L’impatto ambientale delle coltivazioni di cacao 🍫🍩 🍪

In questo video/articolo parleremo dell’impatto ambientale delle coltivazioni di cacao, uno degli alimenti più diffusi al mondo.

Puoi leggere l’articolo o guardare il video:

https://youtu.be/5wHH3TByPiA

Un’ antica leggenda azteca narra delle origini mitologiche del cioccolato, uno degli alimenti più amati e richiesti al mondo.

Gli aztechi credevano infatti che il cioccolato fu un dono all’umanità da chezalquat, guerriero e dio dei venti capace di muovere il sole grazie al suo respiro.

Quetzalcoatl venne mandato a cavallo della luce del mattino a portare la pianta miracolosa e divina del cacao all’umanità.

Pianta divina e straordinaria che dona all’umanità uno dei simboli della nostra alimentazione, un cibo legato al piacere, al lusso, alle emozioni, una pianta straordinaria che potrebbe essere coltivata in maniera sostenibile, addirittura utile per la biodiversità terrestre, ma che tuttavia per colpa dell’avidità umana è diventata anche sinonimo di deforestazione e sfruttamento.

Come si produce il cacao

Considerato il cibo degli dei, le mille forme del cioccolato che tutti noi conosciamo hanno origine dal frutto del Theobroma Cacao, albero sempreverde originario dell’America centrale e meridionale.

Le foreste equatoriali sono l’ambiente ideale per le coltivazioni di cacao, la pianta infatti cresce in maniera ottimale in climi caldi ed umidi. I frutti di cacao devono essere spaccati a metà così da estrarne le fave che verranno poi fermentate in grandi vasche per bloccare la germinazione del seme e per eliminare la polpa.

Una volta terminata la fermentazione, il cacao verrà messo ad essiccare al sole tra i 7 e i 15 giorni. Una volta essiccate sono pronte per il mercato occidentale che provvederà a trasformarlo nei vari prodotti finali che tutti conosciamo.

Una tazza di questa preziosa bevanda permette all’uomo di camminare un giorno intero senza cibo. E’ così che Il conquistadores Hernan Cortes descrisse il cioccolato all’imperatore Carlo 5 nel 1524.

Da quella data, il cioccolato divenne un cibo richiestissimo in tutto il mondo occidentale. Ma è solo negli anni successivi alla seconda guerra mondiale in poi che la sua domanda esplose in tutto il mondo.

Dove viene prodotto il cacao

Il 70% dei semi di cacao del mondo proviene da quattro paesi dell’Africa occidentale: Costa d’Avorio, Ghana, Nigeria e Camerun. La Costa d’Avorio e il Ghana sono i due più grandi produttori di cacao: insieme producono oltre la metà del cacao mondiale. Questi due paesi sono seguiti da altri paesi produttori di cacao come l’Indonesia, la Nigeria, il Camerun, il Brasile e l’Ecuador.

Per capire l’impatto ambientale delle coltivazioni di cacao analizzeremo la situazione della Costa D’avorio, il maggior produttore al mondo.

Conosciamo la realtà che si nasconde dietro le coltivazioni grazie all’incredibile lavoro effettuato dall’associazione ecologista Mighty Earth nel report Chocolate Dark Secret.

A migliaia di chilometri dalle case americane ed europee dove viene divorata la maggior parte del cioccolato mondiale, si trova il paesaggio desolato della Costa d’Avorio in Africa.

L’impatto ambientale della produzione di cioccolato

impatto coltivazione cioccolatoCome ci suggerisce il nome, la costa d’avorio era un tempo ricoperta da foreste lussureggianti ricche di elefanti, oggi quello che un tempo era un paradiso terrestre, si è trasformato in una rete di coltivazioni di cacao illegali che crescono all’interno di riserve e parchi nazionali.

In questa immagine possiamo vedere il drastico calo delle foreste in soli 15 anni, foreste che hanno lasciato il posto a vaste monocolture di cacao.

Praticamente tutte le aziende che troviamo sugli scaffali acquistano la materia prima da pochissimi intermediari che controllano oltre il 50% del mercato globale.

L’investigazione della ONG Mighty Earth ha scoperto che per anni le principali aziende mondiali di cioccolato hanno acquistato cacao coltivato attraverso la deforestazione illegale di parchi nazionali, foreste protette e aree circostanti i parchi della Costa d’avorio e del Ghana.

Scimpanzé, elefanti e altre popolazioni di animali selvatici sono stati decimati dalla conversione delle foreste in entrambi i paesi al cacao; in Costa d’Avorio rimangono solo 200-400 elefanti di una popolazione originaria di centinaia di migliaia.

Ora, l’industria del cioccolato sta portando il suo modello di produzione insostenibile verso nuove frontiere forestali in altre parti dell’Africa, dell’America Latina e del Sud-Est asiatico.

Fortunatamente, le più grandi aziende mondiali di cioccolato hanno iniziato a riconoscere pubblicamente la loro responsabilità nell’affrontare la deforestazione.

Ed è qui che l’opinione pubblica, io tu, noi, possiamo fare la differenza chiedendo prodotti di origine certificata senza l’utilizzo di pratiche insostenibili come la deforestazione di parchi nazionali protetti.

Leggi anche: alimentazione sostenibile cos’è?

Il business del cioccolato siamo noi

Il cioccolato è un business multimiliardario, se nel 2012 il mercato globale era di circa $ 150 miliardi, nel 2025 è destinato a raggiungere l’incredibile somma di 223 miliardi di $.

La popolazione globale consuma quasi 8 milioni di tonnellate di cioccolato e altri prodotti a base di cacao e la domanda aumenta del 2-5% ogni anno.

La maggior parte del cioccolato mondiale viene prodotto e consumato in Europa e Nord America, lontano dai campi dell’Africa occidentale dove viene coltivata la maggior parte del cacao.

Una delle tante assurdità del modello economico attuale ci viene proprio dal mondo del cioccolato, devi sapere infatti che molti produttori africani di cacao non hanno mai assaggiato il prodotto finale.

In Costa d’Avorio i coltivatori di cacao guadagnano circa 50 centesimi al giorno e in Ghana 84, centesimi.

Gli agricoltori sono imbrogliati e sfruttati poiché le vere entrate e i veri profitti del cioccolato sono fortemente sbilanciati verso commercianti e produttori.

La Costa d’Avorio un tempo vantava uno dei più alti tassi di biodiversità in Africa, con migliaia di specie endemiche. Inutile dire che il disboscamento delle foreste per produrre cacao all’interno di aree protette viola la legge ivoriana.

Uno studio condotto da studiosi dell’Ohio State University e da diverse istituzioni accademiche ivoriane ha esaminato 23 aree protette in Costa d’Avorio e ha scoperto che sette di esse erano state quasi interamente convertite al cacao.

Si stima che oltre il 90% della massa terrestre di queste aree protette sia ora coperta da queste coltivazioni.

Questo ha ovviamente portato specie simbolo di questo paese come elefanti e scimpanze sull’orlo dell’estinzione.

Il processo di deforestazione per il cacao inizia con i coloni che invadono parchi e altre aree boschive. Questi coloni poi ripuliscono progressivamente il sottobosco e le foreste abbattendo o bruciando gli alberi esistenti.

Con le foreste scomparse, i coloni piantano alberi di cacao, che impiegheranno anni prima che siano pronti per il raccolto.

Tutto questo è purtroppo possibile anche grazie alla corruzione dei governi locali che vedono nelle coltivazioni una possibilità di arricchimento.

Alternative alla deforestazione

E la cosa più triste di tutta questa situazione che si è venuta a creare è la particolarità della pianta del cacao che potrebbe vivere in maniera ottimale in ambienti agroforestali formati da più piante diverse.

Invece di continuare a disboscare foreste creando monocolture al sole, le aziende dovrebbero incentivare la produzione di cacao coltivato all’ombra e sul miglioramento della resa per ettaro.

In Africa occidentale, l’industria del cioccolato ha fatto affidamento principalmente sul disboscamento delle foreste e sulla coltivazione del cacao in pieno sole per aumentare la produttività a breve termine.

Tuttavia, il cacao coltivato all’ombra, cioè quello coltivato sotto la volta della foresta promuove il ciclo dei nutrienti, il controllo dell’erosione, la regolazione dell’acqua, la fissazione dell’azoto, l’impollinazione delle colture e una ridotta crescita delle erbe infestanti.

Questo permetterebbe l’implementazione di un sistema sostenibile di produzione dove le foreste pluviali non vengono abbattute, ma anzi utilizzate in maniera sostenibile per la produzione di cacao.

La monocoltura del cacao che spazza via le foreste equatoriali non è solo una pratica dannosa, ma anche non necessaria per l’ottenimento di un cacao di qualità.

Ed è per questo motivo che noi consumatori abbiamo un grande potere, ogni giorno davanti al bancone del cibo abbiamo un potere enorme capace di cambiare le politiche delle multinazionali. Un potere che va esercitato ogni singolo giorno.

Anche grazie al seguito del lavoro dell’ONG, nel 2017 I governi della Costa d’Avorio e del Ghana e 35 importanti aziende di cacao e cioccolato si sono uniti nell’iniziativa Cocoa & Forests per porre fine alla deforestazione e ripristinare le aree forestali.

Ora, dobbiamo solo sperare che dalle parole, seguano i fatti.

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