Borneo indonesiano: uno degli ultimi angoli remoti del pianeta

La crescita demografica, il capitalismo sfrenato e la globalizzazione stanno riducendo gli habitat naturali a ritmo spaventoso.

Una delle aree del pianeta che di più risentono del fenomeno è certamente il Borneo indonesiano.

Il Borneo infatti è diviso tra tre nazioni, la Malesia, il Brunei e l’Indonesia appunto, ed è proprio quest’ultima a possedere la maggior parte del territorio.

Un tempo l’isola era interamente ricoperta da foreste pluviali caratterizzate da una flora e una fauna unica al mondo, oggi purtroppo solo una piccola percentuale del manto forestale è ancora intatto.

Aree sempre più grandi di foresta infatti vengono riconvertite in coltivazioni di palma da olio che devastano il terreno in maniera irreparabile.

Come ambientalista e fondatore dell’associazione Keep the Planet, ho deciso di effettuare nel mese di Aprile 2017 un viaggio in Borneo indonesiano per vedere con i miei occhi la situazione sul campo.

Quello che ho visto purtroppo ha confermato i miei dubbi.

Quello che un tempo era l’habitat naturale di oranghi, orsi della luna, leopardi maculati e tarsi, oggi è stato trasformato in un coltivazioni che non solo distruggono le foreste, ma che soprattutto impoveriscono il terreno rendendolo inadatto a qualsiasi altro utilizzo.

La palma da olio infatti non è una pianta nativa del Borneo, ma importata dall’Africa equatoriale che succhia acqua e nutrienti dal terreno lasciando dietro di se un deserto ecologico.

Gli abitanti del luogo hanno ormai compreso sulla loro pelle i rischi legati alla coltivazione di palma da olio, purtroppo però il loro nemico è ricco e potente.

Le multinazionali dell’olio di palma infatti esercitano un’influenza sulla politica locale e quindi sulle decisioni finali.

Come cittadini europei possiamo contribuire a fermare la distruzione delle ultime foreste rimaste in due modi: il primo è la scelta quotidiana dei prodotti che non devono contenere olio di palma, il secondo è organizzare un viaggio in Borneo visitando i parchi nazionali e sostenendo le organizzazioni locali che lottano contro la deforestazione.

Ma perché si parla tanto della deforestazione del Borneo per colpa dell’olio di palma?

Il motivo è semplice, questa area del mondo oltre a giocare un ruolo fondamentale nella lotta contro i cambiamenti climatici, è anche una delle aree con la più alta biodiversità al mondo.

Proteggere questo habitat naturale è di vitale importanza per noi tutti perché perderlo significherebbe perdere un pezzo di mondo dall’immensa ricchezza.

Abbiamo il dovere di preservare il Borneo non solo per noi stessi, ma anche e soprattutto per le popolazioni future che hanno il diritto di usufruire della magnifica bellezza che il Borneo rappresenta.

Borneo indonesiano: informazioni generali

Cosa vedere in borneo indonesianoIl Borneo è la terza isola al mondo per superficie ed è situata nel sud est asiatico ed è attraversata dall’equatore.

La parte nord è occupata dalle due regioni, Sabah ad oriente e Sarawak in occidente, giuridicamente appartenenti alla Malesia.

Ho ampiamente riportato tutte le informazioni da sapere per organizzare un viaggio in Borneo malese in questo esauriente articolo che ti consiglio di leggere:

Leggi: come organizzare un viaggio in Borneo malese.

Le due regioni malesi sono divise dal piccolo Sultanato del Brunei.

Nonostante le sue piccole dimensioni, il sultanato racchiude ancora uno degli angoli di foresta meglio conservato come la Labi Forest Reserve, un’area chiusa al pubblico se non per una piccola porzione e aperta ai soli studi scientifici.

La porzione di Borneo occupata dal’Indonesia è chiamata Kalimatan e occupa i 3/4 dell’intera superficie

Il Borneo indonesiano è diviso in 5 provincie:

  • Kalimatan occidentale;
  • Kalimatan centrale;
  • Kalimatan meridionale;
  • Kalimatan settentrionale;
  • Kalimatan orientale.

L’indonesiano è la lingua ufficiale, nelle aree più turistiche l’inglese turistico è abbastanza diffuso, tuttavia nelle aree meno battute si deve far ricorso alla tipica gestualità italiana per comunicare, oppure ancor meglio portare con se un frasario con le basi della lingua locale.

Ora, con una serie di domande e risposte, vediamo le informazioni di base necessarie per organizzare un magnifico viaggio nel Borneo indonesiano.

Nonostante i pericoli che incombono, è infatti ancora possibile osservare aree remote e selvagge con una delle faune più affascinanti al mondo.

Grazie alla nostra presenza come turisti infatti aiutiamo i locali che lavorano nella conservazione apportando quelle entrate economiche così necessarie per la salvaguardia della flora e della fauna.

Come arrivare in Borneo indonesiano?

quando andare in borneo indonesianoIn Borneo incontriamo città di medie dimensioni che rappresentano delle tappe di arrivo, sosta e organizzazione lungo i vari itinerari che via via ci porteranno nelle aree più remote e interessanti da visitare.

Esistono diversi modi per arrivare, alcune via area e altre via mare.

Ovviamente l’aereo è la via più comoda e veloce per atterrare in Kalimatan. Le città principali connesse con Giacarta sono Pontianak, Balikpapan e Palangaraya.

Dalla capitale Giacarta parte un traghetto che dopo un lungo viaggio di 36 ore arriva nella costa sud del Borneo, un viaggio consigliato per i più avventurosi.

Le città del Borneo indonesiano non sono collegate direttamente con le città del Borneo malese, e i pochi voli che ci sono sono costosi. In questi casi è meglio passare via terra nei confini terrestri.

Il più frequentato è quello che collega la città malese di Kuching con Pontianak: un viaggio di 7 ore in autobus moderni e comodi.

Quanto costa un viaggio in Kalimatan?

Viaggiare in Kalimatan in maniera indipendente non è costoso, tuttavia il costo varia dal tipo di viaggio che si vuole compiere.

Tra le cose più costose c’è sicuramente l’organizzazione di una visita nei parchi nazionali perché, oltre alla guida, serve organizzare i trasporti in aree remote.

I prezzi partono dai 50 euro a persona per un viaggio indipendente, mentre se si viaggia con agenzie turistiche queste cifre raddoppiano facilmente. Considera che il Kalimatan è ancora una zona piuttosto remota e non pronta per il turismo di massa. Per fortuna aggiungo io.

Gli alloggi partono dai 5 dollari per notte per una stanza d’albergo basica, fino ad arrivare a centinaia di dollari per hotel a 5 stelle. I pasti partono da un dollaro, fino ad un massimo di 15-20.

Escluso volo e assicurazione, in un mese di Borneo difficilmente spenderai più di 2000 euro, spesso non si superano le 300 euro settimanali. Spendi di più rimanendo in Italia.

Cosa portare in valigia?

Vestiti leggeri e comodi, scarpe da trekking, lascia a casa l’abito da sera, non ti servirà.  Una maglia pesante solo per sopportare l’aria condizionata degli hotel, fuori grazie al clima caldo non ti servirà.

Non dimenticare un kit di pronto soccorso con le medicine di base, io le ho sempre portate, ma fortunatamente mai utilizzate.

Qui troverai creme solari, spray anti zanzare e vitamine, non preoccuparti. Molto utile una torcia per le escursioni e ovviamente una macchina fotografica.

Che visto serve per l’Indonesia?

Per visitare l’Indonesia devi possedere un passaporto valido per l’espatrio con almeno sei mesi di validità dalla data di scadenza.

Se il soggiorno per fini turistici è inferiore ai 30 giorni, non hai bisogno di nessun visto.

Se pensi di rimanere per più di un mese, all’arrivo ti verrà rilasciato un visto valido per 30 giorni che può essere allungato per ulteriori 30 giorni.

Come ritirare denaro?

Puoi ritirare la moneta locale, la rupia indonesiana, direttamente dai numerosi bancomat presenti in tutte le città, oppure cambiare negli uffici di cambio, anche se lo sconsiglio per le commissioni più elevate.

Il sistema bancario indonesiano è affidabile e gli ATM pressoché ovunque, piccoli paesi compresi.

Avverti la tua banca del tuo viaggio in Indonesia così da avere la carta abilitata ai prelievi internazionali.

Molto importante è avere alcune centinaia di dollari americani con sé per il pagamento del visto quando necessario e per eventuali emergenze.

Come spostarsi all’interno del Borneo?

Gli autobus sono il mezzo principale non essendoci treni che collegano le città, in alcune tratte è possibile viaggiare via fiume con le barche, un’esperienza molto bella che ti consiglio di fare almeno una volta.

Ci sono alcune aree invece che possono essere raggiunte solo con un volo interno.

Vaccinazioni e situazione sanitaria?

dove vedere gli oranghiIo non sono un medico e non ho la pretesa di diventarlo, vai dal medico di famiglia e decidi insieme a lui quali vaccinazioni consideri necessarie.

Alcuni consigli però sono validi per tutti, sia chi decide di vaccinarsi e chi no.

Non ti nascondo che ho effettuato diversi viaggi sia in Africa sia in Asia senza vaccini e non mi sono mai ammalato perché ho seguito alla lettera le precauzioni qui di seguito.

La precauzione infatti è la migliore arma perché anche se ti vaccini per una malattia specifica, il rischio di contrarla rimane per via della variabilità dei ceppi batterici e dei virus.

Quando viaggi nei paesi tropicali devi evitare di mangiare cibi crudi, bere acqua non sigillata, non bere mai ghiaccio. 

Mangiando cibo ben cotto sempre e comunque non ho mai avuto problemi.

Altra precauzione molto importante è proteggersi dalle punture di zanzare. 

Abiti lunghi e freschi con colori chiari che non lasciano scoperte nessuna parte del corpo, l’uso di molti repellenti e dormire sotto una rete anti zanzara. Ho passato diverse settimane in viaggio senza essere mai stato punto.

Qual è il periodo migliore per un viaggio in Borneo indonesiano?

Data la vastità del territorio, non ci sono periodi migliori o peggiori, considera inoltre che il clima presenta temperature stabili tutto l’anno e il periodo delle piogge è comunque sopportabile perché i temporali sono generalmente intensi e brevi.

Le piogge sono determinate dai monsoni, ma il clima equatoriale non ha una vera e propria stagione secca come ai tropici, quindi ogni periodo è valido per visitare il Kalimatan.

Il Borneo indonesiano è pericoloso per famiglie e viaggiatori solitari?

Le zone rurali dell’Indonesia non sono pericolose, certo che la mancanza di strutture ospedaliere avanzate possono comunque disincentivare le famiglie con bambini piccoli.

L’Indonesia è paese tutto sommato tranquillo, Giacarta come tutte le grandi città del mondo possono essere soggette al terrorismo internazionale, ma forse Londra, Roma e Parigi non lo sono?

Quindi, viaggia tranquillo, anche da solo non avrai problemi. In sintesi, l’Indonesia è una meta adatta a tutti, famiglie comprese, con la sola avvertenza di organizzare una bozza di itinerario per non incorrere in spiacevoli contrattempi.

Perché visitare il Borneo indonesiano

animali in borneoSe ami le città e i centri storici, allora non venire in Borneo perché non troverai molto.

Se invece cerchi natura, foreste, animali selvatici, esperienze di vita uniche, allora prepara la valigia e vieni.

La prima ragione per visitare il Kalimatan è ovviamente il contatto con i nostri cugini della foresta, sua maestà l’Orango Tango.

La specie è minacciata dal famoso olio di palma, devi sapere che per far spazio alle coltivazioni si distruggono milioni di ettari di foresta vergine.

Attento a non farti ingannare dalle falsità che girano per colpa delle aziende, l’olio di palma sostenibile non esiste e non esisterà mai, la pianta non è nativa e al termine del ciclo produttivo, il terreno ormai desertificato non sarà più utilizzabile.

La nostra presenza come turisti contribuisce alla protezione dell’ambiente perché fa capire alla popolazione locale che un orango vivo vale di più di un orango morto.

Ovviamente non ci sono solo loro, la fauna indonesiana è molto ricca, minacciata dall’uomo, ma ricca.

Orsi luna, Hornbill, Leopardi maculati, scimmie nasiche, con un po’ di fortuna e con la giusta guida potrai avvistare questo e molto altro.

Un’altra ragione per visitare il Borneo indonesiano è il contatto umano che non esiste più in occidente. Qui sarai una star, le persone si interesseranno a te, verrai salutato, sguardi sorridenti, inviti, tutto questo senza chiederti nulla in cambio.

Cosa vedere in Borneo indonesiano

Orangotango borneo indonesianoA differenza di altre zone, il Borneo indonesiano non è la prima meta per chi cerca spiagge e mare, ma piuttosto qui dobbiamo concentrarci sui trekking nelle foreste e avvistamento animali, le vere attrazioni della zona.

Chi ha poco tempo e vuole vedere la zona più interessante, allora deve concentrare le sue attenzioni alla scoperta del Tanjung Puting National Park.

Il Tanjung Puting è un parco nazionale situato nella parte sudorientale del Kalimantan centrale.

La città più vicina è Pangkalan Bun che ha un aeroporto collegato con le principali città indonesiane, da qui è possibile proseguire verso Kumai, un piccolo porto affacciato sul fiume dal quale è possibile prendere una barca che ci porterà nel cuore del parco nazionale.

Fondato nel 1930 dal governo coloniale olandese, è stato designato come riserva della Biosfera di UNESCO nel 1977 e un parco nazionale nel 1982.

Il parco è ampio ben 416.040 ettari di foresta e presenta diversi habitat come quello a dipterocarpo, foresta di torba, foresta di brughiera, mangrovia e foresta costiera costiera e foresta secondaria.

Pur essendo un parco nazionale protetto, circa il 65% della foresta primaria del parco è degradato e circondato da numerose coltivazioni di palme da olio.

Il parco purtroppo ha subito un importante incendio nel 1997 e nel 1998 che ha devastato ampie zone che ora sono soggette a programmi di riforestazione.

All’interno sono presenti  quattro centri di ricerca creati per lo studio e la riabilitazione degli orango.

Il più famoso è il Camp Leakey, fondato nel 1971, dove il dottor Birute Galdikas iniziò la sua carriera scientifica studiando l’ecologia degli oranghi appunto.

Oltre agli oranghi e alle scimmie proboscide, il parco ospita  gibboni, macachi, leopardi, orsi, cinghiali, porcospini e cervi sambar.

Nel parco sono presenti anche coccodrilli, lucertole,  pitoni e una grande varietà di uccelli come gli Hornbills e i Kingfishers.

Le minacce alle foreste indonesiane

La globalizzazione e il capitalismo della crescita infinita distruggerà il pianeta, lo sta già facendo praticamente ovunque.

La miopia dell’economia globalizzata non presta attenzione ai delicati equilibri ecologici, non importa se quello che facciamo oggi ci danneggerà domani.

Ed è questa mentalità la vera minaccia delle foreste indonesiane e con loro il pianeta intera.

Qui vengono convertiti milioni di ettari di foreste, vengono liberati miliardi di tonnellate di anidride carbonica ogni anno, ma non importa, il profitto dei pochi è ben protetto dalla realtà oggettiva dei fatti e delle evidenze scientifiche.

L’olio di palma è utilizzato dalle aziende di tutto il mondo, non importa a che prezzo, ed è questa la vera minaccia, la miopia delle aziende e dell’opinione pubblica che è più interessata ad una finale di Champions League che alla sopravvivenza del pianeta terra.

Certo, una cosa non esclude l’altra, ma mi piacerebbe vedere lo stesso entusiasmo con cui si tifa una squadra nel difendere il pianeta terra.

Borneo indonesiano: considerazioni finali

La vera risorsa per il Borneo indonesiano siamo io e te che amiamo la natura e vogliamo proteggerla.

Siamo dei piccoli fiammiferi accessi in mezzo al buoi più totale, ma milioni di fiammiferi illuminerebbero la stanza intera.

Accendi la tua piccola luce, organizza il viaggio, visita i parchi nazionali, contribuisci alla salvaguardia del pianeta, in certi luoghi la tua presenza è più che sufficiente per proteggere foreste e parchi nazionali.

Senza l’ecoturismo, le foreste sono spacciate, non c’è occidentale capace di proteggere nulla se non supportato dai locali, e i locali devono vedere degli effetti positivi sulla loro vita.

Il movimento ecologista indonesiano sta crescendo, le persone hanno capito che senza foresta non avranno futuro, aiutiamoli nella loro lotta.

Se condividi l’approccio di Keep the Planet nei confronti dei problemi ambientali, diventa un amico dell’associazione iscrivendoti al gruppo Facebook.

Grazie, Alessandro Nicoletti di Keep the Planet

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