Parco Delta del Po: alla scoperta dei gioielli naturalistici italiani

Un articolo di Alessandro Nicoletti sul Parco naturale del Delta del Po, una delle meraviglie naturalistiche della penisola italiana. Se ami la natura e i viaggi naturalistici, devi leggere la guida di Keep the Planet. Buona lettura!!!

Nonostante la costa italiana sia tra le zone più antropizzate al mondo, esistono delle aree naturali dal valore paesaggistico e naturalistico uniche al mondo.

Tra le varie, una delle più importanti è certamente quella del Parco Delta del Po, un parco interregionale che protegge la foce del fiume Po, il fiume più importante d’Italia.

Giuridicamente è compreso a cavallo di due regioni italiane, Emilia Romagna e Veneto, e comprende un’area totale di circa 55.000 ettari.

Vista la sua collocazione geografica, il parco è stato oggetto di pesanti diatribe tra le due regioni interessate, bloccando di fatto l’unificazione dell’ente gestionale e obbligando di fatto la creazione di due entità distinte: il Parco regionale del Delta del Po dell’Emilia Romagna e il Parco regionale del Delta del Po del Veneto.

La legge quadro del 1991 sulle aree protette italiane stabilì la creazione di un unico ente parco gestito da una singola amministrazione che avrebbe dovuto coordinare le operazioni, progetto che tuttavia non divenne mai operativo portando di fatto alla coesistenza di due parchi regionali a cavallo del Delta del Po.

Come potete vedere dai link qui sopra, i due parchi sono due enti distinti con siti web diverse e regole interne specifiche.

Nonostante le lungaggini burocratici e i problemi gestionali, l’area oggi è comunque protetta dalle attività umane e conserva uno degli habitat naturali più importanti del Mar Adriatico.

Il Delta del Po infatti è un intricato sistema di diramazioni fluviali dove trova rifugio importanti specie selvatiche come molte specie di uccelli quali il fenicottero, l’airone, il marangone e molte altre ancora.

Habitat di tale importanza che ha portato addirittura l’Unesco ad inserirlo nel 1999 sulla lista dei Patrimoni dell’Umanità.

L’importanza del fiume Po

Il Po è da sempre uno degli habitat più importanti di tutta l’intera penisola italiana. Con ben 652 km di lunghezza è il fiume italiano più lungo, con il bacino idrografico più esteso con ben 71 000 km² ed è anche quello con la massima portata alla foce, sia massima che minima.

Nasce in Piemonte, sulle Alpi Cozie, ai piedi del Monte Monviso e attraversa l’intera Pianura Piadana lambendo o attraversando importanti città come Torino, Piacenza, Cremona e Ferrara, per poi sfociare in Adriatico dove forma il delta appunto.

Grazie alla sua possente portata, il fiume influenza le aree costiere circostanti apportando un costante afflusso di nutrienti che trasforma il Mar Adriatico in uno dei mari più produttivi al mondo.

Alimentato da numerosi e importanti affluenti, il Po è conosciuto sin dall’epoca dei greci e dei romani che ben presto si insediarono lungo le sue sponde.

Oggi le rive del Po sono una delle aree a maggior concentrazione in europa di attività umane quali agricoltura, allevamenti e produzioni industriali che ovviamente rappresentano un pericolo per la salvaguardia dello stesso.

Nonostante tutto il corso del fiume rappresenti un ruolo ecologico fondamentale per l’ambiente, le specie selvatiche e le popolazioni locali, solo alcune aree sono protette dal punto di vista legislativo tra cui spiccano il Parco del Po torinese, il Parco del Po Cunese e il Delta del Po appunto.

Storia del Parco del Delta del Po

delta del poNonostante l’importanza del Po e del suo estuario siano noti da sempre, è solamente verso la fine degli anni 70 che inizia il processo per valutare la nascita del Parco del Delta del Po.

Lo studio di fattibilità avviato nel 1979 dalla regione Emilia Romagna sfociò nella Legge Regionale n.27 del 2 Luglio 1988 che istituì ufficialmente il Parco regionale del Delta del Po dell’Emilia-Romagna.

Nella legge troviamo la volontà della regione di cooperare con il vicino Veneto e con lo stato italiano per un’amministrazione condivisa, volontà ribadita dallo stato centrale con la Legge n.394 del 6 Dicembre 1991 che regola i principi per l’istituzione e la gestione delle aree protette in Italia.

Nonostante i buoni propositi, le numerose riunioni e ingenti soldi pubblici, non si arrivò ad un compromesso accettato dalle parti in causa, portando quindi all’arenamento del progetto di un unico ente gestore.

L’Emilia Romagna completò il percorso nel 1996 con la creazione del proprio ente parco, mentre il Veneto nell’anno successivo emanò la Legge Regionale n.36 dell’8 Settembre 1997 che istituì il parco sul versante veneto, completando quindi il lungo e difficoltoso progetto che portò finalmente alla protezione dell’intero Delta del Po.

Caratteristiche del Parco Delta del Po

Abbiamo visto che il parco è composto da due aree, la parte in Veneto e la parte in Emilia Romagna.

Partendo dalla parte emiliana, vediamo come il parco interessi 2 Province, Ferrara e Ravenna, e ben 9 Comuni
(Mesola, Goro, Codigoro, Comacchio, Ostellato, Argenta, Alfonsine, Ravenna, Cervia) per un totale di 53.653 ettari di superficie totale.

Il parco viene suddiviso in 6 “Ambiti territoriali omogenei” che rispecchiano le caratteristiche geografiche dell’area:

  1. “Volano – Mesola – Goro” 13.730 ha
  2. “Centro Storico di Comacchio” 6.715 h
  3.  “Valli di Comacchio” 15.105 ha
  4.  “Pineta San Vitale e Piallase di Ravenna” 7.336
  5.  “Pineta di Classe e Saline di Cervia” 8.286 ha
  6.  “Campotto di Argenta” 2.481 ha

All’interno del parco troviamo 11 Zone Ramsar (Convenzione di Ramsar, Iran 1971), 18 Siti di Interesse Comunitario (SIC – Direttiva 92/43/CEE), 17 Zone a Protezione Speciale (ZPS – Direttiva 79/409/CEE) e 40 km di costa – sui 90 complessivi della Regione Emilia – Romagna

La parte veneta coinvolge il territorio della Provincia di Rovigo e quello della Provincia di Venezia.

Il parco si estende per un totale di circa 25.013 ettari e comprende i seguenti comuni:

  1. Adria;
  2. Ariano nel Polesine;
  3. Corbola;
  4. Loreo;
  5. Papozze;
  6. Porto Tolle;
  7. Porto Viro;
  8. Rosolina;
  9. Taglio di Po;
  10. Villanova Marchesana;
  11. Chioggia.

Il territorio nella sua interezza è caratterizzato dall’imponente diramazione del Po che si divide in ben sette ramificazioni prima di sfociare in mare. Rappresenta l’area umida più vasta in Italia e rappresenta un grande interesse naturalistico ed ambientale per le sue caratteristiche naturalistiche e morfologiche.

La parte finale del Delta del Po infatti è la porzione di territorio più giovane dell’intera penisola: questa caratteristica sporgenza ha infatti solo 400 anni ed è formata dalla grande quantità di detriti che il Po ogni anno porta con se durante il suo corso.

Nel Delta si distinguono vari ambienti, ognuno con caratteristiche peculiari: la campagna con i paleoalvei, le dune fossili, gli argini, le golene, le valli da pesca, le lagune o sacche e gli scanni. Questi elementi del paesaggio si incontrano arrivando da est, scendendo lungo la corrente del Po e quindi seguiremo quest’ordine per addentrarci nel Delta.

Flora e fauna del Parco del Po

fauna delta poL’unicità del territorio, la collocazione geografica e le caratteristiche fisico chimiche e climatiche della zona hanno creato l’ambiente perfetto per la nascita di molti endemismi sia di flora e di fauna.

Il parco offre rifugio a ben 297 specie di uccelli di cui 146 specie nidificanti e 151 specie svernanti per un totale di circa 55.000 uccelli svernanti e 35.000 nidificanti.

L’area infatti rappresenta uno dei più grandi habitat europei per gli uccelli sia stanziali sia migranti. Oltre ai voltatili, il parco ospita 374 specie di vertebrati, 53 specie di pesci, 10 di anfibi, 15 rettili e 41 mammiferi.

Non da meno la oltre 1000 specie di piante di cui molte endemiche che completano la ricchezza del paesaggio.

Riportando la definizione del formulario standard Natura 2000, possiamo definire il Delta del Po come:

Un insieme fluviale caratterizzato da un tratto di fiume di rilevanti dimensioni e portata, con sistema deltizio, sistemi dunali costieri, zone umide vallive, formazioni sabbiose (scanni) e isole fluviali con golene e lanche, con associazioni tipicamente appartenenti alla serie psammofila e, limitatamente ad alcune aree, lembi relitti di foreste.

In questo ambiente tipico lagunare alternato a zone boschive, spiccano alcune specie simbolo come il fenicottero rosa, l’airone cinerino, il cavaliere d’Italia e molte altre.

Delta e attività umane

Sin dall’antichità l’uomo ha scelto la vicinanza dei fiumi e dei mari per lo sviluppo dei propri centri urbani. Ovviamente il Po e il suo Delta non fanno eccezione.

I più antichi insediamenti risalgono addirittura all’Età del Bronzo, mentre Greci e Romani successivamente si insediarono qui come fecero precedentemente gli Etruschi che furono i primi a modificare il paesaggio scavando delle fosse per permettere il deflusso delle acque stagnanti.

I Romani con il loro sistema stradale trasformò l’area dell’Alto Adriatico in un’importante nodo commerciale anche con l’utilizzo di sistemi di navigazione fluviale attraverso opere idrauliche.

Dopo la caduta dell’impero, la zona venne trascurata, mentre durante il Medioevo la zona ritrovò la sua antica importanza e divenne oggetto di disputa tra le varie fazioni in campo.

Dopo un periodo di dominio della Repubblica di Venezia, il Delta passò sotto il controllo dello Stato Pontificio, per poi lasciare spazio al periodo rinascimentale che portò alla nascita di ville, palazzi e corti rurali.

Dall’annessione dell’Italia in poi, specialmente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la zona divenne un’importante centro di attività economiche come l’agricoltura, l’allevamento, la pesca e l’acquacoltura.

Oggi queste attività coesistono con il parco essendo opportunamente gestite in stretto legame con la conservazione del territorio.

Tuttavia non mancano le problematiche.

L’agricoltura è, insieme all’allevamento, la principale attività produttiva condotta nelle aree circostanti le zone umide e ne condiziona fortemente lo stato di conservazione, influenzando negativamente la qualità (eutrofizzazione da fertilizzanti e reflui zootecnici; inquinamento da pesticidi) e la quantità (utilizzo a scopo irrigo) delle acque.

Le attività umane legate all’acquacoltura e alla pesca professionale nelle zone umide del Parco sono ammesse e favorite perché hanno una grande importanza economica e occupazionale e sono, in alcuni casi attività a forte valenza storica e tradizionale.

Qui è molto sviluppata la vallicoltura, un genere di acquacoltura estensiva caratterizzata dalla presenza di recinzioni dove vengono allevate le specie ittiche del luogo. Molto importante è inoltre la molluschicoltura e la crostaceicoltura.

Negli ultimi anni inoltre si è inoltre sviluppato l’ecoturismo che rappresenta un importante entrata economica dell’area. Da sempre qui si radunano gli appassionati di fotografia e di birdwatching.

Parco naturale Delta del Po: considerazioni finali

Nonostante le difficoltà nel reperire informazioni precise, devo ammettere che scrivere articoli divulgativi delle bellezze italiane mi riempie di gioia ed orgoglio.

Conosco le difficoltà di gestione del territorio, le conflittualità con le attività umane e i pericoli rappresentati dal cambiamento climatico che incombe sopra le nostre teste, tuttavia attraverso questo lavoro di divulgazione sulle bellezze naturalistiche italiane e non solo spero di sensibilizzare quante più persone possibili nella ricerca del bello che la natura ha da offrire.

Non c’è sviluppo e crescita senza l’armonia della natura, sono ormai troppi gli anni in cui la società umana ha lavorato in maniera folle senza preoccuparsi minimamente della sostenibilità e del rispetto del territorio.

Tuttavia, un seme di consapevolezza è stato piantato, sempre più persone oggi sono ormai sveglie, attente e precise nelle loro azioni quotidiane per il rispetto dell’ambiente.

Ed è questo il trend che dobbiamo prendere, non c’è opzione o scelta, la via della sostenibilità, della conservazione e della protezione del territorio sono le sole vie possibili per un’umanità che ha a cuore la sua stessa sopravvivenza.

Per farlo, c’è bisogno di parchi naturali, di zone protette, di rivoluzioni tecnologiche e molto altro.

La buona notizia è che anche tu puoi partecipare alla conservazione attraverso progetti di volontariato in Italia e all’estero.

Se vuoi unirti al movimento ecologista italiano dove scienza e tecnologia sono i principi cardine, unisciti al gruppo Amici di Keep the Planet e prendi parte attiva al cambiamento.

Alessandro Nicoletti.

Leave a Reply