Coltivare alghe ci salverà dall’autodistruzione?

Come diceva il piccolo principe, l’essenziale è invisibile agli occhi.

Nella confusione che caratterizza la nostra epoca, ci dimentichiamo delle cose meno appariscenti, meno rumorose, ma che sono di vitale importanza per la vita su questo pianeta.

Oggi parliamo delle alghe, piccole fabbriche di meraviglie.

Le alghe salveranno l’umanità da fame e miseria?

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Ciao a tutti ragazzi, io sono Alessandro Nicoletti, biologo marino e fondatore di Keep the Planet.

Le alghe sono un gruppo di organismi acquatici capaci di sintetizzare molecole organiche partendo da sostanze inorganiche.

Per farlo, utilizzano la fotosintesi clorofilliana, quel processo in cui, grazie all’energia solare si trasforma l’anidride carbonica e acqua in composti organici ed ossigeno.

Insieme a virus e batteri, le alghe sono tra i precursori della vita sul nostro pianeta. Si distinguono dalle piante superiori per la mancanza di apparati diversificati non avendo fusto, foglie e radici, ma sono formate da un unico corpo vegetativo non differenziato chiamato tallo.

Essendo infatti organismi acquatici, le alghe non hanno bisogno delle strutture delle piante terrestri, ma rimangono sospese in acqua grazie al principio di archimede.

Sono organismi eccezionali in quanto il loro intero corpo è specializzato nella creazione di materiale organico utilizzando solamente l’acqua in cui sono immerse, anidride carbonica, sali minerali disciolti e l’energia solare.

All’interno del grande gruppo delle alghe passiamo dalle microscopiche microalghe unicellullari, alle grandi colonie di Kelp che possono raggiungere anche i 60 metri di lunghezza.

In questo contesto ci riferiremo specialmente alle alghe più piccole che grazie alle loro dimensioni e alla loro velocità di riproduzione sono più adatte ai vari utilizzi industriali.

Utilizzi delle alghe

Le alghe sono dei grandissimi produttori di ossigeno, pensiamo che circa il 50% dell’ossigeno che respiriamo lo dobbiamo alla fotosintesi effettuata dalle alghe.

Possono produrre alimenti d’ogni genere utilizzati in tantissime ricette e soprattutto possono generare carburanti ecologici. Sono depuratori efficientissimi. E presto ci daranno lozioni protettive solari, cure contro la calvizie e sostanze dimagranti.

Ma perché dovremmo interessarci a questo variegato gruppo di microrganismi?

Oggi l’umanità ha tanti problemi ambientali da affrontare e forse questi piccoli amici possono aiutarci.

Il primo ambito in cui possiamo utilizzare le alghe è certamente quello della produzione di cibo.

Le alghe, consentono infatti di ottenere cibi proteici usando fonti semplici e inesauribili: acqua, sali minerali, luce del sole.

La storia moderna delle alghe

coltivare algheSebbene la maggior parte delle persone le consideri un alimento di derivazione unicamente orientale, il loro consumo in cucina si ritrova fin dall’antichità anche in molti Paesi europei, in particolare quelli nordici come l’Irlanda, la Scozia, il Galles, la Scandinavia, l’Islanda, oltre che nel nord del Canada.

Non sappiamo se le alghe salveranno l’umanità da fame e carestia, ma un precedente storico esiste.

Tra il 1845 e il 1849, l’Irlanda fu colpita da una pesante carestia dovuta alla peronospora, una malattia delle patate che distrusse l’intero raccolto del 1846.

Gli irlandesi sopravvissero anche grazie alla alghe.

Per coltivare le alghe oggi si punta sui fotobioreattori: pannelli, tubi o serbatoi trasparenti, pieni d’acqua e nutrienti, dove le alghe sono coltivate senza rubare spazio alla terra.

Oggi 2,8 miliardi di persone soffrono la fame o la malnutrizione. Nel 2050 sa- remo 9 miliardi. Occorre raddoppiare la produzione di cibo, ma oggi l’agricoltura è già al collasso: le superfici coltivabili sono già sfruttate oltre il loro limite, per aumentare la produzione occorre distruggere le foreste.

Un lusso che non possiamo più permetterci.

Senza considerare la riduzione di fertilità dei terreni e l’utilizzo di pesticidi che uccidono gli insetti impolinatori.

Utilizzi delle alghe

Forse le alghe rappresentano la nostra salvezza:

Non hanno bisogno di terreni fertili e di pesticidi. Si possono far crescere in acqua di mare o in acque reflue, si possono installare bioreattori persino nei deserti.

Riducono l’inquinamento: consumano grandi quantità di CO2 e in cambio ci forniscono ossigeno.

E come se tutto questo non bastasse, sono un’importante fonte di proteine, carboidrati, sali minerali, vitamine e hanno un basso apporto lipidico e zuccherino.

Si è anche scoperto che sono una straordinaria fonte di omega 3, delle alternative vegetali più ricche di omega 3, acidi grassi indispensabili per il corretto funzionamento del nostro organismo.

Perché non mangiamo alghe tutti i giorni?

Nonostante pian piano stiamo imparando a conoscerle, e apprezzarle, sicuramente c’è un discorso culturale in quanto non siamo abituati al loro sapere, e inoltre c’è anche la componente economica.

Produrre alghe alimentari costa dai 2-3 € al kg contro gli 0,3-0,5 € del grano.

Riproducendosi molto velocemente e potendo crescere anche in ambienti non produttivi come i deserti, le alghe potrebbero risolvere tantissimi problemi legati alla malnutrizione e alla lotta contro i cambiamenti climatici.

Prima che sia troppo tardi, dobbiamo agire.

Un altro settore in cui le alghe possono ricoprire un ruolo fondamentale è quello della produzione di biocarburanti.

Molte alghe infatti immagazzinano sotto forma d’olio l’energia catturata con la fotosintesi. Questi olii possono essere trasformati in biocarburante attraverso l’aggiunta di molecole d’alcol con rese eccezionali.

Pensiamo alla Nanno- chloropsis, un’alga di 2 micron di diametro capace di accumulare al suo interno lipidi fino lipidi fino al 60% della sua biomassa essiccata.

In questo modo possiamo produrre 20 tonnellate di olio per ettaro, il quadruplo della palma da olio, oggi la fonte più redditizia per la produzione di biocombustibili.

Vista l’eccezionalità della produzione, la domanda sorge spontanea, ma perché diavolo non produciamo solamente biocarburante dalle microalghe?

Ma ovviamente i soldi.

I problemi della coltivazione delle alghe

Produrre 1 kg di biomassa secca di alghe costa circa 1-2 €, contro i circa 0,55 € del petrolio grezzo. In una società capitalistica basata sul profitto e non sulla sostenibilità, questi passaggi epocali sono difficili da effettuare.

I costi sono legati al metodo di coltivazione, Coltivare alghe costa perché i bacini aperti dove sono coltivate devono essere monitorati con scrupolo per evitare l’infiltrazione di contaminanti. Senza contare la notevole evaporazione d’acqua e le forti variazioni di salinità causate dalla pioggia, che compromette la stabilità del sistema.

Una soluzione è quella di coltivarle nelle acque reflue urbane per diminuire i costi, alcune specie infatti riescono a trasformare gli inquinanti in lipidi che poi possono essere trasformati in biocarburanti.

Possiamo chiudere il ciclo trasformando l’inquinamento urbano in energia.

Uno dei limiti è l’occupazione di suolo, ma gli esperti hanno previsto anche questo con la creazione di tubi galleggianti in mare che accumulano alghe e rilasciano l’acqua filtrata in mare risolvendo il problema dello spazio.

La tecnologia c’è, dobbiamo solamente lottare per una società dove la sostenibilità prenda finalmente il posto del profitto personale.

Le alghe sono organismi straordinari, pensiamo che ci possono aiutare anche negli incidenti nucleari.

Un gruppo di ricercatori americani ha scoperto come alcune alghe sono capaci di accumulare isotopi radioattivi all’interno delle loro strutture cellulari. La spirulina, testata nei bambini di cernobyl riesce addirittura a dimezzare le sostanze radiottavvie nelle urine.

Buone notizie anche per tutti coloro che soffrono di calvizie, un estratto dell’alga isochrysis stimola la crescita dei capelli aumentando i follicoli peliferi.

Gli utilizzi delle alghe sono molteplici, non a caso l”economia legata al mondo delle alghe è destinata a raggiungere l’incredibile cifra di 85 miliardi di $ entro il 2026.

La corsa è iniziata, chi arriverà primo?

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