Aree marine protette: cosa sono, a cosa servono e come sono strutturate

Ciao a tutti ragazzi, io sono Alessandro Nicoletti, biologo marino e fondatore dell’associazione ecologista Keep the Planet e oggi parleremo del futuro del mare che passa attraverso le aree marine protette.

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Futuro che deve necessariamente passare per la conservazione e la tutela delle aree più importanti dal punto di vista biologico.

Sin dall’origine dell’umanità, il mare fornisce beni e servizi essenziali alla nostra sopravvivenza.

Questa capacità rigenerativa e costante nel tempo è purtroppo minacciata e come sempre accade, la colpa è di noi umani.

Decenni di pesca eccessiva hanno infatti decimato gli stock ittici, l’immissione di plastica in mare è ormai fuori controllo, gli sversamenti di sostanze chimiche derivanti dalle attività agricole ed industriali minacciano la salute degli ecosistemi, ed infine i cambiamenti climatici che ovviamente interessano ed influenzano anche l’ambiente marino.

E’ chiaro che senza un mare in salute, l’umanità ha ben poca strada da fare.

Se vogliamo agire e fare tutto quello che è in nostro potere per garantire la salute degli oceani, dobbiamo necessariamente dar vita ad un vasto network di zone sotto tutela capaci di proteggere gli ecosistemi naturali.

Cosa sono le aree marine protette

aree marine protetteLe aree marine protette sono delle aree sotto protezione ed includono non solo la colonna d’acqua, ma anche i fondali e i tratti di costa adiacenti.

Queste zone presentano un rilevante interesse naturale e biologico con particolare riguardo alla flora e alla fauna che hanno valore scientifico, ecologico, culturale, educativo ed economico.

L’obiettivo comune delle AMP è proteggere gli habitat marini e la varietà di vita che supportano.

Vita marina che purtroppo è compromessa dai grandi cambiamenti della nostra epoca denominata non a caso Antropocene.

Oggi purtroppo sono molteplici le minacce che devono affrontare i nostri mari come ad esempio

l’acidificazione oceanica che altera gli equilibri degli ecosistemi, la diminuzione di ossigeno disciolto in acqua, l’inquinamento ed infine la pesca eccessiva che non permette il ricambio generazionale delle specie ittiche..

Queste minacce hanno causato un declino della popolazione di molti pesci, mammiferi marini e altre creature del mare.

Non solo tartarughe marine, delfini e balene, cioè le specie bandiera famose, ma tutto l’ecosistema marino ne beneficia.

Per contrastare questi grandi cambiamenti, la comunità scientifica è concorde che le aree marine protette sono la giusta risposta.

Dove vengono costituite le aree marine protette non solo viene protetta la flora e la fauna del luogo, ma anche il valore economico delle attività umane ad essa collegate.

Da una parte abbiamo un futuro insostenibile fatto dallo sfruttamento incontrollato delle risorse, dall’altra, la sola via percorribile per la nostra sopravvivenza.

Storia delle aree marine protette

La storia delle aree marine protette inizia negli Usa, dove nel 1903 il presidente Theodore Roosevelt instaurò la prima area marina protetta al mondo in Florida, nelle acque circostanti la Pelican Island, mentre da noi in Italia abbiamo dovuto aspettare il 1986 con l’istituzione del Parco Marino di Miramare nel Golfo di Trieste.

Da questi primi esperimenti, la crescita delle aree marine protette è stata lenta, ma costante, mentre l’aggravarsi della salute degli ecosistemi marini e la sempre maggiore consapevolezza dell’importanza delle pratiche di conservazione, hanno finalmente portato ad un’accelerazione nell’espansione.

Ad oggi, nel 2020, circa il 10% dei mari internazionali sono sotto tutela, con l’obiettivo di raggiungere oltre il 30% nei prossimi anni.

Queste riserve proteggono una grande varietà di ecosistemi, dalle foreste di mangrovie, alla barriera corallina, non ci sono limiti alla tutela ambientale.

Inizialmente la protezione delle coste e dei mari fu pensata per arginare il sovrasfruttamento delle risorse ittiche da parte dell‘industria della pesca, mentre oggi dopo decenni di evidenze scientifiche, si è dimostrato che i benefici sono addirittura maggiori e non si ferma alla protezione degli stock ittici.

Benefici delle aree marine protette

I vantaggi delle aree marine protette sono molteplici, non solo infatti proteggono direttamente gli habitat dai danni della pesca distruttiva, ma garantiscono protezione per le specie che saranno così in grado di riprodursi e crescere aumentando le catture nei siti di pesca adiacenti ai confini del parco.

Questi luoghi ad alta biodiversità animale e vegetale aumentano inoltre la resilienza degli ecosistemi così da essere in grado di sopportare e reagire meglio ai disturbi ambientali dovuti all’inquinamento e ai cambiamenti climatici.

Quando si decide di instaurare un’area marina protetta si deve ovviamente mediare con le varie componenti coinvolte come le attività turistiche, gli operatori della pesca, le istituzioni e i normali cittadini.

In passato la mancanza di informazioni aveva limitato l’espandersi delle zone sotto tutela, mentre oggi i notevoli vantaggi riscontrati da tutti gli attori coinvolti sono socialmente accettati.

Se inizialmente i pescatori vedano di cattivo occhio queste limitazioni alle loro attività, oggi questa percezione è cambiata perché le aree marine protette aumentano la pescosità delle aree circostanti il parco con notevoli benefici per l’economia.

Le aree marine protette sono un’incredibile occasione di modificare il nostro modello di sviluppo verso una piena sostenibilità dove la visione è di lungo termine, dove le capacità rigenerative della natura vengono lasciate lavorare per il futuro del pianeta.

Come sono strutturate le riserve marine

Generalmente, le aree marine protette sono composte da 3 diversi livelli di tutela.

Gli habitat a maggiore importanza ecologica rientrano nella cosiddetta zona A dove tutte le attività umane, ad eccezione della ricerca scientifica, sono vietate.

Qui non si può fare nulla, niente pesca professionale o sportiva, nessun transito di imbarcazioni, le immersioni sono vietate così come lo snorkeling.

Sono delle vere e proprie zone off limits dove la natura la fa da padrona.

È il cuore della riserva, dove la protezione è massima, per garantire la tutela delle specie animali e vegetali, e assicurare la loro riproduzione.

La zona A è delimitata da boe luminose a mare e da pali luminosi a terra.

La zona B, si trova generalmente a confine della zona A, un’area cuscinetto, dove la regolamentazione dell’ente gestore è meno vincolante, si possono fare immersioni, è consentita la balneazione, le visite guidate e il transito, l’ormeggio e l’ancoraggio su apposite boe, di imbarcazioni a remi o a vela, a velocità ridotta, dove generalmente sono segnalati dei corridoi per il transito stesso.

È consentita la sola pesca artigianale e non invasiva per la tutela e il mantenimento delle specie ittiche.

La zona C, serve a garantire un graduale modo di approccio alle zone più tutelate, è consentito il transito di imbarcazioni a motore a velocità ridotta e possibilmente con un impatto ambientale minimo.

Qui è consentita la pesca sportiva, vincolata da alcune regole, dettate dall’ente gestore.

Il futuro delle aree marine protette

E’ chiaro che l’implementazione delle aree marine protette giocano un ruolo fondamentale per la conservazione delle specie ittiche e dei loro habitat.

Proteggendo i luoghi di riproduzione dalle attività di pesca, impedendo la costruzione di nuovi edifici vicino la costa e limitando gli ingressi in certe aree diamo la possibilità alla natura di compiere il suo normale sviluppo.

La buona notizia è che gli ecosistemi marini hanno una veloce capacità di recupero e dopo soli 5 anni dalla nascita della riserva, le condizioni ambientali ritornano vicine alla normalità.

La sfida per il futuro prossimo è ora quello di superare le vecchie logiche e di incrementare le connessioni tra le varie aree marine creando dei veri e propri corridoi ecologici che garantiscono l’interconnessione con i diversi habitat.

Attualmente molte delle riserve sono aree costiere e le acque circostanti, la sfida per il futuro è quella di proteggere anche le acque internazionali dove spesso gli interessi economici dei vari paesi impediscono la tutela.

Abbiamo bisogno di più aree marine protette e non lo dico io perché sono un biologo marino ed ambientalista, lo dicono i fatti, le evidenze scientifiche, i benefici per gli animali e per le persone che vivono grazie alle risorse del mare.

Un futuro senza pianificazione non è futuro, è suicidio.

Nonostante la crescita del numero e dimensioni delle riserve marine, esistono almeno 40 paesi senza protezione formale per i loro siti di interesse ecologico e vi sono significative lacune regionali in questa rete.

Un altro problema reale è la mancanza di attività di controllo continuo, molte aree marine protette specialmente nei paesi più poveri, sono infatti protetti solo sulla carta.

Serve un impegno internazionale per ovviare a queste lacune e far capire a tutti i governi mondiali l’importanza della salute dei mari per garantire la sostenibilità del futuro.

Gli impegni a livello globale sono stati presi, ora è il momento di continuare con il trend attuale di crescita delle aree marine protette in numero e dimensione.

Bene ragazzi, per questo video è tutto, in un prossimo video vedremo quali sono le principali aree marine protette in Italia.

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