Divulgazione scientifica: come diventare un divulgatore

diventare divulgatore scientifico

Divertente la foto qui sopra?

Bè, a prima vista potrebbe anche esserlo, ma poi se ci fermiamo a riflettere circa la situazione attuale della divulgazione scientifica e non solo, forse tanto divertente non lo è affatto.

Ecco, la vignetta mi ha fatto pensare all’importanza di ridare un giusta direzione alla divulgazione scientifica perché oggi più che mai c’è bisogno della figura del divulgatore scientifico.

Il motivo è semplice, basta dare una scrollata ai vari social network per capire che la situazione è alquanto drammatica.

Persone senza nessuna preparazione scientifica pronti a pontificare su questo e quell’altro argomento, persone che non sanno nemmeno di non sapere, persone che si sentono in diritto di dire la propria opinione anche quando non hanno nessuna capacità per farlo.

E come ben ci ricorda il grande Umberto Eco «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli», in questo periodo è più importante che mai avere un nutrito gruppo di persone competenti capaci di arginare l’ignoranza collettiva nei temi ambientali più importanti.

Poco importa quindi se il dibattito sui social si ferma all’ultimo fidanzato della Belen, ma quando persone senza un minimo di preparazione scientifica iniziano a pontificare su cambio climatico, energie rinnovabili e ciclo dei rifiuti, allora la comunità scientifica dovrebbe fare un respiro profondo e mettersi al lavoro. 

In gioco c’è il futuro del nostro paese, dei nostri figli, di tutto quello a cui teniamo.

La comunicazione scientifica sta puntando verso il basso, gli scienziati giustamente inorriditi dall’ignoranza dilagante si sono rinchiusi dentro i loro laboratori stanchi di comunicare a chi non vuole ascoltare, molti hanno già smesso di provarci, altri ci stanno pensando, io nel mio piccolo ho deciso di provarci, voglio continuare a dare il mio modesto contributo alla divulgazione scientifica per i pochi argomenti che mi competono.

Cosa intendiamo per divulgazione scientifica

La divulgazione scientifica è l’attività di comunicazione rivolta al grande pubblico delle nozioni e ricerche accademiche complesse in forma accessibile e di facile comprensione.

La scienza infatti è difficile, i processi sono tecnici e lunghi da capire; i concetti scientifici infatti non sono alla portata di tutti in maniera immediata ed è per questo che c’è bisogno di semplificare per renderla accessibile a tutti.

Si occupano di tale attività i divulgatori scientifici, figure professionali quali scienziati, ricercatori, giornalisti, studiosi o esperti della materia.

L’obiettivo finale è far conoscere alla massa, in modo corretto, chiaro, ma efficace, i risultati delle ricerche e delle pubblicazioni scientifiche.

Per farlo, si organizzano eventi pubblici, trasmissioni televisive, convegni, e ora anche social o pagine web.

Perché è importante fare divulgazione scientifica

Per capire certi aspetti della scienza servono anni di studio e ricerca.

Nonostante la sua complessità, la scienza rimane comunque qualcosa che riguarda tutti noi, nessuno escluso, e pertanto è necessario fare divulgazione scientifica in maniera seria e organizzata.

E’ infatti la scienza e le sue leggi che regolano la nostra stessa vita, concetti basilari che l’uomo sta forse dimenticando mentre insegue l’illusione della crescita infinita e dello sviluppo insostenibile.

I ricercatori hanno il grande compito di analizzare e studiare i fenomeni naturali che regolano la vita stessa, ma poi hanno anche il dovere di saperli comunicare in maniera efficace.

E il cittadino dalla sua ha il dovere di ascoltare in maniera silenziosa.

Ed è anche giusto così, nessuno può diventare un tuttologo – nonostante qualche imbecille su Facebook credi di esserlo – è infatti accettabile che un magistrato non capisca il significato di ammina, o che un carpentiere non conosca nel dettaglio la composizione chimica del sangue.

Dobbiamo tutti fare un passo indietro ed accettare che possiamo essere esperti di un paio di argomenti al massimo e poco più.

E’ nostro dovere ricordarci che è grazie alla scienza che non si muore per un’infezione batterica, o che riusciamo a comunicare da un continente all’altro senza fili.

Rispettiamo la scienza e la divulgazione scientifica, poi parliamo.

Come diventare divulgatore scientifico

divulgazione scientificaNonostante qualcuno si sente medico senza aver fatto medicina, chi vuole diventare divulgatore scientifico deve passare per i banchi dell’università.

Io personalmente ho scelto biologia indirizzo marino, e anche se gli sbocchi lavorativi sono limitati, sono molto felice della scelta fatta. Avendo una forte passione per il mare e la natura, non potevo studiare altro.

Ma la divulgazione scientifica non si limita alla biologia, ci sono infatti moltissime branche della scienza che ti apriranno la strada verso il mestiere del divulgatore.

Se fino alla laurea il percorso è piuttosto prestabilito, appena uscito dall’università dovrai impararti a muovere in un settore fluido, non lineare fatto di esperienze saltuarie, collaborazioni ed eventi creati da te.

Terminati gli studi puoi decidere di frequentare un master di giornalismo scientifico, oppure un corso specializzato, o ancor meglio avviare uno spazio web tutto tuo dove puoi dimostrare al mondo le tue competenze scientifiche. Ricorda inoltre che se ti serve uno spazio per comunicare, qui su Keep the Planet sei il benvenuto.

Devo avvertirti che in questo settore è molto difficile ottenere una stabilità lavorativa duratura, ma anzi dovrai imparare a muoverti attraverso le varie opportunità che ti si presenteranno.

Generalmente, le occasioni lavorative principali saranno quelle del collaboratore con musei didattici, acquari, giornali, riviste, festival, conferenze e scuole.

Ovviamente se cerchi stipendi clamorosi dovrai riconsiderare la tua scelta di diventare divulgatore. Spesso il lavoro è stagionale, ci sono infatti molte più attività nel periodo primavera/estate rispetto all’inverno.

Nel mondo anglosassone si parla di science writer, cioè colui che scrive di scienza, e science explainer, cioè chi spiega la scienza.

Questa divisione in Italia non esiste e spesso chi scrive di scienza è lo stesso che la spiega. Essendo il settore meno sviluppato che all’estero, il divulgatore italiano sarà colui che riesce a districarsi in queste due attività.

Quello che in definitiva farà la differenza nella carriera sarà la passione e la determinazione nel perseguire gli obiettivi lavorativi, spesso la società si dimentica dell’importanza della scienza, sta a noi ricordarlo.

Chi è il bravo divulgatore scientifico

Il bravo divulgatore è colui che riesce a creare un rapporto di fiducia tra lui e il pubblico.

Puoi essere lo scienziato più esperto al mondo, ma se non riesci a creare un legame tra te e chi ti ascolta, allora avrai fallito nella tua missione di comunicatore.

Non è un qualcosa che si impara sui libri o nei laboratori, forse è anche qualcosa di innato, ma di certo puoi lavorarci su.

Parlare in pubblico è un’attività che si impara con il tempo, io sto sperimentando le mie capacità e so che ho tanta strada da compiere, tuttavia le gratificazioni per questo lavoro sono immense.

Mi sono fatto un’idea personale su chi è un bravo divulgatore, e penso che la differenza la faccia anche e soprattutto la passione per quello che si racconta.

Io ad esempio amo raccontare della mia esperienza in Borneo e del mio progetto Men of the Forest, sensibilizzare le persone circa i danni dell’olio di palma sull’ambiente non è un lavoro, ma piuttosto una missione di vita.

Ogni divulgatore ha il suo approccio verso il pubblico, molto importante è non perdere la calma quando di fronte a te ti ritroverai l’ignorante di turno che vuole sminuire il tuo lavoro senza avere le competenze per farlo.

Fermati, rifletti sul perché lo fai, e con un sorriso vai avanti nella tua opera di condivisione.

Come comunicare la scienza

Oggi grazie al web è possibile comunicare in maniera massiva attraverso video, articoli, comunicati stampa e post sui social.

Tuttavia, questa è la strada meno efficace.

La gente ormai è assuefatta dalla mole immensa di informazioni, passiamo da una notizia all’altra senza veramente riflettere su quello che vediamo e leggiamo. Questo è dovuto proprio dal sovraccarico di informazioni a cui siamo continuamente sottoposti.

Ecco perché considero gli eventi tradizionali quali una mostra fotografica, la visione di un film o un convegno la migliore delle strategie per comunicare la scienza.

Le persone hanno bisogno di uscire dagli schermi del pc e ascoltare di persona la realtà che li circonda. Un ritorno alle origini sempre più necessario.

Divulgazione scientifica: considerazioni finali

Io sono un profondo appassionato di natura e conservazione, quando vedo gli ecosistemi sparire per colpa dell’avidità umana mi sento impotente e arrabbiato.

Questo senso di impotenza e rabbia a volte ti distrugge, ma poi ho capito come incanalarlo: il segreto è la divulgazione.

Quando un nutrito gruppo di persone, se giovani meglio, ti ascoltano con passione, allora capisci che forse il tuo lavoro non è inutile.

Ed è questa consapevolezza che mi fa continuare a lavorare per Keep the Planet.

Il mondo ha bisogno di divulgatori proprio come te, lavora per diventare uno dei migliori.

Ti saluto con la breve presentazione rilasciata per Licia Colò circa il nostro progetto: buona visione

Post a comment