Qual è l’impatto ambientale delle auto elettriche?

Grazie alle auto elettriche saremo finalmente green, ad impatto zero, in armonia con tutte le creature del pianeta, siamo sicuri?

Se vuoi conoscere l’impatto ambientale delle auto elettriche puoi continuare la lettura dell’articolo o guardare direttamente il video sul nostro canale YouTube:

https://www.youtube.com/watch?v=sMTrnOQNH-M

 

1,4 miliardi circa di auto esistenti, la quasi totalità di questi veicoli utilizzano i derivati del petrolio per circolare nei quattro angoli del pianeta terra.

Gli effetti collaterali sono sotto gli occhi di tutti, aria irrespirabile, consumo di petrolio, emissioni di gas serra, inquinamento.

L’auto non è solo libertà di movimento, ma anche prestigio sociale, status simbol, sogni da realizzare, soldi da mostrare, ma tutto questo ha un chiaro impatto sulla salute nostra e dell’ambiente.

Non solo auto, ma anche aerei, navi, camion, il modello attuale dipende esclusivamente dall’industria del petrolio.

L’estrazione del petrolio è un processo ad alta intensità energetica che danneggia gli ecosistemi naturali e causa disastri ambientali epocali come le ormai note fuoriuscite di petrolio.

Per far fronte all’ormai inevitabile cambiamento climatico e per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo, il mondo ha iniziato una progressiva e inarrestabile transizione dal petrolio all’elettrico.

L’impatto ambientale delle auto elettriche

Non è certo un mistero che le principali case automobilistiche stanno investendo miliardi in ricerca e sviluppo per far fronte all’ormai certo passaggio ad auto elettriche.

Questo viene visto come un grande passo in avanti verso la sostenibilità ambientale e si tende a vedere l’elettrico come la soluzione ai mali del nostro millennio.

Ma siamo sicuri che sia tutto green e sostenibile?

La scienza è concorde nell’affermare che le auto elettriche sono migliori dal punto di vista ambientale rispetto alle auto a benzina, tuttavia ci sono ancora tante questioni da affrontare.

Le auto consumano molta energia prima di arrivare su strada. La produzione automobilistica lascia un’impronta gigantesca perché materiali come acciaio, gomma, vetro, plastica, vernici e molti altri devono essere creati prima che un nuovo veicolo sia pronto per il lancio.

Non importa se il motore sarà elettrico o a scoppio, questo impatto non può essere ignorato.

Questo è il primo punto da considerare per non cadere nella solita trappola del greenwashing.

La mobilità individuale su auto inquina

Sicuramente la maggior parte dell’impatto ambientale di un’automobile è dovuto al consumo di carburante e alle emissioni di inquinamento atmosferico e gas serra.

Le auto elettriche sicuramente apporteranno enormi benefici nella qualità dell’aria cittadina, potremo finalmente dire addio a polveri sottili e particolato, sostanze altamente dannose per la nostra salute.

In termini di emissioni le auto elettriche vincono contro le auto tradizionali.

I dati parlano chiaro, l’energia contenuta in 6 litri di gasolio sono l’equivalente di una batteria a pieno carico di 60 kwat/h, con 6 litri di gasolio percorriamo circa 120 km, mentre con l’equivalente elettrico ben 350 km.

Discorso vantaggioso simile per le emissioni su 100 km l’auto tradizionale emette 3 volte tanto Co2.

Da questo punto di vista i vantaggi delle auto elettriche non possono venire ignorate, tuttavia questo non significa che l’intero settore della mobilità sarà a impatto zero.

Le principali problematiche dell’elettrico

impatto ambientale auto elettricheLe tre principali problematiche che dovremo affrontare saranno:

  • il metodo di produzione dell’energia con cui ricaricheremo le batterie;
  • l’acquisizione dei minerali necessari per produrre le batterie;
  • smaltimento.

Gran parte delle attività minerarie per estrarre i minerali necessari come nichel, litio, cobalto, rame e terre rare sono concentrate in luoghi come la Russia, l’Indonesia, la Cina e la Repubblica Democratica del Congo, luoghi in cui la supervisione ambientale è spesso scarsa, gli standard di lavoro spesso assenti e nessun rispetto delle comunità locali.

Con il numero di veicoli elettrici sulle strade che dovrebbe aumentare dai 10 milioni attuali ad oltre 145 milioni entro il 2030, la domanda di minerali per batterie è destinata a crescere.

Alcuni osservatori del settore avvertono che questo potrebbe alimentare un boom delle miniere altamente inquinanti che cresceranno a discapito di foreste sane e mari puliti.

Tra i minerali necessari, il cobalto è il minerale più difficile da gestire considerando che la maggior parte proviene dalle miniere della RDC. Le immagini che arrivano dal paese sono chiare, nessun rispetto ambientale, nessuna tutela per i lavoratori, utilizzo di bambini minatori.

Se vogliamo parlare di rivoluzione dell’elettrico, questi sono aspetti che non possiamo ignorare.

Una soluzione potrebbe arrivare dalla tecnologia, alcune case automobilistiche stanno ad esempio lavorando su batterie che non prevedono cobalto al loro interno.

Lo sviluppo sostenibile passerà necessariamente sull’ottimizzazione dell’utilizzo di questi minerali e sulla certificazione della filiera di approvvigionamento.

Il secondo aspetto da considerare per il corretto sviluppo della mobilità elettrica è la fonte di produzione dell’energia necessaria a caricare le batterie.

Solamente la crescita delle energie rinnovabili potrà rendere sostenibile questo fattore vitale.

Entro il 2030 l’Unione Europea ha l’obiettivo di raggiungere il 30% di energia prodotta da fonti rinnovabili quali sole, vento e acqua, la sfida è aperta e certamente non sarà facile da portare a termine.

Terzo aspetto nell’impatto ambientale delle auto elettriche è lo smaltimento delle batterie.

Considerando l’enorme crescita che avverrà nei prossimi anni, per risolvere il problema dobbiamo sin da subito lavorare con l’obiettivo di riciclare e riutilizzare al massimo le batterie.

Con alte percentuali di riciclo avremo bisogno di meno miniere e avremo meno materiali inquinanti da smaltire.

Un passo intrapreso è stato quello di responsabilizzare le aziende e renderle responsabili dello smaltimento. Certificare la filiera di produzione, liberarci dalla dipendenza da alcuni materiali, e pensare a tutto il processo, dalla produzione allo smaltimento.

Oggi la percentuale di recupero è del 50% circa, ma l’obiettivo del 2030 è quello di raggiungere il 95% rendendo la filiera forse sostenibile nel lungo termine.

Oggi ad esempio si recuperano materiali rari, ma non il litio perché ancora abbondante ed economico, ma non è detto che queste condizioni rimarranno in futuro.

Le aziende più virtuose stanno lavorando a processi di ecodesign per ottimizzare il riciclo che inevitabilmente dovremo affrontare.

Considerando che in Italia il mercato dell’elettrico cresce ogni anno del 100% rispetto all’anno precedente, le autorità dovranno implementare regole di responsabilità sin da subito.

Le batterie infatti non sono rifiuti normali, vanno riciclate, e la situazione attuale nel nostro paese non è ottimale. Ad oggi infatti le batterie vengono stoccate in Italia per poi essere spedite all’estero per smaltirle come si deve.

Nonostante il modello di business di economia circolare delle batterie sia ancora il grande assente, questo non significa che le batterie dovranno morire insieme all’auto. Queste sono infatti capaci di una seconda vita come accumulatore di energia utilizzabile in diversi ambiti.

Il futuro della transizione elettrica

Gli esperti concordano sul fatto che una transizione dalle auto a benzina ai veicoli elettrici non sia una panacea per la lotta globale contro il cambiamento climatico.

Deve andare di pari passo con il cambiamento della società che promuove un maggiore uso dei trasporti pubblici e modalità di viaggio alternative, comprese le biciclette e gli spostamenti a piedi.

Ridurre l’uso dei veicoli privati richiede molti fondi e pianificazione delle politiche comunitarie.

Le epoche cambiano, ma il concetto rimane lo stesso, nell’800 estraevamo carbone, nel 900 petrolio, e ora nel 2000 estrarremo litio, cobalto, terre rare.

Prendiamo quello che ci serve dal sottosuolo, lo trasformiamo attraverso processi più o meno inquinanti, utilizziamo il prodotto e poi quando questo non ci serve più, lo gettiamo da qualche parte.

E’ facile capire che è praticamente impossibile per noi umani, con il modello attuale, sia in termini di demografia, sia in termini economici, essere del tutto sostenibili e soprattutto ad impatto zero.

Parliamoci chiaro, l’impatto zero non esiste, e non dico questo perché sono contro il progresso, dico questo perché dobbiamo avere ben chiaro in mente di cosa parliamo e di non cadere nella trappola del falso ecologismo, del greenwashing, di strategie di marketing che hanno il solo scopo di non farci venire i sensi di colpa e di venderci cose che spesso nemmeno necessitiamo.

In natura, non esiste scarto, quello che è rifiuto per un livello, è nutrimento per altri. Noi umani siamo i soli capaci in natura di creare rifiuti che non sono compatibili con la vita, pensiamo alla miriade di rifiuti nucleari,chimici, che siamo capaci di produrre.

Siamo arrivati ad un livello tecnologico tale che il nostro modello di sviluppo, di crescita, di vita stessa è entrato profondamente in contrasto con l’essenza stessa della natura.

Per raggiungere il vero impatto zero e la piena sostenibilità dobbiamo risolvere questo paradosso, questo limite che allo stato attuale delle cose è difficilmente superabile.

Dovremmo forse prendere esempio dagli indios della foresta amazzonica, forse gli unici veri rappresentanti dell’impatto zero sulla natura, sulla piena armonia delle cose, dell’equilibrio purtroppo ormai rotto tra noi e madre natura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *