Pesci cartilaginei o condroitti: la guida completa

Studiare per conoscere, conoscere per amare, amare per proteggere, questo è il motto di Keep the Planet e il motivo per cui continuiamo la nostra opera di divulgazione scientifica ed ambientale.

pesci cartilaginei La principale caratteristica dei pesci cartilaginei è, come suggerisce il nome, la presenza di uno scheletro interno cartilagineo che li differenziano dai pesci ossei.

Sono conosciuti anche con il nome di condroitti o condritti.

Fanno parte di questo gruppo gli squali, le razze e le chimere e comprendono totalmente circa 1.200 specie di pesci.

Sono un gruppo molto antico di vertebrati marini, basti pensare che si sono differenziati dai loro progenitori, i placodermi, durante il devoniano, il quarto periodo geologico del paleozoico, cioè ben prima dell’estinzione dei dinosauri.

La classe dei condritti è formata da due sottoclassi, gli Elasmobranchii che includono squali e razze, e gli Holocephali che racchiudono le chimere.

Data la loro diversità, sono presenti in tutti i mari del mondo, alcune specie prediligono le acque costiere, mentre altre specie vivono addirittura negli abissi marini.

Certamente l’ordine più rappresentativo dei pesci cartilaginei è quello degli squali che con oltre 500 specie rappresenta circa la metà di tutti i pesci cartilaginei esistenti.

Differenze tra pesci cartilaginei pesci ossei

Esistono varie differenze tra i pesci cartilaginei ed i pesci ossei sia su un piano qualitativo sia su quello quantitativo.

Se quella più conosciuta è senz’altro la differenza di scheletro interno come ci suggerisce il nome, un’altra sostanziale differenza consiste proprio nel numero di questi, i pesci ossei infatti contano circa 20000 specie, contro le appena 1200 dei pesci cartilaginei.

I pesci cartilaginei sono generalmente più grandi rispetto ai pesci ossei, consideriamo ad esempio lo squalo balena, mentre gli osteoitti hanno poche specie con dimensioni notevoli come ad esempio tonni, marlin, o pesci luna, e moltissime specie dalle dimensioni piuttosto ridotte.

La maggior parte dei pesci ossei presenta una bocca terminale, cioè il muso termina con la bocca, che in tutti i pesci ossei non è saldata al cranio e può essere estroflessa, mentre nei condroitti la bocca e quasi sempre ventrale, cioè sotto il muso.

I pesci ossei hanno la coda “omocerca”, con entrambi i lobi congruenti fra loro e della stessa lunghezza, mentre nei condroitti è sempre “eterocerca“, cioè i due lobi hanno una lunghezza differente, in particolare il lobo superiore è molto più sviluppato di quello inferiore.

Altra importante differenza fra pesci ossei e cartilaginei è costituita dalla pelle dove nei i condroitti il corpo è ricoperto da scaglie, mentre nei pesci ossei troviamo squame ricoperte di pelle più o meno sviluppate a seconda della specie.

Differenze anche nei denti dove nei pesci cartilaginei troviamo denti non infissi nelle mascelle, ma attaccati alle gengive che vengono sostituiti durante il corso della la vita, al contrario dei pesci ossei che li hanno infissi nell’osso proprio come nei mammiferi

Il cervello dei pesci cartilaginei presenta grandi lobi olfattivi, ma piccoli lobi ottici e cervelletto, mentre nei pesci ossei abbiamo piccoli lobi olfattivi, cervello di piccole dimensioni ma grandi lobi ottici e cervelletto.

Differenze che si rispecchiano anche negli organi di senso, i pesci cartilaginei possiedono un altro organo sensoriale molto importante: le Ampolle di Lorenzini, un sofisticato organo di senso in grado di percepire i campi elettrici.

La vescica natatoria, uno degli organi più importanti nei pesci ossei per la regolazione del nuoto, manca completamente nei pesci cartilaginei , che per bilanciarsi usano gli oli presenti nel fegato e i grassi del resto del corpo.

Per ciò che riguarda la riproduzione, i pesci ossei presentano una fecondazione esterna e depongono migliaia o milioni di uova da cui si schiudono larve che spesso vengono poi abbandonate al loro destino.

I pesci cartilaginei hanno una fecondazione interna e quindi hanno un accoppiamento vero e proprio.

Il lento tasso dei pesci cartilaginei che ad ogni evento riproduttivo forniscono pochi nuovi individui li rendono purtroppo più vulnerabili all’estinzione.

Dove vivono i pesci cartilaginei

I pesci cartilaginei vivono prevalentemente in mare, in acqua salata, ma esistono anche specie d’acqua dolce.

Delle 1200 specie suddivise in 171 generi e 55 famiglie, solamente 68 specie di quattro famiglie e dodici generi possono vivere in acqua dolce.

Alcune di queste specie sono considerate eurialine, cioè si sono adattate a vivere sia in acqua dolce che in acqua di mare, mentre le altre sono specie obbligate a vivere esclusivamente in acqua dolce.

Alcune chimere possono vivere lungo la costa in ambienti chiusi o baie marine, ma non tollerano l’acqua dolce.

In mare troviamo razze e squali praticamente ovunque, dai mari tropicali, alle fredde acque polari. Ci sono specie che prediligono le acque oceaniche, mentre altre specie vivono vicino alla costa, oppure le chimere che vivono negli abissi marini.

Squali

I rappresentanti per eccellenza della classe dei pesci cartilaginei non può che essere loro, gli squali.

Nel linguaggio comune al termine squalo si associa subito il grande squalo bianco diventato a sua insaputa famoso nell’opinione pubblica dopo il film di Steven Spielberg, mentre in realtà il termine sta ad indicare oltre 500 specie di pesci cartilaginei facenti parte del superordine dei Selachimorpha.

La Manta Birostris, detta anche razza cornuta o manta gigante, appartiene ai cosiddetti diavoli di mare, e vive nelle acque tropicali, calde e temperate di tutti gli oceani, lontano dalle coste ma pochi metri sotto la superficie. Appartenente alla stessa famiglia è il diavolo di mare (Mobula mobular), che vive esclusivamente nel Mar Mediterraneo.

Ognuna di esse ha delle caratteristiche e particolarità che le rende uniche all’interno del gruppo.

Troviamo squali sia nei mari tropicali, sia nei mari temperati, sia nei mari polari, abbiamo specie pelagiche, cioè che vivono nella colonna d’acqua, sia specie bentoniche, cioè legate al fondale marino.

Purtroppo moltissime delle specie di squali sono in pericolo di estinzione perché sono minacciate dall’industria della pesca industriale interessata alle loro pinne che sono molto richieste sui mercati asiatici.

Se vuoi approfondire, leggi la nostra guida sugli squali.

Razze

Il secondo ordine più numeroso dopo gli squali all’interno dei pesci cartilaginei sono i raiformi (Rajiformes), detti comunemente razze.

Molto più piccole delle mante, le razze (genere Raja) sono voraci predatori che si aggirano sui fondali sabbiosi o fangosi di tutti i mari del mondo.

Sono pesci molto particolari che si sono specializzati nel corso dei milioni di anni in una forma particolare dove il corpo è depresso, schiacciato, con le pinne pettorali unite al tronco in una singolare struttura che prende il nome di “disco” sviluppata in larghezza e di forma che può essere a cuneo, ovale, circolare o triangolare.

Anche se alcune specie di squali hanno una forma simile alle razze, la differenza risiede nel posizionamento delle branchie che nelle razze sono situate in posizione ventrale.

Si nutrono di crostacei, molluschi, vermi marini e pesci.

Sulla coda possiedono molte piccole spine con funzione difensiva, che però non costituiscono un pericolo per l’uomo.

Chimere

Le chimere sono un genere di pesci cartilaginei comprendente 14 specie: il loro nome significa mostro che sta ad indicare l’aspetto caratteristico di queste specie.

Le Chimere hanno un aspetto inconfondibile: presentano un muso arrotondato caratteristico, simile a quello di un coniglio, con occhi molto grandi di colore scuro e bocca abbastanza piccola.

Nonostante sia un condroitto è sprovvista di scaglie placoidi: presenta quindi una pelle nuda. I grandi occhi sono uno strumento utile per vedere a profondità elevate. Presenta una sola fessura branchiale per lato.

La livrea presenta un colore di fondo argenteo con macchie e strisce beige o bruno chiaro. Le pinne hanno un orlo scuro.

Le dimensioni variano dai 65 ai 150 cm di lunghezza, secondo la specie.

Queste specie sono diffuse nell’Oceano Atlantico tra l’Islanda e Norvegia fino all’Africa del nord e le isole Azzorre a est, mentre a ovest si spingono fino a Cuba e Bahamas. Presenti anche nel mar Mediterraneo, sono invece rarissime nel mar Adriatico.
Vivono su fondi fangosi molto profondi, fino a 1700 m, anche se sono più comuni a 300–700 m.

Minacce ai condritti

A differenza dei pesci ossei che hanno alti tassi riproduttivi in quanto rilasciano milioni di uova per ogni evento riproduttivo, molti pesci cartilaginei essendo ovovivipari o addirittura vivipari, hanno tassi di riproduzione molto lenti.

Questo fatto porta queste specie ad essere particolarmente minacciate non solo dalla degradazione degli habitat marini, ma anche e soprattutto dalla pesca industriale che ha dei ritmi insostenibili.

Non a caso, nel solo Mar Mediterraneo il 50% di tutte le specie di squali sono in pericolo di estinzione per colpa della pesca sia diretta che accidentale.

Pochi sanno che in Italia siamo uno dei paesi che mangia più squali in Europa: noi mangiamo squali senza saperlo perché vengono venduti con altri nomi commerciali creando una vera e propria truffa alimentare ai nostri danni.

Oltre alle frodi, si aggiunge la terribile tradizione asiatica della zuppa di pinne di squalo che ogni anno porta all’uccisione di oltre 100 milioni di squali all’anno.

Senza squali rischiamo l’impoverimento dei mari con dei veri e propri colassi ecologici.

Se vuoi approfondire: guarda il video: perché non possiamo vivere senza squali.

Contribuire alla conservazione dei pesci cartilaginei

Ci sono tantissimi modi per contribuire alla conservazione dei pesci cartilaginei.

La prima e forse più importante azione è quella di eliminare o quanto meno diminuire il consumo di risorse ittiche pescate in modo non sostenibile.

Abbiamo trattato il tema della pesca sostenibile in questo video articolo.

La seconda azione fondamentale per arginare l’estinzione dei pesci cartilaginei è quella di partecipare ai progetti di volontariato ambientale.

Ne consigliamo moltissimi ai soci di Keep the Planet.

 

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