La giraffa, il simpatico mammifero africano in pericolo di estinzione

Un articolo divulgativo di Alessandro Nicoletti sulla giraffa, un mammifero molto conosciuto, ma che rischia di sparire se non tuteliamo il suo habitat originario. Buona lettura!!!

La giraffa è uno degli animali simbolo della fauna selvatica africana, una delle specie più conosciute e amate al mondo. Se tutti conoscono la giraffa, forse non tutti sanno che anche lei, come molte altre specie, rischia di estinguersi sotto il peso delle attività umane.

La specie è infatti inserita nelle liste rosse dell’IUCN come specie vulnerabile perché le popolazioni in natura sono diminuite del 36-40% nelle ultime tre generazioni (30 anni, 1985-2015).

Chiaramente è un lusso che non possiamo permetterci, difendere la biodiversità animale deve essere una prerogativa per l’essere umano.

Ed è proprio questo il motivo che mi spinge a scrivere articoli sugli animali in pericolo di estinzione, voglio sensibilizzare quante più persone possibili all’importanza della conservazione ambientale.

Il mio è uno scopo difficile da portare avanti, troppa è l’ignoranza e la superficialità, la società è oggi una corsa disperata verso l’individualismo, ma fortunatamente non tutto è ancora perduto.

Sono centinaia di migliaia gli individui che in tutto il mondo lavorano alla protezione degli ecosistemi ed è a loro che mi ispiro.

Sarebbe troppo facile focalizzarsi solo sui problemi ed ignorare le soluzioni, la scelta sta a noi, siamo noi a decidere da quale parte stare. Ed è per questo che ti chiedo gentilmente di seguire Keep the Planet e di condividere il messaggio di speranza per le generazioni future.

Se non riusciamo a difendere animali simbolo come la giraffa, di certo non riusciremo a salvare noi stessi come specie.

Giraffa: cenni generali

giraffaCon il termine Giraffa (Giraffe, Brisson 1762) indichiamo un genere di mammifero artiodattilo classificato all’interno della famiglia dei Giraffidi.

Questa specie è considerato l’animale terrestre più alto al mondo e il ruminante più grande.

Sicuramente il suo tratto distintivo è il lungo collo che le caratterizza nel mondo animale e che insieme al caratteristico mantello a macchie lo rende facilmente distinguibile dalle altre specie.

Le zampe anteriori molto lunghe e la forma del corpo completano l’aspetto unico della giraffa.

Le giraffe adulte raggiungono i 5 metri di altezza, i maschi sono più alti delle femmine e i cuccioli alla nascita sono più grandi di un umano.

Il peso medio si aggira intorno alla tonnellata per i maschi, 8 quintali per le femmine che sono infatti più piccole e leggere.

Comparato con la lunghezza di collo e zampe, il corpo è relativamente corto. Il muso caratteristico molto allungato presenta due ossiconi, cioè due protuberanze cartilaginee solidificate simili a corna ricoperti da peli presenti sin dalla nascita sia nei maschi che nelle femmine.

Il periodo di gestazione è di circa 15 mesi, la giraffa non ha un periodo specifico di riproduzione che può avvenire durante tutto l’anno. Si sono evidenziati periodi di sincronizzazione tra le femmine per evitare la predazione da parte di leoni, leopardi, coccodrilli, iene e licaoni.

Se l’esemplare adulto è infatti preda dei soli leoni, i cuccioli hanno molti più predatori.

La giraffa appena nata misura due metri di altezza per 100 chilogrammi di peso, ma crescerà molto rapidamente raddoppiando la sua altezza in un solo anno grazie al latte materno che sarà cibo esclusivo per il primo anno di età. Entro poche ore dalla nascita, il cucciolo è in grado di correre intorno ed è quasi indistinguibile da un esemplare di una settimana di età.

Tuttavia, durante il primo mese il piccolo rimane nascosto nell’erba alta perché è una preda molto facile per i predatori. Questo comporta una mortalità dei cuccioli piuttosto alta intorno al 20%.

Le cure parentali sono portate avanti dalle femmine, i maschi non hanno nessun ruolo, nonostante ciò i ricercatori hanno riscontrato alcune interazioni socievoli tra padri e figli.

I maschi lasceranno la madre intorno i 15 mesi di età per raggrupparsi con altri esemplari maschili, mentre le femmine possono rimanere nello stesso gruppo della madre o unirsi ad un altro gruppo.

Le femmine raggiungono la maturità sessuale all’età di 4 anni, come per i maschi, tuttavia, i maschi devono aspettare almeno altri 3 anni per avere l’opportunità di accoppiarsi.

Il motivo è la competizione con gli esemplari più adulti che impongono con la forza il loro diritto di accoppiarsi.

Tra i maschi sono infatti frequenti gli scontri noti come necking, un duello a volte violento dove il collo viene utilizzato come strumento esclusivo per colpire l’avversario.

I duellanti non utilizzano mai morsi e calci che vengono invece utilizzati contro i predatori. La sfida si conclude con la fuga del perdente, il vincitore per affermare la vittoria simula un accoppiamento

Le giraffe vivono in gruppi dalle dimensioni variabili, il gruppo è aperto e i legami sociali tra individui deboli. Il gruppo infatti è molto variabile e in continua evoluzione. Il numero massimo di individui riscontrato in un gruppo è di 32 esemplari.

I gruppi più stabili sono quelli formati da madri e cuccioli, sono noti gruppi composti da femmine e maschi, quest’ultimi da giovani tendono a raggrupparsi per poi via via assumere una vita sempre più solitaria.

La vita media di una giraffa è di 20-25 anni.

Le giraffe mangiano prevalentemente foglie e ramoscelli di Acacia, Commiphora e Terminalia, ma non disdegna frutti, radici ed erba che comunque rappresentano una fonte marginale della dieta. Le giraffe utilizzano la forte e mobile lingua per staccare rami e foglie dagli alberi. I maschi mangiano vegetazione più alta, ma le femmine hanno una dieta più ricca e varia.

A differenza degli elefanti, la giraffa non è un animale distruttivo e la sua presenza stimola la crescita degli alberi. La dieta varia a seconda dell’habitat, si notano differenze di alimentazione tra le specie.

L’animale spende circa il 75% del suo tempo attivo mangiando. Le giraffe bevono acqua, tuttavia in condizioni estreme possono ricavare i liquidi dal cibo e dalla condensa che su di esse si forma.

Alcune curiosità:

  1. Il cuore della giraffa è il più grande degli animali terrestri;
  2. Nessuna giraffa ha lo stessa forma e disposizione delle macchie sulla cute;
  3. Al di sotto delle macchie c’è un complesso sistema venoso per smaltire il calore;
  4. Le femmine partoriscono in piedi;
  5. Il collo della giraffa è troppo corto per raggiungere il suolo, deve piegare le gambe infatti;
  6. Dormono in piedi, raramente si stendono;
  7. Il collo ha lo stesso numero di vertebre del collo umano, la differenza sono le dimensioni;
  8. Non esistono due esemplari con macchie uguali per forma e disposizione.

Specie di Giraffa

All’interno della famiglia dei Giraffidi troviamo 5 specie viventi, 4 specie di giraffa e l’Okapi.

Ci sono diverse discussioni al riguardo e il dibattito è ancora aperto circa la tassonomia delle giraffe e online si trovano opinioni differenti.

Ufficialmente, l’organo ufficiale sulla classificazione animale IUCN considera la giraffa una specie unica, tuttavia non tiene conto dell’ultima ricerca pubblicata su Cell che attraverso analisi genetiche moderne conferma l’esistenza di 4 specie differenti.

Lo studio analizza le differenze nel DNA mitocondriale delle 9 sottospecie, tradizionalmente considerate appartenenti alla sola specie di giraffa, riformulando la tassonomia.

Probabilmente, al prossimo aggiornamento, l’IUCN modificherà la valutazione e riconoscerà l’esistenza delle 4 specie differenti che porterà ad una rivalutazione dello status globale della salute delle popolazioni selvatiche.

Il motivo è semplice, se consideriamo la giraffa una sola specie, allora si potrebbe sottostimare il pericolo di estinzione di alcune specie in quanto è noto che le 4 specie hanno abbondanze differenti.

Tutte e 4 le specie e le relative sottospecie hanno areale di distribuzione differente e non ci sono evidenze che in natura si incontrino per accoppiarsi.

In definitiva, ad oggi, 2017, tenendo conto delle ultime scoperte, il Giraffe Conservation Foundation riconosce l’esistenza di 4 specie, dove due di esse sono a loro volta formate rispettivamente da 2 e 3 sottospecie.

Giraffa Masai (Giraffa tippelskirchi)

Nota anche come giraffa del Kilimangiaro, è la specie più grande fra le giraffe. Originariamente era diffusa in tutto il continente, ma distruzione dell’habitat e bracconaggio ha ridotto il suo areale in maniera drastica.

Con circa 32.500 individui, è la seconda specie più abbondante dopo la meridionale, tuttavia recenti report di caccia illegale potrebbero far ridimensionare le stime degli esemplari in natura. Oltre che per le dimensioni, si differenzia per il colore più scuro delle macchie con bordi frastagliati, separati da linee irregolari, brune cremose che partono dagli zoccoli.

Giraffa reticolata (Giraffa reticulata)

Conosciuta anche come giraffa della Somalia, deve il suo nome alle macchie marrone-arancie che ricoprono in maniera ordinata tutto il corpo. Separate da linee chiare e nette, formano reticoli ordinati che appunto danno il nome alla specie.

Nel 1998 si contavano ben 31.000 esemplari, oggi ne rimangono solo 8.700, un chiaro segnale della devastazione che l’uomo sta causando a tutte le specie animali viventi. Una volta presente in tutta l’Africa nord orientale, oggi è confinata prevalentemente nel solo Kenia.

In cattività possono accoppiarsi con esemplari di specie diverse.

Giraffa meridionale (Giraffa giraffa)

La giraffa meridionale è composta da due sottospecie:

1.Giraffa dell’Angola (Giraffa g. angolensis)

Conosciuta anche come giraffa fumosa, nonostante il nome non vive più in Angola, ma la troviamo esclusivamente in Namibia, Zambia e reinserita in Botswana e Zimbabwe.

Con circa 13.500 esemplari, si distingue dalle altre specie per la presenza di grandi macchie di forma regolare con bordi sbiaditi sul giallo che è anche il colore della pelle, alcune assumono la forma di foglie. La giraffa dell’Angola condivide una parte del suo areale con la seconda sottospecie, quella sudafricana.

2.Giraffa del Sud Africa (Giraffa g. giraffa)

Con ben 39.000 esemplari sparsi tra Sudafrica, Namibia, Zambia e Botswana, è la sottospecie più numerosa di tutte.

Il pattern della giraffa sudafricana si estende fino in fondo alle gambe e si compone di macchie grandi, irregolari e intagliate su uno sfondo più colorato di bianco crema.

Il motivo della sua abbondanza dipende dal maggior controllo che gli stati del sud esercitano sugli habitat naturali che a sua volta si riflettono sull’abbondanza della fauna.

La parte meridionale dell’Africa è infatti in prima linea nella conservazione attraverso uno sviluppo coordinato di parchi nazionali e riserve private che garantiscono un’abbondanza maggiore rispetto ai paesi più a nord.

Giraffa settentrionale (Giraffa camelopardalis)

Formata da ben 3 sottospecie, vediamole:

Giraffa del Kordofan (Giraffa . c. antiquorum)

Una delle sottospecie più minacciate, specialmente per il suo areale composto da nazioni devastate dalla guerra, zone dove è difficile, se non impossibile, esercitare progetti di conservazione duraturi nel tempo.

Nonostante il nome, non vive nella regione del Kordofan, ma sul confine settentrionale del Congo con il Sudan, Ciad e Repubblica centroafricana. Le popolazioni sparse e la situazione socio economica dell’area non fa ben sperare per le 2.000 giraffe stimate in natura.

Si differenziano dalle altre sottospecie per presenza di piccole maculature, via via più irregolari nella zona ventrale e sulle zampe e per le macchie pallide, grandi e rettangolari.

Giraffa nubiana (Giraffa c. camelopardalis)

Dal nome scientifico scopriamo che è stata la prima specie di giraffa settentrionale individuata.

Le ultime analisi genetiche hanno unito in una sola sottospecie la nubiana e Rothschild, in passato inserite in due gruppi differenti.

Ha grandi macchie rettangolari su uno sfondo color crema. Le gambe inferiori sono bianche e non modellate.

L’attuale stima della giraffa nubiana è di 2.645 individui comprese in un areale che comprende il Sud Sudan meridionale, l’Etiopia occidentale, l’Uganda settentrionale e il Kenya.

Nel 2010, la giraffa di Rothschild, ora unita alla giraffa nubiana, fu classificata nella lista delle specie in pericolo critico di estinzione pericolosa con sole poche centinaia di esemplari.

Giraffa nigeriana (Giraffa c. peralta)

La più minacciata tra le specie, alla fine degli anni 90′ erano rimasti solo 49 esemplari, tuttavia grazie agli sforzi del governo del Niger, la popolazione è cresciuta fino agli attuali 550 individui.

Il suo areale è limitato ad una sola area vicino alla capitale del Niger, Niamey, area che condivide con gli abitanti del luogo creando un esempio di condivisione e di conservazione.

Dove vivono le giraffe

dove vivono le giraffeLe giraffe sono animali che si sono adattati ai diversi habitat africani: dalla savana, ai boschi aperti, fino ad arrivare ai deserti della Namibia, possiamo vedere le magnifiche giraffe in molti paesi del continente africano.

La diversità dell’ambiente e la lontananza tra le varie popolazioni ha portato alla distinzione delle diverse specie.

La speciazione delle giraffe e l’areale di distribuzione sono infatti strettamente collegati tra loro.

Qui a lato vediamo la mappa di distribuzione dove possiamo osservare come ogni specie ha il suo areale definito e specifico.

A nord ovest, in Niger, troviamo la giraffa nigeriana, che nonostante il nome, non la troviamo in Nigeria.

Scendendo verso sud, nel cuore centrale dell’Africa troviamo la giraffa del Kordofan distribuita tra Nigeria, Ciad, Sud Sudan e Camerun.

Continuando verso ovest, tra Kenia, Etiopia, Sud Sudan e Uganda, entriamo nel regno della giraffa reticolata e in misura minore della giraffa nubiana.

Tanzania e Kenia sono invece l’habitat perfetto per la giraffa masai, una delle specie più numerose e abbondanti.

Il sud invece è il territorio della giraffa meridionale che con le due sottospecie quasi tutto il territorio disponibile della Namibia, SudAfrica e Botswana, tre nazione africane in prima linea nella conservazione della fauna africana.

Status di conservazione delle giraffe

In apertura ho già riportato l’iscrizione delle giraffe sulle liste rosse dell’IUCN che la inserisce insieme alle altre specie vulnerabili del pianeta.

Complessivamente, nel 1985 erano circa 150.000 gli esemplari in natura, mentre nel 2015 la stima è di 90.000 individui.

Questo drastico e repentino calo in sole tre generazioni ha portato la comunità scientifica a rivedere la valutazione sullo status globale di conservazione.

All’interno del genere giraffa, è da considerare che alcune popolazioni sono stabili o in crescita, mentre altre rischiano di sparire per sempre.

Attualmente sono presenti in 18 nazioni africane, sono state reintrodotte in 3 nazioni e sono estinte in 7 nazioni. Dai documenti storici e dalle osservazioni attuali, notiamo una riduzione non solo dell’areale storico, ma anche nel numero di componenti dei gruppi, dai 20 di media del passato, ai 6 attuali.

Questo fatto potrebbe essere la conseguenza della frammentazione dell’habitat provocato dall’essere umano.

Si notano due trend opposti, al nord la giraffa settentrionale è diminuita drasticamente, mentre le specie del sud sono in crescita.

Questo contrasto è spiegato dalle politiche dei governi e dalla stabilità del paese. L’Africa meridionale infatti da diversi decenni ha raggiunto una stabilità difficile da ripetere nel breve periodo in Africa centrale e settentrionale.

Pericoli per le giraffe

Sono 5 le grandi minacce che le giraffe devono affrontare per sopravvivere.

L’intensità dei pericoli variano notevolmente da zona a zona, ma sono simili pressoché ovunque:

  1. Perdita di habitat: vaste aree naturali sono convertite in zone agricole, allevamenti, giacimenti petroliferi, insediamenti umani, industrie, miniere, rete stradale eccetera. Questa è la prima causa di estinzione di tutte le specie selvatiche al mondo.
  2. Guerre: alcune aree nel nord e del centro dell’Africa sono vittime di pulizia etnica etnica, ribellioni e operazioni militari che di fatto rendono le zone ingestibili dal punto di vista ambientale. Questi scontri sono generalmente finanziati da multinazionali estere senza scrupolo che dall’instabilità generano profitti sullo sfruttamento delle risorse naturali.
  3. Bracconaggio: nonostante le giraffe non siano una delle specie più attaccate, parti dell’animale sono state ritrovate durante le operazioni contro la caccia illegale.
  4. Cambiamenti climatici: anche se alcuni politici si rifiutano di riconoscerlo, stiamo modificando il clima terrestre e con esso la natura e l’ambiente. Il cambio climatico comporta la sparizione di interi ecosistemi.
  5. Crescita demografica fuori controllo: un tabù che rifiutiamo di approfondire. Alcune nazioni africane raddoppiano la propria popolazione nel giro di pochi anni, un problema globale che andrebbe affrontato al più presto.

Come salvare la giraffa

La fauna africana, e con essa anche le giraffe, possono e devono essere salvate.

Noi occidentali abbiamo le nostre responsabilità, le nostre multinazionali e i nostri governi sono infatti bravissimi a sfruttare le ricchissime risorse africane senza lasciare nulla in cambio.

Intere nazioni devastate da anni di siccità, carestie e guerre che ovviamente si riflettono sul controllo del territorio e la conservazione della natura.

Non è un mistero che tante aree naturali sono in balia di gruppi armati che per sopravvivere si vedono costretti a utilizzare le risorse naturali in maniera insostenibile.

Il primo passo per salvare la fauna è quello di regolarizzare la situazione politica di tali nazioni, per poi incentivare progetti di conservazione.

Detto così sembra impossibile, un’utopia, tuttavia alcune nazioni africane sono l’esempio vivente che la ripresa è possibile.

Uno di questi paesi è certamente il Ruanda, da teatro di guerra e genocidio, a piccolo paese prospero che ha fatto dell’ecoturismo una delle entrate principali.

Tra le nazioni in prima linea dove la situazione è tutto sommato sotto controllo troviamo il Sudafrica, il Botswana, la Namibia, il Kenia, la Tanzania, il Mozambico, il Zimbabwe, l’Uganda e il Ruanda appunto.

Tra le regioni peggiori dove l’instabilità e la povertà regna sovrana troviamo invece la Repubblica Democratica del Congo, Niger, Chad, Mali, Madagascar, Eritrea, Sudan, Sud Sudan, Somalia.

Dove la stabilità è raggiunta, servono fondi per finanziare il controllo del territorio, l’instaurazione di nuove aree naturali protette e lo sviluppo di attività alternative e sostenibili.

Giraffa: considerazioni finali

Le leggi nazionali e internazionali ci sono, tutte le specie inserite nelle liste rosse dell’IUCN sono in un modo o in altro difese e tutelate.

Tuttavia, la versa sfida si gioca sul campo e non nei palazzi burocratici.

Le leggi non servono a nulla se poi non vengono applicate. I governi occidentali dovrebbero assumersi le proprie responsabilità, tuttavia l’intreccio di affari pubblici e privati tra governi e aziende è così stretto e indissolubile che è impossibile avere un’autentica trasparenza di intenzioni.

Da una parte tante belle parole, dall’altra un continuo sfruttamento delle risorse naturali per il profitto di pochi e la disgrazia di molti.

Noi comuni cittadini possiamo fare molto, ma dobbiamo organizzarci in gruppi di pressione grandi a sufficienza per influenzare le pratiche virtuose delle aziende.

Se tale attività non rispetta gli standard di trasparenza e sostenibilità, andrebbe boicottata. Ovviamente tutto questo ha un senso se agiamo di comune accordo.

Ed è proprio questo uno degli ambiziosi obiettivi di Keep the Planet, riunire tutte le persone che in qualche modo sono legate alla natura e alla sua conservazione.

Questo è uno spazio virtuale dove il singolo può e deve trovare altre persone simili con cui portare avanti i propri ideali di giustizia e conservazione ambientale.

Se condividi l’approccio di Keep the Planet nei confronti dei problemi ambientali, diventa un amico dell’associazione iscrivendoti al gruppo Facebook.

Grazie, Alessandro Nicoletti di Keep the Planet

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