Come salvare il mare prima che sia troppo tardi

Gli oceani hanno sostenuto la vita di noi umani per millenni, e ora questa sua capacità è a un bivio fondamentale.

Pochi forse sanno che gli oceani contribuiscono direttamente per circa il 2,5% del PIL a livello globale, crea l’1,5% dei posti di lavoro con un giro di affari che supera il trilione e mezzo di dollari nel 2010 e circa il doppio nel 2030.

Gli oceani ci offrono incredibili risorse alimentari, possibilità di generare energia rinnovabile, una fonte di acqua potabile e una struttura capace di mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

Leggi l’articolo o guarda il video:

Un servizio fondamentale in grave pericolo perché molte specie e habitat marini sono stati sfruttati oltre la loro capacità rigenerativa.

La Pesca industriale che per decenni ha ignorato gli avvertimenti della comunità scientifica, sversamenti di eccessive quantità di sostanze inquinanti attraverso i fiumi, la plastica, una delle minacce più discusse, e infine l’acidificazione oceanica provocata dall’anidride carbonica rilasciata dalle attività umane.

Un attacco su più fronti che ha irrimediabilmente compromesso la salute dell’ecosistema marino.

Il conflitto crescente tra una popolazione umana in continua richiesta di risorse da parte degli oceani, e la salute stessa dei mari, un conflitto che al momento vede tutti sconfitti.

Da una parte noi che non possiamo sostenerci senza un mare in salute, e dall’altra la natura stessa che ha le sue regole che vanno rispettate.

Oltre 1/3 degli stock ittici mondiali sono sovrasfruttati, il nostro ritmo incessante di pesca infatti non offre il tempo necessario ai giovani di riprodursi e garantire il ricambio generazionale.

Circa la metà degli habitat marini più vulnerabili sono ormai compromessi, una buona porzione delle coste marine soffre di inquinamento eccessivo che causa eutrofizzazione e mancanza di ossigeno, e molte specie acquatiche sono minacciate di estinzione.

E’ chiaro che se l’umanità vuole continuare a beneficiare degli importanti servizi che da decine di migliaia di anni l’oceano ci offre, dobbiamo agire, e dobbiamo farlo ora.

Il mare è capace di rigenerarsi

salvare il mareLa buona notizia è la grande capacità rigenerativa dei mari, alcuni esempi della straordinaria resilienza dei mari ci arriva dal recupero delle risorse ittiche durante la seconda guerra mondiale, un periodo in cui lo sforzo di pesca si ridusse enormemente

Un esempio ci arriva dall’incredibile recupero delle zone in passato utilizzate per i test atomici.

Altro segnale di speranza ci arriva dal recupero del coral reef delle isole Marshall, in passato utilizzate come sito di test nucleari.

Se l’uomo ferma le sue azioni, il mare ringrazia e si rigenera.

Questi eventi del passato possono essere usati come modello per aiutarci nell’organizzazione di una strategia atta a rigenerare la salute degli oceani.

Le evidenze scientifiche a supporto di questa opportunità ci arriva da un recente studio nominato Rebuilding Marine Life dove vengono indicate chiaramente le azioni da svolgere per ridurre la nostra pressione sugli ecosistemi marini.

Le cause del declino della salute degli oceani

Per avere una chiara panoramica del tema, dobbiamo innanzitutto capire che lo sfruttamento eccessivo degli oceani da parte dell’uomo ha origini anteriori rispetto alla moderna società attuale.

Le principali minacce sulla salute degli oceani è rappresentato da:

  • caccia ai grandi mammiferi marini;
  • pesca degli stock ittici;
  • deforestazione che provoca rilascio di sedimenti;
  • perdita di habitat;
  • immissione di sostanze chimiche, fertilizzanti e plastica;
  • cambiamenti climatici

Molte delle pressioni umane come la pesca e la perdita di habitat ha raggiunto il suo picco intorno agli anni 80.

Esemplare il caso delle caccia commerciale di balene fortunatamente bandita nel 1982, che stava eliminando dalla faccia della terra tutte o quasi le specie di cetacei

Oggi, le pressioni principali sulla salute del mare arrivano dall’immissione in grandi quantità di sostanze chimiche, fertilizzanti, plastica, e dai cambiamenti climatici.

Lo studio menzionato di cui lascio il link in descrizione, ci fa notare anche l’incredibile ripresa delle popolazioni di megattera ed elefanti marini a seguito del divieto di caccia.

Se nel 1968 erano rimaste solo poche centinaia di megattera, oggi se ne contano oltre 40.000, gli elefanti marini da soli 20 individui nel 1880, oggi ne contiamo oltre 200.000.

In entrambi i casi, i risultati sono stati straordinari.

E ci indicano, che volere è potere.

Come salvare il mare

Noi abbiamo le tecnologie e le strategie per offrire agli oceani l’opportunità di rigenerarsi, quello che manca è lungimiranza e volontà politica.

In alcuni casi, negli ultimi anni sono stati fatti dei passi enormi in avanti, come ad esempio la gestione degli stock ittici che rispetto al passato sono in ripresa.

Altri esempi virtuosi ci arrivano dai progetti di riforestazione di mangrovie, un habitat vitale per la protezione delle coste e di alcune specie chiave, dal divieto di alcune sostanze contenenti stagno altamente tossiche per gli organismi marini, dalla regolamentazione sempre più alta sullo sversamento di fertilizzanti in acqua e soprattutto dal continuo aumento delle aree marine protette in tutto il mondo.

Nel 2000, solo lo 0,9% degli oceani erano sotto tutela, ora abbiamo raggiunto il 7% e il trend è in continua crescita.

Si è infatti iniziato un ambizioso progetto di protezione dei mari aumentando la quota delle aree protette per arrivare al 50% entro il 2044.

Le aree marine protette svolgono un incredibile ruolo nel ripristino ambientale limitando gli sforzi di pesca e di altre attività inquinanti.

Sono inoltre il volano per la creazione di posti di lavoro in settori ecosostenibili e duraturi come l’ecoturismo e le immersioni sub.

Se da una parte possiamo festeggiare, dall’altra non dobbiamo dimenticare le minacce più attuali.

Il rischio maggiore ora ci arriva dai cambiamenti climatici, la riduzione delle emissioni è un tema discusso a livello globale, ma siamo ancora lontani da una vera e propria azione reale di riduzione.

Il mare è capace di mitigare gli effetti del surriscaldamento globale assorbendo grandissime quantità di anidride carbonica, ma la capacità ha raggiunto il suo limite e infatti stiamo assistendo ad un’acidificazione delle acque che sta allarmando gli scienziati di tutto il mondo.

Un’altra minaccia alla vita marina è certamente quello della plastica, un tema che merita un video dedicato.

I risultati raggiunti nel passato dimostrano che possiamo ancora salvare la vita marina, ma questa è veramente l’ultima possibilità di salvezza.

Se limitiamo oggi la pressione sugli oceani, i vantaggi supereranno di gran lunga i limiti che ci imponiamo oggi.

Il tempo di recupero delle varie strutture che compongono l’ecosistema marino dipende dalla durata e dall’intensità del danno.

I ricercatori ci hanno indicato una via di salvezza, saremo noi capaci di agire?

Siamo ad un punto di svolta, possiamo scegliere tra un futuro sostenbiile con oceani in salute, oppure un inevitabile collasso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *