E’ possibile superare il sistema degli allevamenti intensivi di animali?

Ciao a tutti ragazzi io sono Alessandro Nicoletti, biologo marino e fondatore dell’associazione ecologista Keep the Planet.

E oggi vi volevo parlare di uno dei problemi ambientali più scottanti che dobbiamo affrontare, gli allevamenti intensivi e i loro effetti sull’ambiente.

Affrontare questo argomento è infatti di vitale importanza se vogliamo affrontare il tema dell’alimentazione sostenibile.

Puoi leggere l’articolo o guarda il video sul canale:

Iniziamo dagli inizi della storia, e cioè dagli anni 50 quando alcuni dei paesi più ricchi misero in atto provvedimenti per la conversione dei mezzi di produzione di massa dell’industria bellica utilizzati durante la seconda guerra mondiale, in tecnologie per la produzione agricola, approvando pacchetti di leggi a sostegno dell’aumento della produzione e dello sfruttamento intensivo delle colture e degli allevamenti.

I primi allevamenti intensivi al mondo nati negli Stati Uniti e in Europa, iniziarono presto a diffondersi e moltiplicarsi sotto il peso dei grandi cambiamenti della società moderna.

Inseguendo un nuovo modello di sviluppo economico capitalistico e la crescita della popolazione umana, gli allevamenti intensivi esplosero in numero e in produzione.

Dal 1967, la produzione globale di pollame è aumentata di circa il 700%. così come quello delle uova, che hanno registrato un aumento del 350%, la carne di maiale (290%), la carne di pecora e di capra (200%), la carne di bovini e bufali (180%) e il latte (180%).

I prodotti zootecnici oggi forniscono il 12,9% delle calorie consumate a livello mondiale – il 20,3% nei paesi sviluppati. Il loro contributo al consumo di proteine è stimato pari al 27,9% a livello mondiale e al 47,8% nei paesi sviluppati.

Un trend in continua crescita e che non ha nessuna intenzione di fermarsi.

La continua crescita degli allevamenti intensivi

La produzione di cibo in tutto il mondo deve aumentare della metà nei prossimi 30 anni per sostenere una popolazione globale che dovrebbe raggiungere i 10 miliardi entro il 2050.

Entro il 2050, quando l’umanità sarà composta da 10 miliardi di persone, le stime della Fao prevedono che il consumo di carne crescerà di circa il 73% entro il 2050, mentre il consumo di prodotti caseari salirà del 58% rispetto ai livelli odierni.

Gran parte dell’incremento della richiesta di prodotti animali verrà soddisfatta dagli allevamenti intensivi, una pratica che da molti scienziati e ricerche è ritenuta ormai insostenibile dal punto di vista ambientale.

E’ ormai chiaro importante sottolineare è che il trend attuale di crescita della domanda di proteine animali deve essere attenuato.

Per soddisfare la crescente domanda di cibo, si devono trovare delle alternative perché deforestare le ultime foreste al mondo per convertirle significa il collasso ecologico.

Gli animali allevati in modo intensivo necessitano di grandi quantità di mangimi che sono prodotti attraverso vastissimi campi coltivati a monocoltura che tolgono spazio vitale agli ecosistemi naturali e che richiedono tonnellate di pesticidi che danneggiano la nostra salute e quella degli insetti impollinatori.

Uno dei danni maggiori è certamente la deforestazione legata agli allevamenti intensivi per la produzione di soia e altre colture utilizzate per alimentare gli animali.

Come superare gli allevamenti intensivi

superare gli allevamenti intensiviKeep the Planet non è un canale che vuole vendere favole o facili soluzioni, il tema è molto complesso perché parliamo di rimettere in discussione totalmente il nostro modello produttivo alimentare.

Il problema ecologico dietro alla produzione di carne a basso costo capace di riempire 365 giorni l’anno gli scaffali dei supermercati è incredibilmente difficile da risolvere.

La domanda con cui ho iniziato il video e cioè se è possibile superare gli allevamenti intensivi implica una completa modificazione dei nostri stili di vita e delle nostre pretese personali.

Ci siamo abituati ad avere tutto e sempre e vogliamo spendere poco, e in maniera ipocrita, non vogliamo nemmeno sapere cosa questo comporti a livello ecologico e per il benessere degli animali.

Quando ragioniamo in termini economici e profitti, tutto diventa sacrificabile, la salute degli animali, la qualità del cibo, le condizioni dei lavoratori e l’impatto ambientale.

Le confezioni di carne super-economiche che troviamo in comode vaschette cosa nascondono?

Come è possibile che da un allevatore locale o dal macellaio paghiamo oltre il doppio del prezzo per lo stesso taglio?

Sono domande legittime e la risposta è facile….gli animali, l’ambiente e la nostra salute.

Pensare di poter allevare animali ammassati uno sopra l’altro, significa non riflettere sulle conseguenze a cui andiamo incontro.

Spazi sovraffollati dove non possono nemmeno muoversi, luce artificiale che altera i normali cicli vitali dell’animale, nessuna possibilità di mettere in atto la propria natura,

Tutto questo ha un prezzo da pagare, inutile illudersi del contrario.

Che fare quindi per contribuire al superamento di queste strutture che di sostenibile non ha nulla?

Sicuramente manifestare e fare scioperi per il clima non ha effetti concreti se poi non agiamo nella nostra sfera personale direttamente.

Per contrastare il nemico, bisogna conoscere le regole del sistema in cui si opera.

Siamo una società basata sul libero mercato, se c’è offerta, significa che c’è domanda.

Se continuiamo a comprare carne a basso costo significa che ci sarà sempre qualcuno disposto a venderla e il ciclo non si interrompe.

Quindi, prima azione, non comprare carne industriale.

In Italia quando si affronta il tema dell’alimentazione si inizia subito l’eterna lotta tra vegani e carnivori.

Come spesso accade, il giusto compromesso valido per tutti si trova al centro delle due differenti visioni.

Piuttosto che trovare le differenze, dobbiamo sugli obiettivi comuni che uniscono l’intera umanità per creare una soluzione globale.

Su una cosa sono certo, a nessuno piace le immagini che arrivano dagli allevamenti industriali.

Per superare questo, dobbiamo smettere di comprare carne a basso costo, ridurre il consumo di carne e rivolgersi esclusivamente ai produttori etici locali.

Ovviamente, per questo tipo di produzione estensivo a chilometro zero, dobbiamo anche abituarci a ritornare al passato dove la carne non era un prodotto quotidiano nella nostra dieta, ma un evento eccezionale.

Sarà l’umanità capace di ridimensionare i propri presunti traguardi e rimodellare la società e i consumi?

La sfida è enorme, e non la risolveremo senza un approccio olistico e rispettoso delle varie fazioni in gioco.

Altra importante soluzione da attuare oggi stesso è l’abolizione degli sprechi alimentari.

Si esatto, abolizione, non riduzione, perché dovrebbe essere dichiarato illegale buttare cibo che per produrlo abbiamo dovuto pagare un prezzo ambientale ormai insostenibile.

Ogni anno, in Italia, ogni persona spreca 146 chili di cibo, a livello mondiale oltre 1/3 della produzione finirà nei rifiuti per un totale di 1 miliardo e mezzo di tonnellate di cibo sprecato.

Prima di tagliare altre foreste, credo che dovremmo ragionare su questi preoccupanti numeri.

Un aiuto forse ci arriverà dalla scienza, molto promettenti sono gli studi sulla carne artificiale, prodotta in laboratorio, dall’aspetto del tutto simile a quello del caro vecchio macinato.

Tu la mangeresti?

Fammelo sapere nei commenti.

L’associazione Keep the Planet si fa portatrice di un messaggio di speranza di dialogo e cambiamento, sono consapevole che non sarà facile ne veloce superare il modello produttivo attuale, ma nel frattempo possiamo iniziare un dialogo costruttivo verso una direzione di riduzione dell’impatto ecologico e della sostenibilità.

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