Gibbone di Hainan, il primate più raro al mondo

Qual è il primate più raro al mondo?

Ciao a tutti ragazzi, io sono Alessandro Nicoletti, biologo marino e fondatore dell’associazione Keep the Planet e oggi volevo parlarvi del gibbone di hainan che purtroppo è anche il primate più raro al mondo.

Puoi leggere l’articolo, o ancor meglio guardare il video sul canale Youtube (Iscriviti!!!):

https://www.youtube.com/watch?v=LoAmRxkYcTQ

Insieme a gorilla, scimpanzè, orango e bonobo, i gibboni sono scimmie antropomorfe, gli animali evolutivamente più vicini a noi esseri umani.

Sono composti da 19 specie suddivise in 4 generi. Come tutte le grandi scimmie antropomorfe, non hanno una coda. Si differenziano dagli altri ominoidei principalmente per le dimensioni più piccole, la grande lunghezza delle braccia rispetto alle dimensioni del corpo, lo stile di vita esclusivamente arboricolo, l’utilizzo della brachiazione come forma principale di locomozione e l’organizzazione sociale basata su coppie monogame.

La caratteristica principale dei maschi è una pelliccia nera intensa, mentre nelle femmine si trasforma in un vivace color oro dopo aver raggiunto completamente l’età adulta.

I gibboni sono animali diurni diffusi originariamente in tutto il sud est asiatico

E soprattutto sono dei grandi cantanti!!!

Tutte e 19 le specie di gibboni sono inserite nelle liste rosse delle specie in pericolo di estinzione, 4 di esse in pericolo critico.

Per capire la gravità della situazione dei gibboni, possiamo utilizzare l’esempio del gibbone di hainan, il primate più raro al mondo.

Stato di conservazione del gibbone di Hainan

gibbone di hainanUna volta diffuso nell’intera isola cinese di Hainan, al largo della costa del Vietnam, con soli 30 individui tutti localizzati all’interno della Riserva Naturale, di Bawangling, il gibbone di hainan rischia di estinguersi per sempre.

Nonostante il suo areale storico non sia mai stato così ampio perché racchiuso all’interno dell’isola che è grande circa 1/3 in più rispetto alla Sicilia, fino agli anni ’50 il gibbone contava una popolazione di circa 2.000 individui per poi ridursi a soli 10 nel periodo peggiore della loro esistenza.

Si stima che la specie abbia perso il 95% del suo habitat originale per colpa delle industrie della gomma che hanno piantato foreste di alberi non idonei alla sopravvivenza di questo primate.

Un’altra causa della tragica diminuzione è stata la caccia sfrenata portata avanti perché alcune parti del suo corpo venivano utilizzate per la medicina tradizionale cinese.

Oggi, grazie ai notevoli sforzi di conservazione, la popolazione di gibbone è ritornata a crescere passando da 10 a 30 individui.

Numeri ovviamente drammatici per il sostentamento della specie che ha ancora tanta strada da percorrere per potersi salvare.

Con una popolazione così esigua, esiste infatti un alto rischio che un evento catastrofico casuale – un tifone, un incendio boschivo, una malattia possa spazzare via l’intera specie.

Oltre ai danni causati dall’uomo, infatti si sono aggiunti anche quelli naturali come le frane che nel corso degli anni hanno frammentato l’ultimo habitat di questi primati dividendo quindi le sottopopolazioni tra loro.

Cosa fare quindi per scongiurare l’estinzione definitiva del gibbone di Hainan?

Salvare il gibbone di Hainan dall’estinzione

Quando si deve salvare una specie gravemente minacciata si deve agire su più fronti.

Il primo e più importante è quello di rendere l’habitat zona protetta dove qualsiasi intervento umano sia strettamente regolamentato.

Secondo, coinvolgere la popolazione locale nella conservazione della specie minacciata.

Nel caso di Hainan le autorità hanno assunto dei ranger per il controllo del bracconaggio e soprattutto hanno avviato un progetto di sensibilizzazione e un programma economico atto alla valorizzazione della presenza di questa specie così da portare turisti e quindi soldi e lavoro.

Terzo aspetto, il ripristino dell’habitat naturale attraverso un lungimirante progetto di riforestazione con alberi locali adatti alla sopravvivenza del gibbone.

Un esperimento interessante è stato quello portato avanti dai ricercatori che nel 2014 hanno deciso di collegare con una corda sospesa due aree forestali separate tra loro da una frana.

Lo studio ha evidenziato come l’installazione di queste corde facilitano gli spostamenti degli individui così da garantire mobilità degli esemplari per la ricerca di cibo, rifugio e partner.

I ricercatori sono concordi che questo tipo di interventi sono efficaci solamente nel breve periodo e che se vogliamo salvare specie gravemente minacciate come il gibbone di hainan dobbiamo lavorare su più fronti contemporaneamente, concentrandoci principalmente sul ripristino dell’habitat naturale attraverso la riforestazione.

L’aumento del numero di esemplari da 10 a 30 è forse un piccolo segnale di speranza.

Siamo noi i responsabili, siamo noi a dover risolvere la situazione.

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