Quali sono i Prodotti ittici con il minor impatto ambientale?

Ciao a tutti ragazzi, io sono Alessandro Nicoletti, biologo marino e fondatore dell’associazione ecologista Keep the Planet e oggi volevo parlarvi di prodotti ittici e sostenibilità.

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Oggi più che mai parlare di alimentazione è importante perché la produzione di cibo è l’attività umana che ha il maggior impatto ambientale sulla biodiversità degli ecosistemi.

Se mangiassimo solamente prodotti ittici catturati nei mari che circondano l’Italia, il pescato di un intero anno ci basterebbe per poco più di tre mesi.

La maggior parte dei pesci, crostacei e molluschi che troviamo sul mercato proviene infatti dall’estero, sia da Paesi UE che extra-UE.

Secondo le stime Fao, oltre il 90% degli stock ittici a livello globale è utilizzato al suo massimo biologico, se non agiamo ora, c’è il concreto rischio di collasso ecologico dove i pesci non saranno più in grado di riprodursi generazione dopo generazione.

Come ridurre il proprio impatto ambientale a tavola

In un precedente video abbiamo visto il significato di pesca sostenibile, e quali azioni dobbiamo fare noi per ridurre il nostro impatto.

Scelte come la riduzione del consumo di prodotti ittici industriali pescati in mari lontani, preferenza di specie pescate con metodi artigianali localmente e soprattutto rivalutazione di quelle specie buone, ma non appetibili dal punto di vista commerciale.

Negli ultimi anni infatti molte specie sono sparite dal banco del pesce per lasciar spazio a poche e famose specie come il tonno che viene utilizzato per la grande moda del momento, il sushi.

Se vogliamo diventare cittadini consapevoli, dobbiamo liberare la nostra mente dalle mode del momento, e scegliere prodotti ittici sostenibili.

Ma quali sono queste specie che hanno un impatto minore rispetto ad altre?

Partendo dal fatto che tutto ha un impatto e ridurlo a zero è impossibile, ci sono prodotti che sono meglio di altri dal punto di vista ambientale.

Prodotti ittici migliori

prodotti ittici sostenibiliIl primo, senza dubbio, è la cozza o mitilo,un bivalve filtratore molto conosciuto in Italia e nel mondo.

Queste specie hanno il grande vantaggio di non dover essere alimentati dall’uomo perché si procurano i nutrienti di cui hanno bisogno filtrando autonomamente l’acqua di mare.

Uno dei grandi vantaggi degli allevamenti di cozze è il biosequestro di anidride carbonica che questi animali utilizzano per la costruzione del guscio.

Un ulteriore beneficio è inoltre la creazione di rifugi per pesci ed altre specie marine che tra i filari dell’allevamento trovano riparo dalle reti da pesca.

Tra i pesci, quelli di piccola taglia sono quelli a minor impatto ambientale perché la loro cattura necessita di meno carburante rispetto ai grandi pelagici come tonni e pesce spada.

Le attività di pesca destinate ai piccoli pelagici come acciughe, sgombri e pesci simili sono le più efficienti in termini di consumo di carburante.

Hanno una media di meno di 80 litri di carburante per tonnellata di pescato e vengono pescati in grandi quantità con poco sforzo e con reti che limitano la cattura di specie protette come squali e delfini.

Rispetto ai crostacei consumano molto meno, ad esempio il gambero australiano o l’aragosta norvegese, possono bruciare oltre 10.000 litri di carburante per tonnellata di pescato.

Il motivo dipende dal metodo di pesca, ci vuole infatti molto carburante per trascinare grandi reti pesanti per grandi distanze rispetto alle reti a circuizione per acciughe e sardine.

Importante inoltre è l’ecologia delle varie specie.

I pesci di piccola taglia infatti raggiungono la maturità sessuale molto velocemente e ad ogni atto riproduttivo nascono moltissimi giovanili che vanno presto a rinfoltire lo stock ittico

Se la pesca di queste specie viene gestita in maniera sostenibile seguendo i dettami scientifici delle quote di pesca e rispettando i cicli biologici stagionali, può facilmente diventare un’attività sostenibile.

Nel dettaglio, le specie da prediligere sono:

1-sgombri

2-acciughe

3-sardine

Ora che abbiamo visto quali sono i prodotti ittici da scegliere per ridurre il proprio impatto ambientale, dobbiamo vedere anche i peggiori.

In cima alla lista delle specie che sono state pescate fino all’estinzione troviamo l’halibut atlantico che per via delle sue carni pregiate è stata pescato fino ai limiti di sopportazione delle popolazioni, che si sono rarefatte in maniera preoccupante.

Questa pesca eccessiva, unita al fatto che questa specie ha una riproduzione lenta e che raggiunge la maturità sessuale ad un’età avanzata, la rende vulnerabile ed in pericolo di estinzione.

Altra specie che è pescata a livelli preoccupanti è il tonno rosso, una delle specie più ricercate per via del suo grande utilizzo nella cucina giapponese.

Il boom dei sushi bar sta infatti creando una forte domanda di tonno rosso che da specie un tempo abbondante, sta via via sparendo dai nostri mari.

Terzo gruppo di pesci da evitare gli squali.

Naturalmente, per ridurre il più possibile la propria impronta ecologica, la soluzione migliore è mangiare esclusivamente verdure e frutta di stagione prodotti a chilometro zero seguendo i principi dell’agricoltura biologica.

In media, mangiare vegetali ha un impatto minore rispetto al consumo di animali, tuttavia, tra i prodotti animali, quelli ittici sono i migliori.

Dobbiamo imparare a leggere le etichette e optare sempre e comunque per il pesce di zona.

In Italia abbiamo la fortuna di poter scegliere prodotti della pesca locale e artigianale a “miglio zero”, basta chiedere  al pescivendolo le specie pescate in zona.

Impariamo inoltre a diversificare il pesce a tavola. Nel solo Mar Mediterraneo ci sono oltre 500 specie di pesce commestibili, ma la maggior parte della popolazione mangia si e no 20 specie.

Dobbiamo inoltre diventare dei bravi osservatoti e acquistare solo esemplari adulti visto che i pesci troppo giovani non hanno ancora avuto il tempo di riprodursi.

Se vedi pesci troppo piccoli sul banco del pesce, fallo notare al commerciante.

Presta inoltre attenzione al marchio MSC (Marine stewardship council), che certifica il pesce pescato secondo criteri di sostenibilità, oppure al marchio ASC (Aquaculture stewardship council) che certifica il pesce allevato secondo criteri di sostenibilità, o biologico, che garantisce una scelta secondo criteri di sostenibilità.

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