica ed il mondo ambientalista sono impegnati a combattere ogni giorno.

Per coloro che amano il mondo animale c’è la possibilità di diventare volontari sull’isola di Sumatra aderendo all’Elephant project promosso assieme alla fondazione DEJAVATO.

Il progetto di volontariato si svolge a Lampung, provincia indonesiana situata a sud di Sumatra.

Come è possibile intuire dal nome, i volontari avranno a che fare con gli elefanti e saranno chiamati a coadiuvare il lavoro quotidiano dei “mahout”, ossia colui che si prende cura di un elefante, assistendolo in vari compiti: l’alimentazione, il bagno e i controlli sanitari che questi animali devono effettuare.

Durante il tempo libero concesso, verrà offerta la possibilità di cimentarsi in escursioni per esplorare la foresta e per osservare altri animali selvatici. Ovviamente sempre sotto la supervisione di un mahout.

Volontariato a Bali

Suggestivi templi a strapiombo sul mare, una foresta pluviale incontaminata, le danze in costume tradizionale delle donne. Questa è Bali, soprannominata “Isola degli Dei”, dove è possibile immergersi in tanti mondi diversi concentrati nel raggio di pochi chilometri: dai profondi fondali marini fino alle vette più alte dei vulcani, passando per sterminate risaie, laghi di montagna e per una flora che offre orchidee e altri fiori rari.

La bellezza di Bali e i suoi ecosistemi sono seriamente minacciati dalla massiccia affluenza di turisti (circa 10 milioni) che ogni anno raggiungono l’isola tra le più affascinanti dell’Indonesia, aggravando ancor di più le criticità ambientali già presenti come la carenza di acqua, l’inquinamento atmosferico e il consumo di plastica che poi fa fatica ad essere smaltita.

Come se ciò non bastasse a rendere ancora più preoccupante il quadro, c’è un progetto, il “Tirta Wahana Bali International”, che minaccia seriamente l’ecosistema della Benoa Bay, tra le spiagge più belle di Bali: secondo questo progetto il 75% delle paludi in cui prosperano le mangrovie andrebbe bonificato per far spazio ad isole artificiali che accolgano in futuro resort di lusso, casinò, un parco divertimenti e un circuito automobilistico. Un giro di affari del valore complessivo di tre miliardi di dollari.

Una minaccia che ha attivato molti giovani riunitisi in movimenti di protesta con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della salvaguardia dell’ecosistema dell’isola e di Benoa Bay.

Non solo il faraonico progetto di Benoa Bay, ma come accade in tutta l’Indonesia, anche l’isola di Bali deve vedersela poi con il problema dello smaltimento dei rifiuti e l’invasione della plastica. Le tonnellate di rifiuti prodotti ogni giorno non vengono smaltiti, così gli scarti vengono incendiati e buttati poi in mare devastando quest’isola con la plastica che, trascinata dalla corrente, raggiunge le coste.

Presso il Wildlife Rescue Centre di Bali è possibile fare un’esperienza di volontariato prendendosi cura degli animali del centro. Si tratta di uno dei pochi centri in tutta l’Indonesia che si prende cura, riabilita e rilascia specie che sono a rischio estinzione, vittime dell’attività di bracconaggio o del commercio illegale. Tra queste ci sono gibboni, macachi, aquile, cacatua e pavoni. Sarà compito dei volontari durante il loro soggiorno nel centro dare da mangiare a queste specie e provvedere alla pulizia dei loro recinti. Il soggiorno può durare un periodo minimo di una settimana fino ad un massimo di tre.

Volontariato a Giava

Le coste dell’isola di Giava sono minacciate dai cambiamenti climatici e dalla progressiva erosione delle coste, quest’ultima causata dall’eccessivo disboscamento delle mangrovie che in passato crescevano rigogliose sull’intera linea costiera.

Non è un caso che dal momento che queste aree di mangrovie sono scomparse, molte specie di pesci, gamberi e molluschi sono diventate difficilmente reperibili, costringendo i pescatori del luogo a dover prendere il largo e a lavorare molto più duramente per potersi guadagnare da vivere.

Quindi il progetto di volontariato internazionale promosso da GREAT, assieme all’Associazione di Promozione Sociale Joint, intende salvaguardare i villaggi e le aree costiere dell’isola di Giava, grazie ad un rapporto sinergia creato con cooperative di pescatori e contadini che traggono il loro sostentamento dalla ricchezza delle coste dell’isola. Il progetto, attivo dall’agosto del 2016, può essere intrapreso a partire dall’inizio di ogni mese.

I volontari saranno coinvolti in una serie di iniziative, come aiutare a contribuire al rimboschimento delle mangrovie lungo i litorali dell’isola di Giava, organizzare attività volte alla promozione dell’educazione ambientale negli istituti scolastici e nelle università locali, sensibilizzare le comunità locali riguardo il tema dell’ambiente attraverso apposite campagne, pianificare e sostenere la creazione di campi per le piantagioni di mangrovie e per la consapevolezza del loro impatto ambientale.

Un altro progetto promosso sempre da GREAT in sinergia con l’associazione Joint, è incentrato sulla salvaguardia dell’ambiente delle aree interne dell’isola di Giava.

Villaggi come quello di Batuloceng sono stati minati da un’opera di disboscamento senza precedenti: per questa ragione, le popolazioni locali hanno iniziato una serie di iniziate per il rimboschimento e la protezione dell’ecosistema. Sempre in questa direzione, il progetto intende anche accrescere la consapevolezza di queste comunità riguardo lo sviluppo e le enormi potenzialità dell’agricoltura sostenibile.

I volontari che decidono di vivere questa esperienza dovranno supportare la comunità locali nell’attività di salvaguardia dell’ambiente in cui vivono e della loro cultura, rendere tutti più consapevoli riguardo i benefici che le buone pratiche hanno sull’ambiente, insegnare la lingua inglese e le strategie di marketing ai contadini locali in modo che possano accrescere le loro fattorie.

Per partecipare ad entrambi questi progetti bisogna essere prima iscritti all’Associazione Joint e pagare una quota di iscrizione annuale e di partecipazione per ogni mese di permanenza che comprenderà le spese progettuali, vitto e alloggio.

Le modalità per candidarsi a questi progetti di volontariato internazionale in Indonesia sono semplici: è sufficiente compilare il form sul sito, allegando il proprio CV e specificando il codice del progetto ed il periodo che si è disponibili a partire.

Volontariato ambientale in Indonesia: conclusioni

Partire come volontari può rappresentare un’occasione unica sia per scoprire luoghi inesplorati ed affascinanti destinati a rimanere impressi nei ricordi sia per un percorso di crescita personale.

Infatti intraprendere un viaggio responsabile, volto alla salvaguardia del pianeta, consente di fare esperienze uniche che difficilmente avremo modo di ripetere.

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