Salviamo la caretta caretta, la tartaruga comune del Mar Mediterraneo

caretta caretta

Un articolo di Alessandro Nicoletti sulla Caretta caretta, la tartaruga comune simbolo del Mar Mediterraneo che purtroppo soffre per colpa delle attività umane.

Quando pensiamo al Mar Mediterraneo, probabilmente pensiamo anche e soprattutto alla Caretta caretta, una specie di tartaruga marina un tempo abbondante nei mari di tutto il mondo, ma che purtroppo oggi soffre come tante altre specie la sconsideratezza dell’essere umano.

Ogni anno infatti sono segnalati in Mediterraneo circa 150.000 casi di tartarughe marine impigliate nelle attrezzature da pesca o che ingeriscono accidentalmente plastica: di queste circa 40.000 muoiono.

Numeri drammatici che dimostrano quanto pericolose sono le nostre attività in mare che danneggiano in maniera irreparabile gli ecosistemi naturali.

Nonostante i problemi ormai ovvi a tutti, il sentimento comune verso questo simpatico e pacifico animale marino è cambiato e la sensibilità dei cittadini nei suoi confronti è finalmente maturata.

Grazie allo straordinario lavoro di associazioni e volontari, ogni anno circa 2000 tartarughe vengono reinserite in ambiente naturale dopo aver ricevuto le necessarie cure.

In questi centri di recupero infatti, arrivano animali colpiti da eliche di barche, oppure intossicate dopo aver ingerito pezzi di plastica o ami da pesca.

Questo ci dimostra che fare informazione scientifica e naturalistica funziona, i risultati positivi seppur inferiori ai danni che provochiamo arrivano.

Ed è per questo che Keep the Planet continuerà nella sua opera di divulgazione ecologica scientifica cercando di sensibilizzare quante più persone possibili.

Ed oggi la nostra opera tratterà proprio la Caretta caretta, il simbolo del Mar Mediterraneo.

Caretta caretta: cenni generali

Le tartarughe appartengono all’ordine dei Testudines che a sua volta è composto da due sottordini: le Cryptodira e le Pleurodira.

Sono tra i gli animali terrestri più antichi al mondo, si ritiene infatti che le prime proto-tartarughe siano comparse nel periodo tardo Triassico dell’era mesozoica, circa 220 milioni di anni fa.

Le Pleurodira sono per lo più tartarughe d’acqua dolce, mentre le Cryptodira sono il gruppo più numeroso e includono tartarughe marine, le tartarughe terrestri e la maggior parte delle tartarughe d’acqua dolce.

Le Cryptodira sono a loro volta suddivise in 14 famiglie tra cui la famiglia Chelonidi che racchiude 6 delle 7 specie esistenti di tartarughe marine.

Oltre alla Caretta Caretta, conosciuta anche con il termine tartaruga comune, le altre specie di tartarughe marine sono:

  • Tartaruga verde (Chelonia mydas);
  • Tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata);
  • Tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii);
  • Tartaruga bastarda olivacea (Lepidochelys olivacea);
  • Tartaruga a dorso piatto (Natator depressus);
  • Tartaruga liuto (Dermochelys coriacea);

Sono rettili perfettamente adattati alla vita marina, grazie alla forma allungata del corpo, ricoperto da un robusto guscio o carapace, ed alla presenza di “zampe” trasformate in pinne.

Hanno guscio piatto, affusolato e coperto di scudi, arti simili a pinne e cranio completamente ricoperto, non retrattile nel guscio.

Delle 7 specie di tartarughe marine, solo tre vivono nel Mediterraneo: oltre alla Caretta caretta, troviamo la tartaruga verde e la tartaruga liuto.

La Caretta caretta alla nascita è lunga circa 5 cm, mentre l’esemplare adulto raggiunge una lunghezza compresa tra i 80 – 140 cm, con peso compreso tra i 100 ed i 160 kg.

La testa è grande con il caratteristico rostro molto incurvato. Gli arti sono molto sviluppati, specie gli anteriori, e muniti di due unghie negli individui giovani che si riducono ad una negli adulti.

Ha un carapace di colore rosso marrone, striato di scuro nei giovani esemplari, e un piastrone giallastro, a forma di cuore, spesso con larghe macchie arancioni, dotato di due placche prefrontali ed un becco corneo molto robusto.

I maschi si distinguono dalle femmine per la lunga coda che si sviluppa con il raggiungimento della maturità sessuale, che avviene intorno ai 13 anni. Anche le unghie degli arti anteriori nel maschio sono più sviluppate che nella femmina.

Ecologia e riproduzione

caretta caretta tartarugaCome per tutti i rettili, la Caretta caretta è un animale a sangue freddo, cioè che la temperatura del corpo dipende dall’ambiente esterno.

La temperatura minima dell’acqua capace di provocare il fenomeno del cold stunning o “stordimento da congelamento” è di 9 gradi, temperatura difficilmente raggiunta in Mediterraneo.

Le temperature infatti hanno estremi compresi fra i 10 °C e i 32 °C. In genere si oscilla fra i 12° ÷ 18 °C nei mesi invernali fino ai 23° ÷ 30 °C nei mesi estivi, a seconda delle zone.

Nonostante passino la maggior parte della loro esistenza in mare, non dimentichiamoci che le tartarughe hanno polmoni e non possono quindi respirare sott’acqua. Sono tuttavia capaci di resistere in apnea per lunghi periodi.

Anche se nell’immaginario comune le tartarughe sono il simbolo della lentezza, in acqua possono raggiungere velocità superiori ai 35 km/h, nuotando agilmente con il caratteristico movimento sincrono degli arti anteriori.

La dieta della tartaruga comune è prevalentemente carnivora e comprende molluschi, pesci, crostacei, gasteropodi, meduse e ricci.

Purtroppo, la voracità delle tartarughe marine fanno sì che sono tra i primi esemplari marini a rimanere vittima delle ingenti quantità di plastica abbandonate in mare, plastica che viene facilmente scambiata per meduse.

Le fasi ecologiche della vita della tartaruga caretta è composta da tre fasi: la fase pelagica, cioè quella in mare aperto, la demersale cioè quella vicino ai fondali marini e quella neritica, quando cioè si avvicina nella fascia entro i 200 metri dalla costa.

Le tartarughe marine sono grandi migratori e mostrano una certa costanza nelle le rotte migratorie verso i siti di alimentazione, di svernamento e di riproduzione.

Generalmente le tartarughe marine effettuano migrazioni stagionali verso aree con acque più calde in inverno, mentre gli adulti migrano verso i siti di nidificazione durante la stagione riproduttiva, che avviene tra giugno e tardo settembre.

I principali siti di svernamento e foraggiamento in Mediterraneo sono il Golfo di Gabès in Tunisia, le coste Libiche, il centro-nord Adriatico e le coste Turche.

Entrambi i sessi migrano dall’area in cui si alimentano verso quella in cui nidificano, dove la femmina si riproduce seguendo un ciclo biennale. Caretta caretta  raggiunge la maturità sessuale intorno ai 15-25 anni di età.

Gli accoppiamenti avvengono in acqua: le femmine si accoppiano con diversi maschi, collezionandone il seme per le successive nidiate della stagione; il maschio si porta sul dorso della femmina e si aggrappa saldamente alla sua corazza, utilizzando le unghie ad uncino degli arti anteriori, poi ripiega la coda e mette in contatto la sua cloaca con quella della femmina.

La copula può durare diversi giorni.

Ogni femmina infatti depone le uova ogni due anni, tuttavia grazie alla sincronizzazione delle femmine, ogni anno avviene la deposizione da parte di individui diversi ed è per questo che le deposizioni di uova nelle spiagge si possono osservare ogni anno.

Per farlo, la femmina scava delle buche nella sabbia profonde circa un metro che poi verranno ricoperte accuratamente.

Le uova, sferiche e in numero di 80-200, vengono deposte in covate multiple, a intervalli di 10-30 giorni

Ogni femmina riproduttiva può creare ben sei nidi per ogni stagione a intervalli tra 10 e 15 giorni, anche se gli eventi raramente sono più di tre. In ogni nido ci sono una media tra 40 e 180 uova.

Il calore della sabbia consente l’incubazione delle uova.

Le uova hanno un’incubazione di massimo due mesi (si è registrato un periodo lungo di 3 mesi, e grazie a meccanismi non ancora studiati, si schiudono quasi tutte simultaneamente.

La temperatura del suolo determinerà il sesso dei nascituri, generalmente quelle in superficie generano femmine, quelle in profondità maschi.

Dalla schiusa all’emersione dei piccoli in superficie possono passare anche una settimana, i piccoli emergono sempre nelle ore notturne: questa è una strategia evolutiva innata che riduce le perdite dei neonati che sono facile preda di uccelli marini.

La deposizione avviene sempre nei mesi estivi, le madri hanno una capacità fenomenale di ritrovare la spiaggia dove sono nate che verrà utilizzata per la deposizione.

Hanno infatti una capacità innata di ritrovare la spiaggia di origine, dopo migrazioni in cui percorrono anche migliaia di chilometri.

Alcune ricerche hanno dimostrato che le piccole appena nate sono capaci di immagazzinare le coordinate geomagnetiche del nido ed altre caratteristiche ambientali che consentono un imprinting della zona di origine.

Ad emersione avvenuta, i piccoli si dirigono rapidamente verso il mare, ossia verso l’orizzonte più luminoso.

Questo comportamento spiega gli effetti di disorientamento che l’illuminazione artificiale determina sui piccoli, portandoli a dirigersi verso terra, causandone così la morte.

Una volta giunti in mare, i piccoli nuotano ininterrottamente per oltre 24 ore, grazie alle riserve immagazzinate, allontanandosi dalla costa per raggiungere zone ricche di nutrienti in alto mare. In questa prima fase si nutrono esclusivamente di zooplancton.

I primi periodi della vita della Caretta sono ancora avvolti nel mistero per i ricercatori che da decenni provano a saperne di più di questo periodo.

Questo il video fatto da me a Palizzi in Calabria nell’estate 2016, un’esperienza fantastica:

Dove vive la tartaruga comune

deposizione caretta carettaLe tartarughe Caretta caretta si trovano nelle acque di tutto il mondo e si è osservato che quelle che vivono nei mari hanno delle dimensioni più piccole rispetto a quelle che vivono negli oceani.

Tra le tartarughe marine presenti in Mediterraneo, Caretta caretta è la specie più diffusa.

Le Tartarughe marine sono presenti in tutto il Mediterraneo, ma con particolare frequenza in alcune zone neritiche, utilizzate come aree di sosta e di alimentazione, come l’Alto Adriatico, il Mar Ionio, le coste tunisine e libiche e la costa spagnola.

Le aree di nidificazione sono invece concentrate nella metà orientale del Mare Nostrum.

area deposizione caretta caretta mediterraneo

I siti riproduttivi più importanti si rinvengono in Grecia, Turchia, Cipro e Libia, paesi che concentrano da soli il 97% dei circa 7200 nidi annualmente deposti in Mediterraneo (per circa 3.000 le femmine nidificanti).

Tra le specie presenti, Caretta caretta è l’unica specie di tartaruga marina nidificante lungo le coste italiane.

Fino a pochi anni fa, i siti di deposizione si contavano praticamente sulle dita di una mano, mentre negli ultimi anni grazie agli sforzi di conservazione sta avvenendo un vero e proprio boom.

Nel 2016 sono stati censiti ben 58 nidi: 28 in Calabria concentrati lungo la costa delle “tartarughe”, 17 in Sicilia, in gran parte nell’area marina protetta delle Pelagie; 4 in Campania nel Parco del Cilento; 5 in Sardegna di cui tre nell’area marina protetta di Capo Carbonara; 2 in Puglia nel Salento; uno in Toscana a Capalbio sulla spiaggia Chiarone e uno nel Lazio a poca distanza da Nettuno.

area deposizione caretta caretta italia

Nonostante l’Italia sia un confine occidentale dell’areale riproduttivo mediterraneo della specie, le coste italiane costituiscono aree strategiche di sosta e migrazione.

In passato, la nidificazione era ritenuta come sporadica o occasionale, eccezion fatta per le Isole Pelagie (Linosa e Lampedusa), risultato che conforta circa i risultati che si possono ottenere quando si ha un obiettivo comune tra cittadini, scienziati, pescatori e autorità.

Tra le aree geografiche del Mediterraneo in cui si registra la massima presenza di esemplari giovani troviamo il Mar Adriatico, il Mar Ionio, lo Stretto di Sicilia e le coste spagnole.

Status di conservazione

Nonostante i recenti miglioramenti della situazione, specialmente in Mar Mediterraneo, la specie è ancora considerata vulnerabile a livello regionale e globale, ed è perciò protetta da normative internazionali.

Nelle liste rosse IUCN, per vulnerabile si intendono tutte quelle specie che hanno una popolazione diminuita del 50% in dieci anni o quando il suo areale si è ristretto sotto i 20.000 km² o il numero di individui riproduttivi è inferiore a 10.000.

Nonostante la Caretta caretta sia una specie diffusa in tutti i mari del mondo, la popolazione del Mediterraneo è considerata una subpopolazione con tutte le conseguenze del caso.

Nello specifico, numerose convenzioni tra le quali la Convenzione di Barcellona e quella di Cartagena che prevedono misure di protezione e di conservazione per la tartaruga comune vietandone l’uccisione, il commercio e il disturbo durante i periodi di riproduzione, migrazione, svernamento e altri periodi in cui gli animali sono sottoposti a stress fisiologici.

Fortunatamente quasi tutti i paesi del bacino mediterraneo hanno firmato le convenzioni internazionali, nonostante questo le minacce per la specie non sono terminate.

Minacce per la caretta caretta

minacce tartaruga comuneLe specie selvatiche di tutto il mondo subiscono purtroppo gli effetti deleteri delle attività umane.

La crescita demografica, il modello di sviluppo non sostenibile e la miopia delle istituzioni, hanno creato un mix esplosivo per tutti gli ecosistemi naturali che stanno affrontando sfide mai avvenute prima.

E ovviamente la simpatica tartaruga marina non fa eccezione.

Le caratteristiche ecologiche di Caretta caretta fanno si molti esemplari vengano accidentalmente catturate dalle reti a strascico molto usate in mare.

Le catture accidentali infatti rappresentano infatti una delle cause principali di morte delle tartarughe marine.

In occidente le tartarughe non sono target di pesca, ma non dobbiamo ignorare che in altre parti del mondo lo sfruttamento commerciale delle tartarughe marine è ancora attivo e vegeto.

Nonostante sia una specie protetta, non è raro vederla in vendita nei mercati asiatici ad esempio.

Ma se la pesca, accidentale o no, rappresenta un pericolo importante, la vera minaccia arriva dall’inquinamento massivo dei mari di tutto il mondo e dai mutamenti climatici.

Una minaccia particolarmente importante deriva dai rifiuti plastici che è ormai diventata una piaga a livello planetario.

La plastica infatti viene scambiata per meduse dalle tartarughe che ingerendola si intossica e muore.

Come aiutare le tartarughe marine

Le autorità e i cittadini devono continuare con l’opera incessante rivolta alla protezione delle tartarughe marine.

Particolarmente rilevante è la continuazione dell’attività di monitoraggio e controllo dei siti di deposizione, attività che viene svolta dai volontari e dalle associazioni che, una volta individuato il nido, protegge e segnala con reti e cartelli e monitora dall’azione di vandali e imbecilli vari.

Nonostante questa sia un’attività pregevole, serve implementare una rete di parchi marini protetti dove le attività di pesca vengano limitate per permettere non solo alle tartarughe, ma a tutte le specie marine di riprodursi in pace.

Gli effetti dei parchi marini sono ormai noti alla scienza e anche ai pescatori, i siti di riproduzione protetti infatti garantiscono la rigenerazione delle popolazioni.

Le leggi ovviamente devono andare di pari passo con i finanziamenti atti a garantire il rispetto delle leggi.

Noi comuni cittadini possiamo partecipare alla salvaguardia partecipando alle attività di ecoturismo, e sopratutto alla riduzione della produzione di rifiuti e il riciclaggio.

Soprattutto per quanto riguarda la plastica, se non riduciamo il consumo trasformeremo presto i mari di tutto il mondo in una discarica, fenomeno che purtroppo è già in atto.

Caretta caretta: considerazioni finali

I segnali di recupero dei siti di nidificazione fanno ben sperare, tuttavia non dobbiamo abbassare la guardia, dobbiamo continuare il percorso iniziato per la salvaguardia delle tartarughe e di tutte le creature del mare.

Il pianeta ha bisogno disperato di ricercatori, appassionati, attivisti e semplici cittadini informati e preparati per poter lavorare in maniera efficace.

Ognuno di noi può partecipare, anzi deve, alla conservazione delle meraviglie del pianeta.

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Io nel frattempo non mi arrendo e continuo la mia opera di divulgazione, aiutami condividendo l’articolo e aggiungendoti al gruppo Facebook Amici di Keep the Planet.

Alessandro Nicoletti di Keep the Planet

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