Il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, un gioiello tutto italiano

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Giuda dettagliata sul Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, un gioiello tutto italiano che racchiude un patrimonio unico al mondo che merita attenzione e massima protezione. Buona lettura!!!

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, o ancor meglio conosciuto come Parco Nazionale d’Abruzzo, è un luogo di straordinaria bellezza, una vasta area naturale che conserva in maniera spettacolare uno degli ambienti più belli e caratteristici di tutta la penisola italiana.

In una terra fortemente antropizzata come l’Italia, il Parco Nazionale d’Abruzzo assume una rilevanza strategica fondamentale per la tutela del patrimonio naturalistico italiano.

Come amante della natura e come fondatore di un’associazione ambientalista quale Keep the Planet, non potevo non organizzare una visita alla scoperta di questo angolo di stupenda bellezza.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo infatti, nasconde una flora e una fauna unica e caratteristica dell’Appennino centrale che rappresenta al meglio il paesaggio dell’Italia centrale come appariva in passato.

Il mio viaggio in Abruzzo ha prodotto questo articolo guida che spero sia di tuo gradimento.

Caratteristiche del Parco Nazionale d’Abruzzo

parco nazionale d'abruzzo lazio moliseLa lungimiranza della Fondazione Pro-Montibus et Solvis, guidata dal zoologo Alessandro Ghigi e dal botanico Romualdo Pirotta, ha portato alla prima idea di parco nazionale nel lontano 1921.

Nei dintorni di Opi, uno dei comuni più suggestivi situati al’interno del parco, fu affittata un’area di 500 ettari dando così vita al nucleo centrale del parco.

Il 25 novembre dello stesso anno ci fu la cerimonia inaugurale e per acclamazione fu costituito l’Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo, mentre nell’anno successivo, sotto la guida dell’illustre Erminio Sipari, il parco venne ampliato a 12.000 ettari.

Lo Stato Italiano riconobbe il parco e diede piena legittimità al progetto attraverso il Decreto Legge dell’11 Gennaio 1923 che finalmente riconosceva l’istituzione.

A cavallo tra le regioni di Abruzzo, Lazio e Molise – da qui il nome – il parco si è via via ampliato nel corso degli anni.

Ad oggi, il parco protegge un’area di 50.500 ettari e un’area contigua di circa 77.500 ettari che racchiudono diversi comuni italiani tra cui Pescasseroli, Bisegna, Opi, Ortona dei Marsi, Villetta di Barrea e Civitella Alfedena.

Il territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è costituito prevalentemente da un insieme di catene montuose di altitudine compresa tra i 900 e i 2.200 m s.l.m e dalle rispettive vallate che portano i segni dei fenomeni naturali del passato.

Le montagne si sono formate nel periodo geologico che va dai 170 ai 30 milioni di anni fa, cioè le due ere geologiche conosciute con il nome di Mesozoico e Terziario antico.

Tra i picchi che superano i 2000 metri di altezza, ricordiamo il Petroso (2.249 m), Marsicano (2.245 m), Meta (2.242 m), Tartaro (2.191 m) e Altare (2.174 m).

Il paesaggio dominante è tipico dell’Appennino, dove le cime hanno vette tondeggianti e pendi che assomigliano allo stile alpino.

La zona centrale del Parco è percorsa dal fiume Sangro, e dai sui affluenti, mentre nelle zone esterne scorrono il fiume Giovenco, Melfa e Volturno. 

A causa del fenomeno carsico, cioè l’attività chimica dell’acqua sulle rocce calcaree che formano le montagne, le acque dei fiumi scorrono frequentemente in letti sotterranei per poi riemergere e formare numerose fonti più a valle.

All’interno del Parco troviamo due laghi, quello di Barrea alimentato dal fiume Sangro di origine artificiale e il lago di Vivo di origine naturale.

Per gli amanti della geologia, qui è possibile assistere alle conseguenze millenarie dei fenomeni carsici e glaciali che hanno strutturato il paesaggio dal punto di vista morfologico.

Circhi glaciali, depositi morenici, rocce montonate, cascate, pozze d’acqua e sorgenti sono infatti caratteristici del parco e  formano habitat di immenso valore naturalistico e paesaggistico.

Oltre alle catene montuose e relative valli, troviamo ampi altopiani come ad esempio la distesa di Pescasseroli che hanno permesso la creazione di suggestivi centri abitati e di coltivazioni agricole.

Le condizioni climatiche e ambientali createsi nel corso dei millenni ha dato vita alla più grande faggeta d’Europa che occupa ben 24.000 ettari, cioè l’84% dell’intero manto boschivo che occupa ben 29.000 ettari.

Oltre ai boschi di Faggi, troviamo quelli dominati da Pini neri, Agrifoglio, Tiglio, Ginepro, Betulle, Tasso e Acero.

In totale, il manto boschivo ricopre circa il 60% del parco, mentre nelle restanti aree troviamo pascoli e zone rocciose.

Ed è in questo ambiente che trova rifugio una magnifica fauna selvatica unica al mondo composta da lupi, camosci, cervi, aquile e da sua maestà l’orso bruno marsicano, una sottospecie dell’orso bruno europeo introvabile altrove.

Parco Nazionale d’Abruzzo: dove si trova e come arrivare

Come suggerito dal nome, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise si trova nel centro Italia a cavallo delle tre regioni.

Il parco è facilmente raggiungibile da tutte le parti d’Italia, dal nord al sud, è infatti ben collegato con le principali arterie stradali.

Per chi viene dal versante nord dell’Adriatico, può prendere l’uscita dell’A14 all’altezza di Pescina e proseguire per la strada statale marsicana 83 direzione Sulmona ed entrare nell’accesso nord del parco che passa per Gioia dei Marsi.

In alternativa, si può deviare verso Teramo, passare per l’Aquila-Roma e uscire successivamente per Avezzano.

Per coloro che provengono dal versante sud dell’Adriatico invece, si può uscire a Foggia e proseguire per circa tre ore lungo la statale SS 17 che passa per Isernia e poi entrare all’interno dei confini sud del parco nazionale.

Chi invece arriva dal versante Tirrenico, da sud prendere l’Autostrada A1 e uscire all’altezza di Cassino, da qui immettersi sulla strada statale SR509 che porterà sul versante occidentale del parco.

Chi proviene da nord invece, dall’autostrada A1 uscire all’altezza dello svincolo per Teramo Pescara, continuare su A25 fino all’uscita Celano, da qui immettersi sulla strada statale marsicana 83.

Come vedi, il parco è facilmente raggiungibile in auto da praticamente tutta Italia, purtroppo per quanto riguarda i mezzi pubblici, la carenza strutturale si fa sentire.

Parco Nazionale d’Abruzzo: cosa vedere

cosa vedere parco nazionale d'abruzzoIl Parco Nazionale d’Abruzzo rappresenta un viaggio perfetto per tutte le categorie di persone, famiglie con bambini, coppie, gruppi di amici e viaggiatori solitari.

Una visita ideale inizia da Pescasseroli, un comune italiano di 2.206 abitanti che offre la base di partenza ideale per l’organizzazione del viaggio.

Qui trovi la sede del Parco, più gli uffici di alcune agenzie di viaggio che organizzano gite per tutti i gusti.

Da trekking in aree remote a soggiorni nei rifugi, la scelta è veramente ampia e adatta alle varie esigenze. Il centro storico è facilmente visitabile e merita almeno un paio di ore: immancabile la visita alla Fontana di San Rocco, o Fontana degli Orsi.

In città è presente anche il museo naturalistico e il centro informazioni del parco.

Altri comuni interessanti da visitare sono Opi, incastonato in cima ad una formazione rocciosa, Villetta di Barrea che offre alcuni piacevoli monumenti e Barrea che domina l’omonimo lago e offre delle viste mozzafiato.

Ovviamente qui la padrona la fa a natura, ed è per questo motivo che tra le altre cose da vedere nel Parco Nazionale non possiamo non mettere due aree dal forte interesse naturalistico come la Val Fondillo e la Camosciara.

La Val Fondillo è certamente una delle aree più belle del Parco Nazionale e da qui dipartono tutta una serie di sentieri a piedi che attraversano i caratteristici paesaggi dell’Appennino centrale.

Con un po’ di fortuna, durante uno di questi trekking, si ha la possibilità di vedere la magnifica fauna del parco tra cui l’orso marsicano.

La valle è facilmente accessibile in quanto all’ingresso della Valle c’è un ampio parcheggio con bar e area picnic dal quale dipartono i sentieri di montagna.

La Camosciara è probabilmente la parte più famosa e conosciuta del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Il suo principale gioiello è lo spettacolare anfiteatro naturale che, grazie a guglie e creste frastagliate di dolomia bianca e grigia, assume le forme delle famose montagne dolomitiche alpine.

Questa valle rappresenta una zona di Riserva Integrale dove le attività umane sono limitate al massimo proprio per preservare l’enorme ricchezza in flora e fauna.

Anche questa area è facilmente visitabile, ad inizio valle è presente un ampio parcheggio dove troverai i principali servizi dal quale inizieranno i sentieri per le aree selvagge della valle.

I migliori itinerari naturalistici

Ci sono essenzialmente due modi per visitare le aree del parco, la prima è quella dei sentieri segnalati da percorrere in autonomia, e la seconda affidarsi ad un’escursione guidata dalle guide abilitate del parco.

Io consiglio di effettuarle entrambe perché ognuna ha qualcosa di diverso da offrire.

Se scegli un trekking indipendente, significa seguire un sentiero segnalato, mentre se ti affidi alla guida puoi inoltrarti in aree altrimenti inaccessibili da soli.

Il trekking indipendente offre il vantaggio di poter seguire i propri tempi e il proprio ritmo, mentre il trekking guidato offre l’opportunità di vedere aree diverse dove la concentrazione della fauna è maggiore. Le guide infatti conoscono il territorio, sanno i luoghi più frequentati dagli animali nei vari periodi dell’anno aumentando di fatto la possibilità di vedere la fauna.

Ovviamente hanno un costo, ma se si prende parte ad una gita di gruppo, i prezzi sono spesso contenuti dell’ordine di qualche decina di euro.

La scelta di certo non manca, con ben 134 sentieri per oltre 734 chilometri, i sentieri coprono vaste aree del parco.

La valle della Camosciara, insieme alle contigue Val di Rose e Valle Iannanghera rappresentano i luoghi simbolo dove effettuare un trekking nella natura, qui puoi osservare i magnifici esemplari del Camoscio d’Abruzzo, che grazie alla protezione, ha raggiunto oggi una popolazione consistente.

In questa valle sono possibili diversi sentieri che partono dal parcheggio iniziale: il sentiero G6 che raggiunge il rifugio della Liscia, e il sentiero G5, più facile del precedente, che in soli 20 minuti ti porta alla Cascata delle tre Cannelle e la Cascata delle Ninfe.

Altra zona molto battuta è la Val Fondillo con la sua rete di sentieri adatti a tutti i tipi di persone. Il sentiero più battuto parte dal parcheggio e arriva fino al Passo dell’Orso, passando per la Grotta delle Fate.

Flora e fauna del parco

orso marsicanoI paesaggi sono mozzafiato, ma i veri protagonisti del parco sono certamente gli animali che vivono riparati da una fantastica vegetazione che rappresenta al meglio le caratteristiche della penisola italiana.

Se non fosse per la creazione del parco, probabilmente tutta questa ricchezza faunistica sarebbe andata persa per sempre.

Sin prima della creazione infatti, il Re Vittorio Emanuele capì l’importanza dell’area e la elesse sua riserva di caccia; privilegio reale che ebbe la conseguenza positiva di preservare uno degli habitat naturali più belli d’Italia.

In precedenza, ho accennato che il manto boschivo è dominato dal Faggio, un albero che raggiunge anche i 40 metri di altezza e che forma boschi puri (faggete) o misti con altri alberi che ricopre circa il 60% del parco. In passato i boschi vennero sfruttati per le industrie, ma successivamente al 1969 ogni prelievo venne vietato.

Oltre il limite dei boschi troviamo il Ginepro nano, il Mirtillo e l’Uva Ursina che ci indicano la presenza nel passato di vegetazione a conifere.

Le praterie di altitudine – che insieme a prati e radure ricoprono oltre il 30% della superficie complessiva del Parco – sono tipiche della parte alta delle montagne sulle creste e sommità intorno ai 2.000 metri di altitudine.

Tra le peculiarità del parco, troviamo il Giaggiolo, un fiore endemico della zona che fiorisce tra Maggio e Giugno. Sempre per gli amanti dei fiori, segnalo la Scarpetta di Venere, una bellissima orchidea che fiorisce sempre tra Maggio e Giugno.

Un altro protagonista è il Pino Nero di Villetta di Barrea, un altro endemismo del parco.

Questa flora fa da cornice alla fauna selvatica più ricca d’Italia. Insieme ai parchi alpini infatti, il Parco Nazionale d’Abruzzo ospita specie simbolo dell’Italia che troppe volte sono attaccate e dimenticate da una popolazione e da una politica sempre meno attenta al patrimonio faunistico italiano.

E’ all’interno dei confini infatti che trova rifugio ben 60 specie di mammiferi, 300 di uccelli, 40 di rettili, anfibi e pesci, e moltissime specie di insetti, comprendenti diversi importanti endemismi.

Tra gli animali più caratteristici troviamo ovviamente l’Orso Bruno Marsicano, una specie endemica di orso che vive solamente in questa area del mondo, il Camoscio d’Abruzzo  e il Lupo Appenninico.

Le tre specie simbolo del parco dividono il loro habitat con un’importante popolazione di Cervi, Volpi e Caprioli, mentre sono meno numerosi gli esemplari di Lince, Donnola, Tasso, Ghiro, Gatto selvatico, Martola e Istrice.

Da non dimenticare l’Aquila Reale qui presente con alcune coppie, tuttavia il loro numero esiguo lascia gli ambientalisti preoccupati circa la loro sopravvivenza nell’area. L’animale infatti risente molto delle attività antropiche circostanti.

Orso Marsicano e Camoscio d’Abruzzo, le stelle del parco abruzzese

Non potevo non dedicare un capitolo a se per le specie simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo.

Queste specie infatti sono molto importanti per la conservazione perché grazie alla loro fama riescono a mobilitare l’opinione pubblica e di conseguenza i governi ad incrementare la conservazione. In Abruzzo, questo compito spetta al Camoscio e all’Orso.

Il Camoscio d’Abruzzo è una sottospecie del Camoscio, ben distinta dalle sottospecie alpine, presente all’interno del parco con 700 esemplari. Dal nome stesso dell’animale, capiamo che è una specie che vive prevalentemente in Abruzzo.

Il Camoscio d’Abruzzo è un erbivoro legato alle praterie di altitudine, ma in inverno quando la neve è abbondante scende più a valle nel bosco.

Nel Parco è presente sui monti della Camosciara, sul Monte Meta, sulle Mainarde, sul Monte Amaro, sul Monte Marsicano e sulle montagne che circondano la Val Canneto.

L’incremento della popolazione nel parco ha portato a progetti di ripopolamento in altri parchi italiani avvenuti con successo. Il Camoscio ora è presente anche nel Parco Nazionale della Maiella, Parco Nazionale del Gran sasso, Parco dei Monti Sibillini e nell’area faunistica di Rovere.

Per quanto riguarda l’Orso Bruno Marsicano, è anch’esso una sottospecie a se diversa dal suo cugino europeo presente sull’arco alpino.

Con una popolazione stimata di soli 50 esemplari, l’Orso Marsicano è una specie in pericolo di estinzione che merita la massima attenzione e protezione dalle autorità italiane.

Gli studi condotti nel parco evidenziano che ogni anno si riproducono 3-4 femmine, ma la popolazione non cresce anche per via dell’alta mortalità dei cuccioli.

Dagli anni ’70 ad oggi, ogni anno vengono ritrovati 2-3 orsi morti, specialmente per cause umane, che non permette la crescita della popolazione. Uno dei problemi è anche l’attaccamento al territorio degli esemplari che difficilmente si spostano per colonizzare nuove aree.

Essendo inoltre una sottospecie a se stante, rende impossibile l’aggiunta di altri esemplari esterni per aumentare la popolazione.

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: considerazioni finali

Spero che questo articolo sia stato di tuo gradimento, quando scrivo metto tutta la mia passione per questa fantastica cosa che è la natura.

Scrivere di ambiente e conservazione è oggi molto importante, stiamo vivendo una catastrofe ecologica che i nostri figli e nipoti dovranno farsi carico.

Lo sviluppo scellerato, il capitalismo della crescita infinita e l’avidità umana hanno già decretato la loro follia, sta a noi arginare gli effetti della loro totale irresponsabilità attraverso delle scelte consapevoli.

Da soli non possiamo fare molto, solo insieme possiamo essere artefici di un cambiamento che tarda ad arrivare. Ed è per questo che ti chiedo di unirti a noi di Keep the Planet, iscriviti al gruppo Facebook, partecipa alle discussioni, promuovi iniziative e scegli le cose giuste per la natura che ci circonda.

Ti saluto con un video girato nel parco e che dimostra l’importanza della conservazione ambientale.

Buona visione e un arrivederci a presto.

1 albero, 365 giorni / 1 tree, 365 days

Il battito della foresta #1001 albero, 365 giorni / 1 tree, 365 days© Bruno D’Amicis/Umberto Esposito – www.silva.picturesUn faggio “speciale" monitorato per un anno intero da un occhio nascosto, che non si chiude mai. Quattro stagioni che scorrono attorno a un importante crocevia di odori, segnali e messaggi lasciatiquotidianamente dalla straordinaria fauna dell'Appennino. Quello che vedete qui è solo una sintesi di questa esperienza incredibile.In questi due anni di lavoro di campo, noi abbiamo compreso che nella vastità della foresta gli alberi non sono affatto tutti uguali. Ci sono alberi dove deporre le proprie uova o trovare un rifugio sicuro; alberi su cui cercare il cibo o, più semplicemente, grattarsi e lasciare così una traccia del proprio passaggio. Chissà quanti sono questi alberi…Ci auguriamo che dopo questi 100 “battiti" guarderete alle splendide faggete vetuste del PNALM con altri occhi!Grazie per averci seguito ogni settimana e arrivederci a presto,Bruno D’Amicis & Umberto EspositoIl team di “ForestBeat"Un ringraziamento sincero e doveroso va ai Servizi Scientifico e di Sorveglianza del PNALM per la preziosa collaborazione.A “special” beech tree kept under observation for a whole year by a concealed eye, which never closes.Four seasons unfolding around a crossroad of smells, signals and messages left behind by the extraordinary wildlife of the Apennines.What you see here is just a small part of this incredible experience.In the past two years, we have understood that in the vastity of the forest each tree is unique. There are trees where to lay your eggs or where to find a safe cover; trees on which to look for food or, simply, to scratch your back and thus leave behind a trace of your passage.Who knows how many of such trees are around…We wish that after these 100 “beats” you can look at the gorgeous PNALM beech forests with different eyes!Thanks for following us every week until here.See you soon,Bruno D’Amicis & Umberto Esposito,The “ForestBeat" teamWe want to thank here the PNALM Scientific and Ranger Service for their precious collaboration.Scoprite di più su / Discover more on: www.forestbeat.it#parcoabruzzo #forestbeat #faggetevetuste #immaginieavventure@brunodamicisphoto, @silvapictures, @wildlifeadventures

Posted by Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise on Friday, June 16, 2017

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