Il lato nascosto dell’industria della bellezza: l’impatto ambientale

Vogliamo essere belli, giovani per sempre, ma tutto questo ha un costo sia in termini economici che ambientali..

Oggi voglio parlarvi del mondo della cosmetica e il suo impatto ambientale.

Leggi l’articolo o guarda il video su You Tube:

Quando pensiamo all’inquinamento ci viene subito in mente il petrolio, le auto, gli scarichi industriali, la deforestazione, gli allevamenti intensivi, ma mai nessuno pensa all’industria dei cosmetici.

Un’industria da 532 bilioni di dollari e con un trend in continua crescita.

Influencer, canali social, mass media, siamo inondati continuamente da messaggi di bellezza, di apparenza, non vogliamo invecchiare e per questo spendiamo tonnellate di soldi, ma ignoriamo gli effetti sull’ambiente.

I danni ambientali della cosmetica

impatto ambientale cosmeticaIl primo danno ambientale dell’industria cosmetica è rappresentato dalle confezioni monouso utilizzate per il confezionamento dei prodotti.

Prodotti che sono spesso venduti in piccoli quantitativi per motivi di marketing e di profitto aumentando notevolmente la produzione di rifiuti.

Tubi, tubetti, tappi, contenitori dalle forme più assurde, l’industria della bellezza usa formati particolari che spesso non possono finire nella filiera del riciclaggio.

Se nella bottiglia dello shampoo c’è scritto riciclabile, questo non significa che verrà fatto.

L’industria cosmetica globale produce 120 miliardi di unità di imballaggio ogni anno, e sono poche le aziende che aderiscono volentieri ai programmi di sostenibilità:

Più complessa o costosa è la confezione, più difficile sarà raccoglierla, separarla e riciclarla.

Di conseguenza, conviene buttarla via che investire le risorse necessarie per recuperarlo.

Il problema dell’inquinamento plastico causato dall’industria della cura del corpo e della bellezza purtroppo non finisce qui, anzi, quello dello smaltimento delle confezioni è solo la punta dell’iceberg.

C’è infatti un nemico molto più piccolo,ma anche più insidioso e si chiama microplastica.

Pochi forse sanno che all’interno di dentifrici, scrub per il corpo, creme, ci sono delle piccole sfere plastiche più piccole di un granello di sabbia che sono una delle componenti principali del brodo di microplastica che purtroppo soffoca i nostri mari.

Sembra incredibile, ma ci laviamo i denti con loro, ci sciacquiamo la faccia, ci laviamo i capelli, le microsfere sono praticamente ovunque.

Sono così piccole che i filtri di depurazione non riescono a trattenerle con l’inevitabile flusso in mare aperto.

Una delle cose più drammatiche di queste microsfere è che fungono da vere e proprie spugne dove molte sostanze tossiche aderiscono e si diffondono.

Stiamo parlando di miliardi di palline microscopiche che ogni giorno finiscono nei nostri scarichi.

Parliamo di oltre 5 trilioni di microsfere e la quantità continua a crescere ogni giorno.

Fortunatamente, dopo anni di battaglie ambientaliste, la politica ha iniziato a muoversi e ad oggi in europa sono fortunatamente vietati.

Questo non significa affatto che il problema sia risolto, il problema della contraffazione di cosmetici è enorme e bisogna prestare particolare attenzione quando si acquistano prodotti economici.

Ora, la domanda nasce spontanea.

Come riconoscere la presenza di microplastiche in un prodotto?

Occorre leggere attentamente l’INCI, l’elenco degli ingredienti del prodotto. L’Unep ha stilato anche una lista di ingredienti che indicano la presenza di microplastiche, ovvero: Polyethylene (Pe), Polymethyl methacrylate (Pmma), Nylon, Polyethylene terephthalate (Pet), Polypropylene (Pp).

Altro problema legato al grande utilizzo dei prodotti di bellezza è legato al rilascio in ambiente delle sostanze contenute al loro interno.

Esemplare il caso delle creme solari, che contengono oxibenzone, una sostanza chimica che protegge la pelle dai raggi solari, ma che ha anche un impatto negativo sulle barriere coralline.

Varie ricerche scientifiche hanno infatti dimostrato la relazione tra il rilascio di creme solari in mare e lo sbiancamento delle barriere coralline, uno degli ecosistemi marini più importanti per la salute degli oceani.

Ogni volta che applichiamo la protezione solare stiamo lentamente uccidendo la barriera corallina.

Quello delle creme solari è solo uno degli esempi, le tantissime sostanze dannose contenute specialmente nei prodotti più economici, sono una delle minacce più serie per il mare e per la natura in generale.

Purtroppo l’impatto dell’industria della bellezza non finisce qui perché non possiamo non menzionare il business dietro l’approvvigionamento delle materie prime utilizzate.

Se da una parte c’è il problema delle sostanze chimiche, dall’altra anche gli ingredienti naturali come olio di palma, vaniglia e mica che hanno un impatto ambientale e sociale.

Pochi forse sanno che la brillantezza e l’effetto lucente di rossetti, smalto per unghie, prodotti per capelli, è dovuta alla presenza di mica, un minerale friabile di aspetto cristallino che in virtù delle sue proprietà luminose, termiche, chimiche, è utilizzato non solo nell’industria della cosmetica, ma anche delle vernici, dell’elettronica, delle automobili.

Ancora più esiguo è il numero di quanti sanno che un quarto della produzione mondiale di mica proviene dall’India, tratto da miniere per il 90% illegali che impiegano una gran quantità di lavoro minorile.

Invece di andare a scuola i bambini passano le loro giornate a sminuzzare le scaglie di mica, quando non si calano nei tunnel sotterranei per staccare le lastre e portarle in superficie.

I bambini lavoratori non devono fare i conti solo con la fatica, ma anche con la polvere che ne compromette i polmoni e con gli incidenti talvolta così gravi da provocare ferite e fratture mutilanti se non la morte.

Dietro alle bellissime modelle e modelli che ogni giorno ci fanno desiderare di essere più belli e più giovani, purtroppo l‘industria della bellezza ha il suo lato nascosto.

Ridurre l’impatto ambientale della cosmetica

Noi possiamo con le nostre scelte limitare l’impatto ambientale. Nonostante la dimensione gigante del problema, nel nostro piccolo abbiamo il dovere di limitare l’utilizzo e di comprare responsabilmente.

Ci sono alcune aziende che hanno iniziato a sviluppare prodotti innovativi che limitano le confezioni, molto interessanti sono ad esempio lo sviluppo di shampoo solidi che non necessitano di contenitori.

Un’altra incoraggiante novità è data dalla mica sintetica prodotta in laboratorio.

Importante inoltre scegliere aziende che si sono impegnate nella riqualificazione ambientale e che hanno un sistema di tracciamento per l’approvvigionamento delle materie prime.

Lo so, non è sempre facile leggere le etichette e capirle, ma dobbiamo impegnarci per diventare consumatori attenti e consapevoli e chiedere attivamente alle aziende una maggiore responsabilità sociale e ambientale.

Se vogliono i nostri soldi, devono meritarseli.

DIVENTA NOSTRO SOCIO E SCARICA IL DATABASE RISERVATO PER LAVORARE NELLA CONSERVAZIONE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *