L’orso bruno, un mammifero che dobbiamo proteggere

Gli orsi o ursidi sono una famiglia di mammiferi onnivori diffusi praticamente in quasi tutte le latitudini.

Dal freddo artico dove troviamo l’orso polare, fino alle foreste tropicali dove regna l’orso della luna, la famiglia degli orsi è ampia e variegata.

Purtroppo, nonostante la grande varietà e distribuzione, molte specie di orso sono in serio pericolo di estinzione.

I motivi sono sempre gli stessi, deforestazione, caccia illegale, crescita demografica umana fuori controllo, cambiamenti climatici, sfruttamento delle risorse naturali, inquinamento, tutti questi fattori stanno decimando la quasi totalità delle specie animali selvatiche.

Non a caso la nostra epoca ha preso il nome di Antropocene, l’epoca dell’uomo, che sta provocando la sesta grande estinzione nella storia biologica della terra.

Il modello di sviluppo attuale non è compatibile con la protezione della natura e dell’ambiente, finché si metterà il mero profitto davanti alla salvaguardia delle risorse naturali, il futuro delle specie animali, uomo compreso, sarà in serio pericolo.

Come associazione ambientalista cerchiamo attraverso la divulgazione scientifica di avvicinare l’opinione pubblica verso i temi ambientali condannando gli estremisti e promuovendo la ricerca scientifica come punto centrale nella protezione della natura.

Specie di orso

La famiglia degli orsi è composta da 8 specie differenti racchiuse in tre sottofamiglie.

La sottofamiglia Ailuropodini rappresentata dal solo Panda gigante (Ailuropoda Melanoleuca), la sottofamiglia Tremarctini rappresentata dall‘orso con gli occhiali e la sottofamiglia degli Ursini che racchiude le restanti 6 specie ancora esistenti.

Di queste ultime, troviamo:

  1. Orso nero nordamericano (Ursus Americanus);
  2. Orso bruno (Ursus arctos);
  3. Orso polare (Ursus maritimus);
  4. Orso nero asiatico conosciuto anche come orso della luna (Ursus malayanus);
  5. Orso labiato (Melursus Ursinus );
  6. Orso malese conosciuto anche come orso del sole (Helarctos Malayanus).

Orso bruno: cenni generali

L’orso bruno è una delle specie di orso più diffuse al mondo con una popolazione di circa 200.000 esemplari sparsi tra Nord America, Europa, Russia e Asia.

Il numero di individui e il vasto areale dell’orso bruno fanno sì che la specie non sia inserita nella lista delle specie in pericolo di estinzione, tuttavia a livello locale esiste una forte frammentazione delle sottospecie che in futuro potrebbe provocare una rapida scomparsa dell’animale.

Questo ad esempio è il caso della sottospecie italiana di orso bruno, lorso marsicano endemico della nostra penisola presente con soli 50 individui.

Oltre alla sottospecie italiana, esiste una grande varietà locali di orso bruno che per anni hanno diviso la comunità scientifica.

Alcuni ricercatori hanno individuato ben 90 sottospecie, mentre le più recenti indagini genetiche hanno evidenziato solamente cinque grandi gruppi dove al loro interno le sottospecie locali condividono la quasi totalità del pool genetico.

Ad oggi, le sottospecie di orso bruno catalogate sono 16 viventi e 2 estinte.

L’areale dell’orso bruno è molto ampio, ricopre praticamente tutto l’emisfero boreale, dall’Alaska alla Siberia, la Scandinavia, l’altopiano del Tibet, la Turchia centrale, parte dei Balcani, montagne italiane e nord della Spagna.

areale orso bruno

In passato l’areale era molto più esteso, raggiungendo addirittura l’Africa e l’America centrale, ma la crescita demografica umana ha ovviamente ridotto l’habitat per orsi e altri animali selvatici.

Di tutte le sottospecie, quelle europee sono quelle più frammentate e divise tra loro. Gli orsi bruni censiti in Europa sono circa 14.000.

Le aree più critiche per la sopravvivenza dell’orso sono i Pirenei franco-spagnoli con soli 18 esemplari presenti, e l’Italia centrale con 50 individui.

L’orso bruno è tra i mammiferi terrestri più grandi in natura, possono superare i 1000 Kg di peso e una lunghezza di 3,5 metri.

Le dimensioni variano notevolmente tra le varie sottospecie: la più piccola è quella siriana, mentre la più grande la troviamo in Alaska.

Sono animali plantigradi, cioè camminano con la pianta del piede appoggiata al terreno, e sono capaci di rizzarsi sulle zampe posteriori anche per lunghi periodi.

Hanno un folto mantello dal colore variabile a seconda dell’habitat. L’orso è un animale notturno e solitario ed ha la particolarità di cadere in letargo invernale grazie alle riserve di grasso accumulate in estate.

Habitat dell’orso bruno

L’orso bruno è un animale che si adatta ai diversi habitat della zona.

In America del Nord vive in grandi spazi aperti, mentre in Europa predilige i fitti boschi di montagna.

La differenza è dovuta principalmente dall’uomo, dove in Nord America la minore presenza umana non impedisce all’orso di ricoprire vaste aree inabitate che in Europa essenzialmente non esistono.

L’orso ha necessità di incontrare un riparo asciutto per passare il letargo invernale che spesso è rappresentato da una grotta.

Riproduzione dell’orso bruno

L’orso è una specie dal tasso riproduttivo molto basso. Le femmine raggiungono la maturità sessuale intorno ai 5 anni d’età, mentre i maschi qualche anno più tardi per via della competizione con gli altri individui.

Durante il periodo dell’accoppiamento infatti, i maschi adulti competono tra loro anche attraverso feroci lotte e ovviamente i maschi adulti più grandi, forti ed esperti vincono la battaglia.

La stagione degli amori inizia in primavera fino all’estate, a seguito dell’accoppiamento l’ovulo fecondato deve attendere il periodo invernale per aderire alla parete uterina. Durante il letargo il feto cresce, per poi venire alla luce nel mese di Febbraio.

La cucciolata è composta in media da 2-3 cuccioli, la mortalità è molto alta perché i maschi adulti sono molto aggressivi e attaccano per potersi accoppiare nuovamente nella stagione degli amori.

I cuccioli rimangono con la madre per alcuni anni, mentre i padri non partecipano alla crescita dei piccoli.

Cosa mangia l’orso

Il successo dell’orso come specie quasi cosmopolita è dovuta anche dal fatto che è un animale dalla dieta molto varia che dipende dal luogo e dal periodo dell’anno.

Appena risvegliato dal letargo, l’orso si ciba prevalentemente di erbe e carcasse di animali morti, mentre con l’arrivo della primavera si ciba di frutta e insetti.

In primavera l’orso si ciba prevalentemente di vegetali erbacei come tarassaco, cicoria, angelica, carota selvatica, sedano dei prati, pimpinella, veccia, erba medica, trifoglio, graminacee, eccetera.

In estate l’orso aumenta il consumo di frutta come le ciliegie, le pere selvaticche, fragole, lamponi e bacche varie.

Essendo onnivoro, non disdegna la carne di piccole prede ed insetti.

Nel periodo che precede il letargo entra in iperfagia, cioè mangia più del dovuto per accumulare le riserve di grasso necessarie per l’inverno. Il grasso è di vitale importanza anche per lo sviluppo della prole, in mancanza di una riserva sufficiente infatti i feti vengono assimilati dalla madre.

E’ un animale onnivoro opportunista che non disdegna le coltivazioni e gli impianti di apicoltura. Molto goloso di miele infatti, è uno dei suoi cibi preferiti.

Dove vive l’orso in Italia

In Italia, l’orso bruno è presente in tre differenti zone.

Il primo gruppo vive nelle Alpi centrali del Trentino, prevalentemente nel Parco Naturale dell’Adamello.

Istituito nel 1967, con i suoi 618 kmq è il parco più grande del Trentino e ospita tutte le specie caratteristiche delle Alpi, orso compreso. 

Proprio in questo parco nacque il progetto Life Ursus per il recupero della specie in quanto alla fine degli anni novanta erano rimasti solo 3 esemplari portando la specie sull’orlo dell’estinzione.

Tra il 1999 e il 2002 vennero rilasciati 10 orsi (3 maschi e 7 femmine) provenienti dalla Slovenia, di età compresa tra i 3 e i 6 anni. Grazie al progetto di conservazione, la popolazione del Trentino è in continua crescita con circa 60 individui censiti nel 2015.

Il secondo gruppo vive nelle Alpi orientali, nelle zone di confine tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Slovenia. In questa zona la presenza dell’orso è dovuta dalle migrazioni degli orsi dalla Slovenia che conta una popolazione di circa 500 esemplari.

Tutti gli orsi che vivono sull’Arco Alpino fanno parte della sottospecie euroasiatica, mentre il terzo gruppo è considerato una sottospecie a se denominata orso bruno marsicano.

In vita rimangono solo 50 esemplari della sottospecie appenninica che vive prevalentemente all’interno dei confini del Parco Nazionale d’Abruzzo.

Simbolo del parco, l’orso bruno marsicano è considerato una sottospecie differenziata geneticamente dagli orsi delle Alpi e quindi rappresenta un endemismo esclusivo dell’Italia centrale.

Grazie alle ultime campagne di monitoraggio e analisi genetiche,  si valuta una popolazione di circa 50 esemplari all’interno del parco e delle aree limitrofe.

Pericoli per l’orso marsicano

orso brunoMentre le popolazioni alpine di orso non sono in pericolo di estinzione perché fanno parte di una sottospecie numerosa, per l’orso marsicano i pericoli sono nettamente superiori.

Non è infatti possibile ripopolare le aree da altre zone per non perdere l’unicità dell’endemismo dell’Italia centrale.

La criticità delle popolazioni appenniniche è l’isolamento geografico e il ridotto areale che probabilmente ha già raggiunto la capacità portante.

Ogni ambiente naturale infatti ha un numero massimo di individui di una determinata specie che può sopportare.

L’orso ha bisogno di ampi spazi sia per la ricerca del cibo sia per la competizione per la riproduzione.

In Italia centrale questi spazi sono limitati ai parchi nazionali montuosi che inoltre tutto sono scollegati tra loro. La fauna selvatica ha infatti bisogno di corridoi naturali per gli spostamenti.

In base alle stime attuali, la popolazione è stabile, ma non ci sono riscontri di crescita anche per il limitato numero di femmine sessualmente mature e i tassi di mortalità attuali che non permettono la crescita.

Ogni anno infatti avvengono due o tre morti non naturali provocate prevalentemente per colpa dell’uomo.

Dal 1970 al 2014 sono state ritrovate 117 carcasse, dove il 79% sono attribuibili all’uomo sotto forma di avvelenamenti o bracconaggio.

Da sempre infatti il rapporto tra uomo e orso è conflittuale. I pastori e gli agricoltori di montagna lamentano le perdite economiche per colpa dell’orso (rimborsate dallo stato quindi non hanno ragione di esistere), ma soprattutto per la paura di attacchi.

Gli attacchi sono rari, l’orso infatti tende a scappare dall’uomo, mentre gli attacchi avvengono solo in casi estremi con l”animale ferito o in difesa dei cuccioli.

Nel caso dell’orso marsicano, non ci sono attacchi documentati.

In estrema sintesi, i pericoli dell’orso bruno sono gli stessi di tutta la grande fauna selvatica. La continua crescita demografica ha ridotto le aree naturali a discapito delle attività umane quali agricoltura e allevamento.

Proteggere l’orso

Dopo il secolo scorso dove lo sterminio organizzato ha portato alla quasi totale scomparsa dell’orso in Italia e nel mondo, in questi ultimi decenni fortunatamente la consapevolezza ecologica è aumentata portando all’istituzione di parchi nazionali e di leggi apposite per la salvaguardia delle specie selvatiche.

L’orso è una specie protetta in numerose nazioni europee, Italia compresa, grazie alle convenzioni internazionali e da leggi nazionali.

In alcuni paesi sono stati elaborati appositi piani di gestione per le popolazioni locali, con lo scopo di garantire la salvaguardia della specie e una coesistenza con l’uomo.

La prima legge italiana a protezione dell’orso in Italia venne rilasciata nel 1939, mentre ora è in vigore la legge quadro sulla protezione della fauna selvatica n. 157 del 1992.

L’orso è compreso tra le specie “particolarmente protette” e sono previste sanzioni penali nel caso di abbattimento. L’orso figura negli elenchi delle specie protette dell’Unione Europea del 1992.

Queste leggi hanno invertito il trend di drastico calo, tuttavia i pericoli per la specie continuano in quanto non è possibile monitorare tutto l’areale da azioni di bracconaggio e di incidenti di varia natura.

Per continuare con la protezione, si devono continuare gli sforzi di conservazione attraverso monitoraggio da parte dei ricercatori, informazione della popolazione locale e il continuo controllo delle aree protette.

Orso bruno: considerazioni finali

Per continuare l’opera di salvaguardia dell’orso bruno, si auspicano pene più severe contro i bracconieri e risorse per il controllo delle leggi.

Nuove e sempre più severe leggi contro i crimini e un continuo finanziamento aiuteranno l’orso a sopravvivere anche nel nostro territorio.

Fortunatamente la specie è protetta, come associazione ambientalista ci auguriamo l’aumento delle aree naturali protette in Italia e nel mondo per continuare l’opera di conservazione iniziata.

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