La storia dei due italiani che vogliono salvare le foreste dell’Indonesia

Lo sapevi che ci sono due italiani che hanno deciso di dare il loro apporto alla protezione delle foreste indonesiane?

Ah no, non lo sapevi?

Bene, non c’è problema perché io sono uno dei due e ti racconto un po’ il progetto che abbiamo in mente.

La prima volta che visitai l’Indonesia fu nel 2012, subito dopo una meravigliosa esperienza di vita e crescita personale laggiù dove vanno molti giovani italiani in cerca di sogni e avventura: sì hai capito bene, l’Australia, la terra dei canguri.

E fu laggiù che per la prima volta entrai in contatto con la natura selvaggia, gli spazi aperti immensi e molto altro. Tutta quella natura che in Europa è ormai confinata all’interno di piccoli parchi nazionali che sono solamente una lontana testimonianza dei tempi che furono.

Ma la società australiana è dura, è basata sull’economia, sul lavoro, sui soldi, per certi versi ricorda l’Italia del dopo guerra o la corsa verso ovest dell’America del secolo scorso: considera che l’ Australia occidentale con i suoi 2 milioni di abitanti ha una superficie di tre volte il Regno Unito che da solo ospita ben 65 milioni di abitanti.

Capite le proporzioni, è facile capire che l’Australia rappresenta una terra ricca di opportunità economiche.

Di fronte a questa corsa verso l’oro, l’impatto con l’Indonesia e la sua umanità è stato probabilmente molto più forte.

L’amore è stato a prima vista, un’umanità dirompente associata ad una delle biodiversità più alte del pianeta.

Squali balena, oranghi, scimmie con la proboscide, tigri, la flora e la fauna indonesiane hanno pochi rivali al mondo, probabilmente la sola Amazzonia.

E fu in questo contesto che iniziai l’esplorazione del territorio.

Partendo dalla meta turistica per eccellenza, Bali, ho esplorato il Borneo, Sumatra, il Sulawesi e una miriade di piccole isole che mi resta difficile ricordare una ad una.

 

 

 

Se conosci l’Indonesia, sai che qui è ancora possibile scoprire luoghi distanti dal turismo di massa, città dove sarai il solo occidentale che attirerà le attenzioni dei locali.

Ed è proprio durante uno di questi viaggi che arrivai a Bukit Lawang, un piccolo avamposto sull’isola di Sumatra, un ultimo contatto umano prima della foresta, casa degli oranghi, delle tigri e molto altro.

E fu a Bukit Lawang che ricevetti il primo dei tanti pugni dello stomaco capaci di togliere il fiato anche ai più forti.

E il pugno venne da una chiaccherata con una guardia forestale e dai pannelli presenti sul centro dei visitatori: gli oranghi, i nostri cugini della foresta, stanno scomparendo per colpa dell’avidità umana.

Da centinaia di migliaia di esemplari, nella sola Sumatra restano poche migliaia di individui minacciati dalla continua espansione delle ormai note coltivazioni di palma da olio.

E il tutto condito dall’ingiustizia umana, le popolazioni locali vedono ben poco dei miliardari profitti delle coltivazioni rendendo di fatto i lavoratori degli schiavi sottopagati.

Quel primo incontro con la realtà degli oranghi mi colpì e rimase dentro di me, quel latente senso di impotenza mi mangiava dentro.

E lo fa tuttora.

Ma quello che ho capito nel corso degli anni è che ognuno di noi ha il diritto dovere di accendere un solo fiammifero, un fiammifero che unito ad altri milioni di fiammiferi può illuminare la notte più oscura.

Ed è con questa consapevolezza che abbiamo deciso di accendere il nostro personalissimo fiammifero che si chiama Men of the Forest, un film di conservazione che ha il nobile scopo di sensibilizzare l’umanità nei confronti degli oranghi, i nostri cugini della foresta.

Insieme al mio amico e collega Francesco Menghini, abbiamo deciso di accendere le telecamere e di dar vita ad uno dei film che forse potranno cambiare il naturale corso delle cose.

Ma per farlo abbiamo bisogno di te, da soli non possiamo farcela. Aiutaci a diffondere la campagna che a breve partirà, unisciti al movimento, salviamo gli oranghi, salviamo la foresta, salviamo noi stessi.

viaggio in indonesia

2 Comments

  1. Fiorenza gris

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